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Cippo

Definizione – Etimologia

Dal lat. cippus, piccola colonna. Elemento verticale di materiale vario (generalmente pietra e terracotta) e di diversa forma (sbozzata, parallelepipeda, tronco-conica, cilindrica), usato per segnalare i confini di proprietà pubblica o privata (cippo terminale) e le distanze stradali (cippo chilometrico), o come monumento funerario (cippo funerario) e con funzione commemorativa in luoghi pubblici o sacri (cippo onorario).

Derivazione – Processo formativo

Il cippo terminale, caratteristico del mondo classico, spesso in pietra e in forma di colonna senza base né capitello, segnava i confini di una proprietà, privata o pubblica, o quelli tra regioni e stati. Il cippo era generalmente utilizzato nelle fondazioni urbane e nelle divisioni agrarie (retaggio della limitatio etrusca) dai mensores a partire dal II secolo a.C. Ogni lotto veniva segnato con cippi recanti la decussis, ossia la croce della groma, e l’indicazione della centuria numerata in rapporto all’incrocio del cardo e del decumanus maximus.

Chiamato anche pietra miliare, poiché posto ad un miglio di distanza (1478,50 m) da quello successivo, il cippo può essere considerato come il primo esempio antico di segnalazione stradale. Esso riportava la distanza dalla cerchia delle mura serviane o dalle mura delle principali città dell’impero, insieme al nome del magistrato (più tardi anche dell’imperatore) che aveva costruito o rinnovato la via. In epoca imperiale il punto di riferimento fu assunto dal milliarium Aureum posto dall’imperatore Augusto nel Foro romano (quando nel 20 a.C. divenne curator viarum), tra i Rostri e il tempio di Saturno, il quale costituiva il simbolo dell’unità organica della rete stradale che l’imperatore aveva riorganizzato.

I cippi più antichi erano pietre appena sbozzate, come quello di P. Popilius, posto sulla via Popilia, fatta costruire dal console nel 123 a.C., che collegava Rimini con Padova. Altri avevano la forma di un parallelepipedo (il cippo miliario di Corleone, sulla via Agrigento-Palermo), ma la maggior parte assumeva una forma cilindrica. Le dimensioni potevano variare, anche se di norma si assestavano su 1,5-2 metri di altezza e 60-90 cm di diametro.

Sulla via Flaminia è stato ritrovato il più piccolo cippo, della misura di 120 cm di altezza e 40 di diametro, mentre uno dei più grandi, sulla via Emilia, si avvicinava ai 3 m di altezza e 140 cm di diametro. I cippi di età imperiale erano più eleganti di quelli di età repubblicana e spesso presentavano su una delle facce un cartiglio con legenda e il nome dell’imperatore che aveva fatto realizzare l’opera. Durante l’età repubblicana le informazioni poste sulle facce dei cippi miliari erano brevi, ma a partire dal primo impero si ampliarono e al titolo imperiale spesso vennero aggiunte indicazioni sui finanziamenti dell’opera, sulla condotta dei lavori, sui manutentori o restauratori. Nel tardo impero numerosi cippi miliari furono riutilizzati come materiale di spoglio. I cippi miliari hanno un’importanza non solo topografica, finalizzata alla ricostruzione dei percorsi stradali antichi, ma anche per la storia delle località che le stesse strade attraversavano.

Il cippo monumentale o funerario serviva invece prevalentemente per le sepolture. Presso gli Etruschi il cippo prendeva una forma particolare a cassetta o a pigna, assumendo anche una simbologia fallica o antropomorfa. A Roma e in ambiente romano a volte era sormontato da un busto, dove sulla parte anteriore era posta un’epigrafe, con i lati ornati da emblemi riguardanti i titoli e le caratteristiche del defunto. Nella capitale il cippo monumentale era un semplice pilastrino o colonnina (cippo onorario) su cui si incidevano iscrizioni, documenti senatoriali o cataloghi delle legioni.

Bibliografia

Adam J.P., L’arte di costruire presso i Romani. Materiali e tecniche, Milano, 1996; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 1994;  Quilici L., Quilici Gigli S., Introduzione alla topografia antica, Bologna, 2004.

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