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Catasto (diritto amministrativo)

Mappa catastale ridotta del Comune di Roma.
Mappa catastale ridotta del Comune di Roma.

Generalità

Lo scopo del catasto italiano, indicato nella legge istitutiva emanata dopo l’Unità d’Italia, (R.D.L. 3682/1886 nota come Legge Messedaglia o Legge della perequazione) è quello di: accertare le proprietà immobili e tenerne in evidenza le mutazioni; perequare l’imposta fondiaria.

Il catasto italiano è geometrico, particellare e non probatorio. Infatti, sebbene fra le sue registrazioni vi siano riferimenti sulle variazioni di possesso dei beni censiti, tuttavia queste indicazioni non hanno mai valore di pieno titolo di proprietà.

Costituiscono il catasto:

  • la mappa particellare;
  • la tavola censuaria;
  • il registro delle partite;
  • la matricola dei possessori.

Le informazioni contenute in questi documenti, di carattere tecnico, giuridico e amministrativo, devono essere costantemente aggiornate ai fini di tutte le pratiche fiscali, civili e di gestione del territorio.

Le registrazioni dei terreni sono distinte da quelle dei fabbricati, dando origine al Nuovo Catasto Terreni (NCT) (l. 3682/1886) e al Nuovo Catasto Edilizio Urbano (NCEU) (l. 249/1939) sostituito dal Catasto dei Fabbricati (CdF) con la legge 133/1994.

Il Nuovo Catasto Terreni (NTC)

Il NCT è stato realizzato attraverso le fasi (come definite dal R.D. 1572/1931) di formazione, pubblicazione, attivazione e conservazione.

La formazione del catasto comprende, in primo luogo, le operazioni preliminari. Queste consistono nella suddivisione del territorio per aree omogenee e per zone censuarie (generalmente Comuni) e nell’identificazione, nella delimitazione delle linee dei confini amministrativi e delle proprietà private delle singole particelle, determinate alla presenza dei possessori.

Le operazioni di misura sono riferite alla rete geodetica nazionale dell’IGM opportunamente infittita dal catasto con nuovi punti trigonometrici e fiduciali. I punti misurati sono inquadrati in un sistema cartografico di riferimento che nel tempo è stato diverso: si è passati dalla rappresentazione Sanson-Flamsteed, alla Cassini-Soldner e poi alla Gauss-Boaga e, di recente, anche all’UTM-Wgs84, creando non poche difficoltà nella sovrapposizione delle mappe catastali con le carte topografiche e quelle tecniche regionali. Il rilevamento particellare, eseguito con metodi tradizionali di misurazione di dettaglio (per coordinate polari o cartesiane, per allineamenti, con il metodo celerimetrico), oppure mediante fotogrammetria, consente di realizzare la mappa originale d’impianto che rappresenta il disegno geometrico delle singole proprietà immobiliari, terreni e fabbricati.

Le mappe catastali sono costruite alla scala di 1:2000; alla scala 1:1000 sono riportati i centri abitati e le relative zone di espansione; le zone urbane intensamente frazionate sono alla scala 1:500, mentre alla scala di 1:4000 sono riservate le zone montuose o con proprietà poco frazionate. Scale diverse sono talvolta presenti nelle zone dove sono utilizzate ancora le mappe provenienti da preesistenti catasti.

Le mappe sono formate per comune amministrativo o per eventuali sezioni censuarie appartenenti a un medesimo comune; queste ultime sono indicate con lettere maiuscole A, B, C… e con la denominazione della sezione.

Le operazioni estimative comprendono:

  • la qualificazione, che consiste nel distinguere i terreni per tipologie di coltivazione o secondo il prodotto spontaneo;
  • la classificazione, che consiste nel suddividere ogni qualità di coltura in diverse classi secondo il grado di produttività (seminativo di 1a, 2a, 3a… classe e anche seminativo ottimo, buono, mediocre);
  • il classamento, che consiste nell’assegnare, a ciascuna particella, la qualità e la classe che le competono;
  • la tariffazione, che consiste nel determinare la rendita imponibile per unità di superficie, per ciascuna qualità e classe, cioè la parte del prodotto totale del fondo al netto delle spese e delle perdite eventuali.

È possibile così definire, per ogni particella, le corrispondenti caratteristiche censuarie, quali la superficie, la qualità (o la destinazione), la classe, la tariffa dominicale e agraria, il reddito dominicale e agrario.

Dopo la pubblicazione per gli eventuali reclami o integrazioni che i possessori possono presentare, la mappa è attivata ed entra in conservazione, cioè avvia un processo di costante attualizzazione mediante introduzione degli aggiornamenti presentati.

Esistono diverse versioni della mappa:

  • la mappa originale d’impianto che è l’esemplare del rilevamento originale, disegnato su carta forte ed è ben conservato nella sua versione originale;
  • la matrice che è una riproduzione su carta lucida della mappa originale con gli aggiornamenti successivi, per gli usi correnti;
  • la mappa di visura che è una copia della matrice, aggiornata per le operazioni di conservazione, e viene usata per la consultazione;
  • le canapine che sono copie della matrice destinate alla vendita al pubblico.

Per problemi di tempi e di costi, l’aggiornamento ordinario della cartografia catastale, previsto per ogni quinquennio (lustrazioni), è oggi eseguito da professionisti abilitati utilizzando gli atti tecnici costituiti da:

  • tipo di frazionamento, che individua, attraverso adeguate misure, i nuovi confini di una particella o porzione di essa sulla quale si intendono trasferire i nuovi diritti reali;
  • tipo mappale, che è un documento per la denuncia, al catasto, del cambiamento della qualità dei terreni a seguito di edificazione.

Il Catasto dei Fabbricati (CdF)

Il Nuovo Catasto Edilizio Urbano (NCEU), istituito con il R.D.L. 13.04.1939, n. 652, è stato sostituito con il Catasto dei Fabbricati (CdF) (l. 133/1994), che estende le sue competenze anche agli edifici rurali.

L’elemento di base è costituito dall’Unità Immobiliare Urbana (UIU), ossia ogni intero fabbricato (ad esempio villini, scuole, alberghi, industrie ecc.) o parte di esso (ad esempio appartamenti, negozi, garage ecc.) in grado di produrre, nella sua autonomia funzionale, un reddito proprio. La sua formazione è completata da operazioni estimative quali:

  • la qualificazione secondo le diverse caratteristiche intrinseche e di destinazione d’uso;
  • la classificazione per unità di consistenza catastale (vano utile, metro cubo o quadro);
  • il classamento che individua l’unità tipo per qualità e requisiti;
  • la tariffazione che consiste nella determinazione della rendita unitaria da cui ricavare il reddito imponibile.

Il Piano di decentramento (1998) ha trasferito ai Comuni le competenze sulle funzioni di conservazione, utilizzazione e aggiornamento degli atti catastali, affidando all’Agenzia del Territorio, subentrata nel 2003 all’Amministrazione del Catasto, i compiti di indirizzo, di coordinamento e di garanzia del corretto funzionamento dei sistemi di interscambio e della qualità delle informazioni presenti nelle diverse banche dati catastali. È stata realizzata la digitalizzazione e un nuovo sistema di gestione delle mappe catastali WEGIS (Web Enable GIS) che consente di trattare gli aggiornamenti della cartografia in formato vettoriale e raster. Inoltre è stato avviato un sistema di aggiornamento automatico della cartografia (denominato PREGEO) che consente ai professionisti di operare per via telematica.

Bibliografia

Boaga G., Trattato di geodesia e topografia con elementi di fotogrammetria, 1948; Catizzone A., Fondamenti di cartografia, Roma, 2007; Catizzone A., Di Filippo S., Un tesoro ritrovato. Dal rilievo alla rappresentazione, Roma, 2009; Di Filippo S., Il nuovo sistema di gestione della cartografia catastale, in «Rivista dell’Agenzia del Territorio», n. 1, 2002; Di Filippo S., Sul passaggio delle coordinate plano-cartografiche catastali al sistema WGS84 e viceversa, in «Rivista dell’Agenzia del Territorio», n. 1, 2003; Ferrante F., Il nuovo sistema di aggiornamento del Catasto dei Terreni, in «Rivista dell’Agenzia del Territorio», n. 2, 2009; Messedaglia A., Il Catasto e la perequazione. Relazione parlamentare, 1936.

 

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