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Chiave pendente

Chiave di volta che, essendo appesa a una struttura portante in parte o totalmente nascosta, appare sospesa nel vuoto e dalla quale si irradiano le nervature. Impiegata in volte tardogotiche (Sacrestia del Duomo di Praga, 1350), è usata in Inghilterra e nei Paesi dell’Europa continentale ancora in tutto il XVI e nel XVII secolo.
L’artificio trova applicazione anche nelle aperture ad arco accoppiato, dove il sostegno centrale è abolito, o mediante un arco di scarico che collega i piedritti esterni, o realizzando la struttura come una specie di piattabanda a conci sagomati in forma di due archetti collegati dal concio di chiave, che, con il suo maggiore sviluppo verso il basso, appare “pendente”; il procedimento è illustrato già da Villard de Honnecourt (Taccuino, tav. 20r).
Il termine viene anche usato per definire il concio di chiave slittato verso il basso, quale si presenta in archi e piattabande addossate alla parete, cioè non strutturali, motivo decorativo di carattere manierista.

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