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Castellum aquae

Edificio in muratura posto al termine o lungo la linea di un acquedotto antico, in genere in un punto elevato in prossimità delle mura urbane, con funzione di ripartitore. L’acqua passava dall’acquedotto a un castellum divisorium e, da questo, a castella secondari, a forma di torretta, entro una vasca dotata di sfioratore per mantenere costante il livello idraulico. Da lì era incanalata attraverso innesti in bronzo (calices) nelle tubazioni in piombo per la distribuzione all’utenza.
Nel I secolo d.C. i castella a Roma erano 247. Nella successiva età imperiale, molte di queste terminazioni assunsero l’aspetto di architettonici ninfei con facciata arricchita da decorazione scultorea, tradizione proseguita in età moderna con le “mostre d’acqua”.

Bibliografia

Galli F. (a cura), Sesto Giulio Frontino. Gli acquedotti di Roma, Lecce, 1997; Pace P., Gli acquedotti di Roma, Roma, 1983; Pisani Sartorio G., L’approvvigionamento idrico in Roma antica, in Le Pera S., Turchetti R., I giganti dell’acqua, Roma, 2007.

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