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Catalogazione

Definizione – Etimologia

Dal greco kata-lègein, enumerazione ordinata di nomi o di cose congeneri. L’atto scientifico della catalogazione è da intendersi, dunque, come raccolta organizzata, registrazione, descrizione e classificazione del maggior numero di informazioni su ogni tipologia di bene culturale, che consente un sistematico rilevamento dei beni presenti sul territorio nazionale, sia di proprietà del demanio o di enti pubblici o ecclesiastici, che di proprietà privata.

Evoluzione storica

Già prima dell’Unità d’Italia alcuni Stati preunitari emanano provvedimenti per la catalogazione delle opere d’arte.

Nel 1773 la Repubblica Veneta dispone la compilazione di un catalogo “luogo per luogo” e affida ad Anton Maria Zanetti il compito di censire le opere mobili della città, attribuendo ai proprietari la responsabilità nel caso di vendita o esportazioni illecite delle stesse.

Nel 1820 lo Stato Pontificio emana un editto a firma del cardinale Pacca nel quale si ordina di redigere una “esattissima e distinta nota” delle opere presenti sia in edifici pubblici che privati, affidando ai funzionari pontifici il compito di controllare spostamenti e vendite delle opere.

Con l’Unità d’Italia l’amministrazione del nuovo Stato dà inizio a un complesso processo volto alla conoscenza e alla tutela. Già all’indomani del 1861 vengono avanzati diversi progetti di legge: il dibattito verte sulla possibilità che venga assegnato alla catalogazione il valore giuridico del vincolo o unicamente una funzione di conoscenza scientifica. Tale dibattito porta alla cosiddetta Legge Nasi (l. 12.06.1902, n. 185), nella quale si stabilisce che le opere “di sommo pregio” devono figurare in un catalogo, e quindi alla Legge Rosadi (l. 20.06.1909, n. 364) che, correggendo le contraddizioni della Legge Nasi, dispone che la tutela spetti solo all’istituto del vincolo.

A seguito della Grande Guerra riprende l’attività di catalogazione in modo specifico e dettagliato, vengono emanate le norme per la compilazione del catalogo (r.d. 14.06.1923, n. 1889) e successivamente quelle sulla tenuta dell’inventario patrimoniale distinto dal catalogo degli oggetti (r.d. n. 827 del 1924 e il Regolamento relativo r.d. 26.08.1927, n. 1917).

Il decennio che segue vede una cospicua pubblicazioni di cataloghi, guide ed elenchi delle opere d’arte e dei monumenti italiani. Nel 1938 Roberto Longhi, nel convegno dei soprintendenti, afferma che il catalogo è un’opera di tutela e conoscenza; sottolinea inoltre la necessità imprescindibile della documentazione fotografica a corredo. Nella Legge 1089 del 1939 il catalogo è strumento per esercitare la tutela e mezzo prioritario per individuare l’interesse artistico e storico delle opere; esso è chiaramente differenziato dall’inventario patrimoniale.

Solo nel corso degli anni Sessanta del Novecento, l’attività di catalogazione riparte anche sulla base dei lavori della Commissione Franceschini, che porterà alla creazione del Ministero per i Beni Culturali: viene istituito l’Ufficio Centrale per il Catalogo (1969) e sono diffuse normative specifiche per la catalogazione di tutte le tipologie di beni. Con la nascita del Ministero (1975) è costituito l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione con il compito della redazione e diffusione delle normative e della formazione del catalogo unico nazionale. Parallelamente, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, vi è un progressivo decentramento delle attività di catalogazione con una sempre maggiore partecipazione delle Regioni a fianco delle Soprintendenze. Il decentramento amministrativo è recepito nel Codice dei Beni Culturali (2004) nel quale si dispone che il catalogo nazionale debba essere integrato con i cataloghi locali regionali.

Bibliografia

Ferrari O., Catalogo, documentazione e tutela dei beni culturali, Scritti scelti (1966-1994), a cura di C. Gamba, Roma, 2008; Negri Arnoldi F., Il catalogo dei beni culturali e ambientali. Principi e tecniche di indagine, Roma, 1988.

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