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Cassone (storia)

Il termine cassone (dal lat. capsa, cassa o cassetta, der. di capĕre, prendere, contenere; gr. kápsa) indica un grande mobile-contenitore, basso, di forma rettangolare e con coperchio a cerniera, ricavato in origine dal tronco di un albero.

Il cassone, il cui uso è derivato forse dalla cassa da viaggio, è il mobile più diffuso nel Medioevo. Destinato a contenere il corredo, gli abiti e la biancheria, il cassone, viene, il più delle volte, commissionato in occasione delle nozze.

Gli esemplari più antichi sono detti “casse da suora”. Il legno utilizzato è, comunemente, quello di quercia o di noce. Munito di maniglie, poteva essere spostato all’interno della casa o trasportato in caso di viaggi.

Nel XIII sec. la struttura diventa più solida e le tavole vengono collegate mediante incastri a coda di rondine. All’opera dell’intagliatore si combinava quella del “forzerinaio” che ricopriva le pareti di stoffa, di pelle o di cuoio oppure quella del “cofanaio” che ingessava e pitturava le tavole.

Inizialmente i cassoni sono dipinti con scene ispirate alla vita coniugale, desunte dalla mitologia, dalla storia antica o dalla letteratura contemporanea. Sulle pareti potevano essere applicati rilievi di stagno dorato o, più spesso, ornamenti, anch’essi a rilievo, in stucco o in pastiglia. Questo tipo di decorazione, diffusosi soprattutto in Toscana, si espresse attraverso l’impiego di elementi geometrici e araldici per poi passare a tipologie più classiche. Al posto degli episodi tratti dalla storia vengono, ad un certo momento, realizzate decorazioni a intaglio che richiamano le forme architettoniche.

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