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Cenotafio

Definizione – Etimologia

Derivato dal gr. χενός (vuoto) e τάφος (sepolcro), latinizzati in cenotaphium, il termine indica un particolare tipo di monumento funebre: è infatti una tomba priva di resti mortali, poiché viene realizzata in onore di un defunto sepolto altrove o del quale non si è riusciti a ritrovare il corpo.

Cenni storici

Il suo utilizzo è già presente nelle culture antiche, ed è legato alla superstizione secondo la quale l’anima dei defunti non seppelliti, errando senza meta, può trasformarsi in un genio con connotazioni negative; è quindi necessario che trovi finalmente pace prendendo possesso del proprio cenotafio, luogo dove le offerte, i sacrifici e le altre pratiche rituali si svolgono come se fosse la tomba vera e propria.
Documentato in ambito greco fin dall’età omerica, l’uso del cenotafio si trasmette nel mondo romano, con tipologie architettoniche che, come testimoniano le numerose fonti archeologiche e letterarie, riflettono quelle degli altri monumenti sepolcrali (are, tumuli ecc.); da qui si sviluppa nei secoli seguenti, assumendo, in epoca moderna, significati simbolici più complessi.

Esempi

Tra gli esempi più noti si ricordano il cenotafio di Dante Alighieri, conservato nella chiesa di Santa Croce a Firenze e, soprattutto, il cenotafio di Isaac Newton, proposta utopistica e irrealizzata dell’architetto neoclassico francese Étienne-Louis Boullée, il quale, nel 1784, progetta una struttura a forma di sfera cava – alta 150 m e retta da una base cilindrica a gradoni ornata da cipressi – nella quale alcune aperture poste sulla superficie curva consentono la penetrazione all’interno della luce degli astri.

Bibliografia

Bendinelli G., Cenotafio, in Enciclopedia Italiana, IX, Roma, 1951, p. 732; Floriani Squarciapino M., Cenotafio, in Enciclopedia dell’Arte Antica, II, Roma, 1959, pp. 467-468.

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