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Centro storico

Definizione – Etimologia

Parte più o meno estesa e perlopiù centrale di una città le cui caratteristiche urbanistiche, architettoniche e tipologiche possono essere considerate omogenee in riferimento all’evoluzione e stratificazione storica dell’organismo urbano.

Derivazione – Processo formativo

Non vi sono criteri univoci per determinare cronologicamente e topograficamente i limiti dei centri storici, che di fatto possono variare da ambienti talvolta assai ristretti, circoscritti alle principali emergenze monumentali della città, fino a comprendere la quasi totalità del suo perimetro. Nella pratica della pianificazione urbanistica dell’ultimo mezzo secolo si può tuttavia rilevare una tendenza costante e progressiva all’ampliamento dei limiti dell’oggetto: se infatti fino agli anni Sessanta del Novecento i centri storici individuati nei PRG si estendevano generalmente al tessuto consolidato della città settecentesca – fino cioè alla rivoluzione industriale, quando al centro si cominciò a contrapporre la periferia – l’orientamento attualmente prevalente tende a includervi anche gli insediamenti otto-novecenteschi antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Tale tendenza appare in qualche modo connessa alle crescenti esigenze di tutela dei centri storici, già a partire dai primi decenni del XX secolo, quando agli interventi ottocenteschi di sventramento dei quartieri antichi – dettati soprattutto da ragioni speculative più o meno mascherate da urgenti misure igienico-sanitarie – è stata sostituita la teoria del “diradamento” urbanistico e architettonico di G. Giovannoni, attuata in alcune città italiane (si vedano, ad esempio, l’intervento sul quartiere Rinascimento a Roma, il piano per Bergamo Alta di L. Angelini e quello per il quartiere Salicotto a Siena).

Dopo il secondo conflitto mondiale, di fronte alle esigenze di ricostruzione delle maggiori città europee, la questione della convivenza tra “antico” e “nuovo” all’interno dei centri storici si pose in maniera più drammatica. La polemica fu sostenuta – soprattutto in Italia, dove sconfinò sulle pagine dei maggiori quotidiani e settimanali nazionali – da tecnici e critici di architettura che si schierarono su posizioni ideologiche antagoniste: da una parte R. Pane, B. Zevi, E. N. Rogers, favorevoli all’integrazione di architettura contemporanea e preesistenze ambientali, dall’altra A. Cederna, L. Quaroni e L. Benevolo, convinti sostenitori dell’assoluta intangibilità dei centri storici e della necessità di una loro salvaguardia integrale. Un esempio paradigmatico di tale contrapposizione è rappresentato dalle polemiche suscitate dal progetto per il Masieri Memorial di F. L. Wright sul Canal Grande a Venezia.

Nell’ultimo quarto del secolo scorso il dibattito sui centri storici si è imperniato, soprattutto, su formulazioni teoriche tese a una sempre maggiore tutela delle strutture urbanistiche in sé, al di là del valore storico-artistico dei singoli monumenti (Carta di Gubbio, 1960). Tali enunciazioni sono poi confluite in provvedimenti legislativi sempre più orientati alla sostenibilità delle scelte progettuali e alla conservazione integrata dei centri storici, in considerazione della molteplicità dei valori primari – storico-monumentali e socio-culturali – che si concentrano al loro interno e degli interessi – igienico-sanitari e di sicurezza – che devono essere soddisfatti.

La legislazione urbanistica vigente mira alla conservazione e alla valorizzazione dei centri storici, considerati come beni culturali (D.L. 42/2004), rimandando la definizione degli interventi consentiti, sia a livello urbanistico che architettonico, ai piani regolatori e ai piani attuativi redatti dai singoli Comuni.

BIBLIOGRAFIA

Ciardini F., Falini P. (a cura di), I centri storici, Milano, 1978; Giovannoni G., Vecchie città ed edilizia nuova, Torino, 1931; Ranellucci S., Il restauro urbano, teoria e prassi, Torino, 2003.

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