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Churriguerismo

Termine invalso fin dal tardo XVIII secolo per designare, nell’ambito del tardo barocco spagnolo, l’esuberante decorativismo di una corrente artistica i cui maggiori esponenti furono i tre fratelli José Benito (1665-1725), Joaquín (1674-1724) e Alberto Churriguera (1676-1750), scultori e architetti attivi prevalentemente a Madrid e a Salamanca.
Alla formazione dello stile, di origine artigiana, contribuirono la maniera precorritrice dell’architetto pittore e scultore Alonso Cano (1601-1667), i modi altamente ornamentali della scultura lignea catalana e la fastosa esperienza dell’architettura effimera, suggestioni del barocco romano, nonché tratti tipici della tradizione tardogotica e plateresca castigliana.
Le manifestazioni, riconoscibili per la struttura relegata a mero supporto dell’apparato decorativo e per il tipo di ornato avvolgente e movimentato, comprendono vari livelli d’intensità arrivando a coinvolgere in un crescendo di movimento plastico anche le partiture architettoniche: colonne tortili ed estípites (pilastri a rastremazione rovescia derivati dall’architettura manierista), si accompagnano a stucchi e decorazioni scultoree estremamente elaborate.
Gli esempi più noti vanno dal retablo di San Esteban a Salamanca (1693-1700) di José Churriguera, alle più convulse e animate realizzazioni di Pedro de Ribera (1683-1742) e dell’architetto castigliano Narciso Tomé, autore della facciata dell’Università di Valladolid (1715) e soprattutto del “Trasparente” della cattedrale di Toledo (1720-1732, elaboratissimo pannello fra la navata e il coro realizzato in marmo e alabastro).
Lo stile fu introdotto anche nelle colonie spagnole d’America, dove agì da stimolo sulle vivaci tendenze decorative locali.
La reazione agli eccessi e alle stravaganze del barocco “churrigueresco”, considerato l’ultimo grado di decadenza, si deve agli architetti di gusto neoclassico, membri della Reale Accademia delle Belle Arti di S. Fernando fondata in Madrid nel 1752.

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