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Casale

Definizione-Etimologia

Dal lat. medievale casāle, derivato della parola latina casa, -ae (casa di campagna), il lemma casalis, –e è un aggettivo sostantivato con il significato di “pertinente alla casa”, un termine, che nel tardo antico aveva esteso il suo significato appunto all’abitazione rustica e, con essa, alla villa e al fundus.
Oggi il termine designa un gruppo di poche case in area rurale che talvolta costituisce la frazione di un comune, ma che non possiede comunque il carattere di un vero e proprio centro abitato.

Generalità

Il termine casale è usato, nel tempo, con accezioni diverse, ora per indicare un singolo edificio o l’insieme di edifici di una tenuta, o, altrimenti, la tenuta stessa, composta da edifici, campi coltivati e terreno agricolo in genere. Il termine casalis ha una permanenza plurisecolare fin dall’età tardo antica e convive o si confonde, nelle fonti, con quello di fundus. I casalia risultano attestati, come parte del territorio rurale solo e saltuariamente a partire dal VII secolo, sia come parte di un fundus, sia come struttura agraria individuale e organizzata al suo interno. Come il fundus, anche il casale comprendeva terre, prati, edifici utilizzati per i lavori agricoli, piccole chiese e grotte. Casali sono attestati costantemente dalle finti a partire dal XII secolo. Il termine appare spesso anche in toponimi di insediamenti e centri abitati (Casale Monferrato, Casalsordino, Casalbuono e altri).

Articolazione del concetto di casale e alcune esemplificazioni

La formazione dei casali intesi come edificio isolato o gruppo di edifici rurali all’interno di una proprietà fondiaria più o meno estesa, ha avuto diverse fasi e articolazioni nel tempo e nelle diverse aree geografiche.
In Italia, in particolare nella Campagna romana, il casale compare nelle fonti altomedievali (VIII-IX secolo) come una caratteristica forma di organizzazione spaziale e produttiva del territorio rurale; solo nel X secolo è attestato, nella stessa area, un casale fortificato, fuori porta Appia. L’attività di tali casali era legata soprattutto alla coltura estensiva. L’utilizzo del termine casale si accentua nel corso del XIII-XIV secolo. Fino al XVII secolo il termine designa comunque sempre il fondo agricolo, compresi anche gli edifici rurali, residenziali o no; con la metà del secolo si modifica il significato del termine, ancora oggi in uso, volto a indicare le sole costruzioni rurali. All’insediamento elementare medievale, costituto dalla torre spesso con colombaia e dal suo recinto (redimen), si aggiungono, in alcuni casi, anche la domus e il palatium, con finalità prettamente residenziali.
Nel corso dei secoli XVII-XVIII i casali si dotarono di edifici per funzioni diverse, come il ricovero del bestiame, e, in alcuni casi, si trasformarono in ville, come nel caso romano di Torrenova, sulla via Casilina

Bibliografia

Belli Barsasli I., Branchetti M.G., Ville della Campagna Romana, Milano, 1975; Carocci S., Venditelli M., L’origine della Campagna romana. Casali, castelli e villaggi nel XII e XIII secolo, Roma, «Miscellanea della Società romana di storia patria», XLVII, 2004, in particolare pp. 33-34; Lenzi M., La terra e il potere. Gestione delle proprietà e rapporti economico-sociali a Roma tra alto e basso medioevo (secoli X-XII), Roma, «Miscellanea della Società romana di storia patria», XL, 2000; Migliaro E., Terminologia e organizzazione agraria tra tardo antico e alto medioevo: ancora su ‘fundus’ e ‘casalis/casale’, in «Athenaeum», 80, 1992, pp. 371-384; Prete M.R., Fondi M., La casa rurale nel Lazio settentrionale e nell’Agro romano. Ricerche sulle dimore rurali in Italia, Firenze, 1957; Ruggeri A., Le terre dei Cenci nell’Agro romano: dalla via Aurelia alla via Ardeatina, Roma, Fondazione Marco Besso, 2002, in particolare pp. 3-14.

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