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S G Rotondo | Chiesa | Progettazione architettonica

Sommario: 1. Definizione-Etimologia2. Matrici di derivazione e principali fasi di sviluppo del tipo3. Classificazione del tipo: assialità spaziale4. Tendenze e realizzazioni contemporaneeBibliografia

1. Definizione-Etimologia

Nell’accezione cristiana il termine identifica significati diversi prodotti da uno stesso elemento significante, la comunità dei fedeli (sinassi, ekklesia), l’edificio dedicato al culto (tempio, naòs), la gerarchia ecclesiastica. Il termine deriva dal greco ekklesia, e richiama l’originario significato di assemblea, riunione, comunità. La genesi primitiva dell’etimo è tuttavia da riferirsi all’indeuropeo ekkalein, cioè chiamata, il cui significato sembra potersi correlare al ruolo acquisito dai primi edifici dedicati al culto, per la vitale funzione simbolica di richiamo comunitario. Nei Paesi nordeuropei, in cui il cristianesimo giunse più tardi rispetto alle aree di ampia diffusione delle lingue cristiane antiche (Italia, Spagna, Francia), il lemma muta in “casa del Signore”: Kirche in tedesco, church in inglese, per derivazione dal vocabolo greco kyrie da cui kuriake.

2. Matrici di derivazione e principali fasi di sviluppo del tipo

Le prime manifestazioni architettoniche della religione cristiana, antecedenti l’Editto di Milano del 313, compaiono soprattutto in Oriente, con il nascere del rituale liturgico celebrato nelle domus dei privati (casa di Pietro a Cafarnao del I secolo, domus ecclesiae di Doura Europos degli inizi del III secolo). La scelta di grandi ambienti domestici per accogliere i fedeli e, soprattutto, il rimando all’articolazione spaziale dei luoghi di culto dell’ebraismo sembrano qualificare l’organizzazione dei primi edifici congregazionali, specialmente delle strutture ecclesiastiche siriache. Identicamente, le presenze simboliche e funzionali della celebrazione coincidono in principio con quelle della sinagoga, fatta eccezione per l’altare-mensa ora collocato nell’abside orientato a est. Poco si conosce invece degli edifici consacrati a Roma prima del IV secolo (titulus), mentre nel Nord Africa è la basilica civile, trasformata in Chiesa sostituendo il seggio absidale dell’alto dignitario con il trono del vescovo, che anticipa il processo di riuso del tipo romano.
Numerose testimonianze della cospicua ricerca precostantiniana, ricostruite dalla storiografia ufficiale, rendono evidente l’importanza dei luoghi delle memoriae (San Pietro a Roma), talvolta trasformati in veri organismi architettonici attraverso l’annodamento (copertura) dell’antistante spazio scoperto. Ambienti a struttura absidata, trasformati in Chiese cimiteriali, o celle precedute da un luogo recintato (Santi Sisto e Cecilia, San Sostere, Santa Sinforosa a Roma), talvolta porticato (si veda la basilica discoperta di Salona-Marusinac), costituiscono casi significativi di mutazione in Chiese di spazi sacri originariamente aperti. Analogo processo di trasformazione mostrano le insulae a cortile porticato interno e le domus (si veda Santa Maria Antiqua a Roma) impiegate dalle congregazioni.
È solo in seguito alla rivoluzionaria iniziativa promossa da Costantino e Licinio con la quale si concedeva una nuova tolleranza religiosa che, dei principali filoni tipologici della basilica (forense, derivata dagli impianti termali, palatina), saranno impiegati quelli più partecipi all’esperienza costruttiva dell’edilizia abitativa. L’edificio di culto al servizio della comunità doveva per i cristiani evitare un significato sacrale per non confonderlo con i templi delle altre religioni e, nello stesso tempo, permettere la rapida esecuzione che solo l’elementarità dell’impianto e una tecnica costruttiva non complessa avrebbero consentito. Sullo stesso postulato si fonda l’utilizzo della basilica palatina, sul modello di quella di Treviri, testimoniata dai casi milanesi di San Sipliciano – Virginum – e San Nazaro – Apostolorum.
Altro caso ben documentato, sebbene dall’incerto significato, sono le Chiese doppie o catecumenium che si diffondono in molte città già dal IV secolo. L’interessante articolazione mostra stabilmente un carattere dell’insieme qualificato dal sistema geminato: Chiesa per le funzioni liturgiche ed edificio dedicato a un martire (spesso a uso cimiteriale), collegati in molti casi a un battistero (Treviri, Parenzo, Gemila, Gerasa, Milano, ecc.).
Influenzato da numerose sperimentazioni, l’iniziale processo risulta sincreticamente derivato dai continui scambi fra cristiani d’Oriente e d’Occidente nella comune ricerca di una sede per la celebrazione liturgica. È con il rapido evolversi delle tipologie più tarde e mature della cultura architettonica romana, a seguito del trasferimento a Bisanzio della capitale, che una rinnovata ricerca sullo spazio religioso produrrà una creativa sperimentazione di organismi a pianta centrale. E saranno proprio i caratteri dell’arte bizantina, che si diffondono particolarmente nelle regioni mediorientali e nell’Africa settentrionale già dominate dall’impero, a influenzare l’architettura occidentale di Venezia, Ravenna, Périgueux.
L’adozione dell’impianto polare, applicato peraltro a organismi monumentali, favorirà in età giustinianea una composita ricerca sugli impianti cupolati dal complesso equilibrio statico-costruttivo e spaziale (Santi Sergio e Bacco e Santa Sofia a Costantinopoli). La parete continua evoluta in un sistema reso discreto, a massa muraria concentrata unicamente nei nodi di resistenza, permetterà di adottare soluzioni architettoniche qualificate da involucri leggeri e, per di più, permeabili.
La tradizione degli edifici centrali a grande copertura in Occidente, seppure mutuata dagli apporti bizantini, è più continua e permane negli edifici pluriassiali e polari (Santo Stefano Rotondo a Roma), ma anche nei tipi del martyrium o del baptisterium, eredi diretti dell’esperienza costruttiva dell’edilizia domestica. La cupola trova peraltro spazio negli impianti basilicali più maturi, come nel sacello di San Giusto a Trieste o in quello di Hossios David a Salonicco, simili al San Marco a Venezia, e si diffonde anche in area armena a configurare edifici dal vario assetto monoassiale e centrale. Accanto a tali ricerche, preconizzando le future esperienze occidentali preromaniche, romaniche e gotiche, si distingue il caso di San Vitale nell’esarcato per l’originalità della soluzione architettonica polare e per la copertura alleggerita a elementi in terracotta. L’Oriente invece manterrà saldo il legame con la tradizione antica, specialmente bizantina, rappresentandone la naturale prosecuzione (architettura bizantina).
Alla decadenza della ricerca costantiniana nel V secolo seguì un periodo di intensi scambi con l’area orientale da cui derivò la diffusione dello schema a tre navate gerarchizzate con nartece, prothesis e diaconicon. Chiesa con matronei compaiono a Roma tra il VII e l’VIII secolo, mentre sul finire dell’VIII secolo e agli inizi del IX cessa l’influenza dei tipi di derivazione orientale e riappare nuovamente l’impianto basilicale, con o senza transetto, al cui impulso senz’altro contribuì l’imperatore franco Carlo Magno, alleato della Chiesa.
Con la successiva apertura dei grandi cantieri romanici (architettura romanica) si fece largo uso della struttura voltata (inizialmente nelle navate laterali) di concezione romana che, nel conferire all’insieme il massimo di plasticità possibile, sancirà il definitivo processo di litizzazione della copertura.
Il nuovo sistema adottato confluì nel XIII secolo nell’architettura gotica (architettura gotica) che, ancor più della precedente, testimonia la speciale conquista dei caratteri di leggerezza, trasparenza, equilibrio. L’adozione del sistema voltato sembra d’altra parte incentivare la graduale conquista dell’unità organica dell’insieme strutturale che raggiungerà il perfetto equilibrio mediante l’utilizzo di contrafforti, archi rampanti, volte e archi ogivali. Altro elemento di grande novità, in concomitanza all’abbandono del ciborio, fu introdotto con il potenziamento dell’asse principale a polarizzare il luogo del presbiterio, da questo momento sopraelevato per far posto alla cripta.
L’intersezione geometrico-strutturale e spaziale del sistema delle volte della navata principale con il transetto diede vita al tiburio che troverà definitiva codificazione in età rinascimentale (rinascimento). Si tratta di un progresso dell’organismo religioso che ha significato, storicamente, un momento decisivo della sua evoluzione per aver riconquistato la pianta centrale con un’ideale equivalenza di assi; espressione di un ordine geometrico che rivela d’altronde la razionalizzante religiosità umanistica condizionata quasi certamente dalla discussione sulla nuova cosmologia neoplatonica. Lo dimostra la realizzazione di organismi polari, tra i quali vanno ricordati San Biagio a Montepulciano e Santa Maria delle Carceri a Prato, creativa produzione che sarà solo in parte abbandonata dalla metà del XVI secolo a causa delle nuove disposizioni del Concilio tridentino e specialmente del De Fabbrica Ecclesiae del cardinale Carlo Borromeo, con cui la Chiesa imporrà autoritariamente il bisogno di affermare il proprio prestigio, e la basilica termale ad asse unico di origine romana diverrà l’archetipo di riferimento principale. L’edificazione del Gesù a Roma di Jacopo Barozzi da Vignola (iniziato nel 1568) e del San Fedele a Milano di Pellegrino Tibaldi (1569-1579) dichiarerà l’inizio di un nuovo filone di ricerca costituito da edifici a unica navata incrementata e cappelle laterali. Parallelamente, nei Paesi protestanti in cui l’edificio religioso acquisì un significato di sala di preghiera e di predicazione, si proporrà un assetto planimetrico polare che, di fatto, annulla la divisione gerarchica clero-fedele con l’assemblea orientata verso il centro dell’edificio.
L’esperienza della Controriforma (architettura della controriforma), di non lunga durata, porterà al rapido consumo dei caratteri dell’organismo che tenderà a ibridare la pianta centrale (tipo portante) con quella basilicale, propizio tentativo di armonica integrazione-fusione geometrica e strutturale che trova nella teatralità della ricerca barocca, applicata allo studio della pianta ellittica o della cicloide, valida prerogativa (architettura barocca). Autentici esempi sono rappresentati dalle opere di Bernini e di Borromini (ad esempio Sant’Andrea al Quirinale o San Carlino alle Quattro Fontane), o anche da quelle d’Oltralpe come la chiesa degli Invalides a Parigi di J.H. Mansart, sintesi organica di caratteri che ha visto la cultura architettonica, non solo europea, impegnarsi ininterrottamente fino all’Illuminismo per cadere, nel XIX secolo, in pleonastico accademismo, con la riproposizione del modello longitudinale a cappelle laterali.
La produzione degli ultimi due secoli, ancor prima del radicale cambiamento avviato negli anni Cinquanta del Novecento, non affermerà alcun apprezzabile contributo all’evoluzione del tipo, se non nell’interpretazione della leggibilità e della spazialità dell’edificio per l’impiego dei nuovi sistemi costruttivi: acciaio (O. Barting) e calcestruzzo armato (A. Perret, K. Moser).
In realtà, un deciso rinnovamento liturgico prende sempre più corpo negli anni Venti con le idee riformiste del movimento ispirato dal teologo Romano Guardini sulla nuova concezione dello spazio sacro e la diretta partecipazione dei fedeli alla funzione. Tale mutamento è consacrato in norma istituzionale solo a metà degli anni Sessanta con il Concilio Ecumenico Vaticano II, quando l’aula liturgica è intesa quale luogo in cui configurare una spazialità dell’ekklesia che attualizza il significato di assemblea comunitaria celebrante, assemblea “ordinata” che deve, inoltre, stabilire un rapporto di relazione gerarchica con il “presidente” e i “poli liturgici”, i quali vanno collocati in modo che il rito, cioè lo spazio, risulti polarizzato.
Gli esiti postconciliari mostrano, specialmente in alcuni Paesi del centro e nord dell’Europa, una sperimentazione spesso priva di continuità con i tipi ereditati. L’ansia di innovazione formale sembra comunque essersi attenuata nell’ultimo ventennio con la comparsa, pur non sostanziale ma riconoscibile, di impianti dall’articolazione semplificata che richiamano l’assetto tipico della basilica o del tipo a pianta (pseudo-) polare.

3. Classificazione del tipo: assialità spaziale

Se dal punto di vista del processo formativo la Chiesa deriva dall’esperienza delle strutture assembleari arcaiche, l’organizzazione spaziale trae origine dal modo di fruire lo spazio e dai gesti rituali che si svolgono al suo interno, ovvero dai percorsi che scaturiscono dal moto generato attraverso la celebrazione delle funzioni liturgiche e dal rapporto con l’esterno.
L’instaurarsi di relazioni fra sistema delle percorrenze e sistema dell’involucro strutturale determina un legame proprio tra i percorsi, che diventano assi quando intenzionalmente giungono a geometrizzare lo spazio, e le linee dividenti che indicano la posizione del costruito.
La nozione di assialità, che esprime in concreto il significato rituale, spaziale e tecnico della costruzione, permette di individuare tre principali tipi di organizzazione distributiva, tra loro in progresso di organicità, che esprimono la coincidenza tra ordine strutturale e spaziale:
– impianti monoassiali, a unico asse principale, al cui filone tipologico si fanno appartenere gli impianti spaziali monodirezionali che presentano un solo asse o anche un insieme di assi paralleli e continui, dei quali uno talmente prevalente da qualificare come unitario anche lo spazio sotteso; casi esemplari sono le Chiese paleocristiane e protoromaniche franco-tedesche ma anche quelle di recente costruzione;
– impianti pluriassiali, a due o più assi principali, paralleli o ortogonali, impianti cioè a più assi principali gerarchizzati (organizzati secondo un preciso ordine basato sulla diversità di importanza e ruoli del sistema di assi), riconoscibili nelle esperienze romaniche e gotiche; questo carattere è ripreso nell’articolazione delle Chiese rinascimentali, con la nascita dell’asse verticale che genera la cupola, ma è in pratica assente nelle sperimentazioni attuali;
– impianti polari, a due o più assi non gerarchizzati che si intersecano in un polo; ambito di sperimentazione dell’architettura romana e tardo-romana, a elevata organicità, contrassegnerà le sperimentazioni rinascimentali, barocche e sette-ottocentesche nella strutturazione di spazi ad assialità imperniata sull’asse verticale; come per gli impianti monoassiali esiste anche per i polari il tentativo di un cospicuo aggiornamento contemporaneo.

4. Tendenze e realizzazioni contemporanee

In un contesto storico che sembra esprimere, specialmente in Europa, un fenomeno di particolare distacco nei riguardi della pratica religiosa, con conseguente riduzione del ruolo della religione nella vita collettiva, l’edificio Chiesa sembra rinunciare, diversamente dal passato, al ruolo di tempio (immagine del cosmo in contrapposizione al caos), confermando l’attuale condizione di allontanamento tra Chiesa e società moderna, presupposto determinante della perdita di valore simbolico-figurativo e culturale della Chiesa.
A fronte di tale congiuntura l’attuale cultura architettonica esprime, senz’altro criticamente, significative quanto diversificate posizioni culturali: a una tensione verso la ricerca di forme messe in relazione alla cosmologia metafisica, che mira indirettamente a una visione esoterica del sacro, si alterna un’aspirazione alla visione allegorica delle forme con cui si esprimono i contenuti biblici (si pensi alla “tenda” evocata dalla chiesa dell’autostrada di G. Michelucci). A una cospicua ricerca tipologica mirata al, più o meno coerente, recupero degli impianti tradizionali, con importanti richiami, non privi di aggiornamento, al razionalismo di matrice europea (Nostra Signora degli Angeli di R. Moneo a Los Angeles; San Giovanni Battista di F. Purini e L. Thermes a Lecce; chiesa della Luce di T. Ando a Ibaraki, Osaka; San Giovanni Apostolo di P. Zermani a Ponte d’Oddi, Perugia; chiesa di K. Järvinen e M. Nieminen a Laajasalo, Helsinki; Santa Maria di Á. Siza a Marco de Canaveses in Portogallo; Gesù Redentore di M. Galantino a Modena; chiesa del Zhongguancun Centre di M. von Gerkan e S. Scütz a Pechino), replica, talora, una generale innovazione postmodernista che predilige, ad esempio, l’adozione di nuove forme spesso associate a sistemi tecnologico-costruttivi avanzati (Christ the light di Skidmore Owings & Merrill Architects a Oakland; Chiesa di San Paolo di M. Fuksas a Foligno, Chiesa di Gesù Maestro di V. Melluso a Potenza; Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo di R. Piano).
Dagli anni Novanta, a seguito di una consapevole riflessione critica avviata dagli esperti liturgisti, la CEI ha avviato un progetto culturale che mira a elevare la qualità delle nuove Chiese attraverso concorsi a inviti banditi da alcune diocesi italiane. Emblematica, tra tutte, la vicenda del complesso parrocchiale di Tor Tre Teste a Roma realizzato da R. Meier, per l’iniziativa intrapresa dal vicariato romano, a conclusione del concorso senza vincitori, che ha reso possibile il confronto tra sei architetti di fama internazionale.
Un fenomeno molto recente, cui si fa breve cenno, riguarda l’importante mutazione di ruolo, specialmente sotto il profilo sociologico, delle cosiddette “Chiese nonluoghi” che, sempre più regolarmente, svolgono il loro ufficio per la gente di passaggio, essendo collocate in quelle zone delle metropoli odierne influenzate dalla vicinanza a grandi magazzini, stazioni ferroviarie, quartieri d’affari ecc. Si tratta di edifici cultuali del passato, o anche recenti, in cui compaiono, in assenza di una comunità parrocchiale di riferimento, spazi di accoglienza per il singolo individuo, sale per incontri, conferenze, concerti, che, con apparente contraddizione, in alcuni casi chiudono le porte proprio il fine settimana (a Parigi, Saint-Louis d’Antin, Saint-Bernard, Notre-Dame de Pentecôte, di F. Hammoutène, nel quartiere della Défense).

Bibliografia

AA.VV., Chiesa e città, Magnano, 2010; Debuyst F., Chiese: arte, architettura, liturgia dal 1920 al 2000, Cinisello Balsamo, 2003; Guardini R., Lo spirito della Liturgia. I santi segni, Brescia, 1996; Krautheimer R., Architettura paleocristiana e bizantina, Torino, 1986; Strappa G. (a cura di), Edilizia per il culto. Chiese-Moschee-Sinagoghe-Strutture cimiteriali, Torino, 2005; Valenziano C., Architetti di chiese, Palermo, 1995.

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