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Circo

Roma, Circo Massimo.
Roma, Circo Massimo.

Definizione – Etimologia

Secondo Varrone (De lingua latina, V, 153) il Circo Massimo di Roma sarebbe stato il primo a portare il nome di circus, per la sua forma che favoriva la visibilità di spettacoli, processioni, e soprattutto corse di carri. Poiché nessun circo conosciuto, tantomeno il Circo Massimo, è di forma circolare, è evidente che Varrone si riferisce più a una “teoria della forma” (Gros), piuttosto che non a una specifica circostanza costruttiva. E proprio l’aspetto costruttivo costituisce la differenza essenziale tra il circo e l’ippodromo, di cui talvolta viene ritenuto la versione romana: l’ippodromo, riservato all’equitazione e al libero esercizio dei cittadini, non ha bisogno delle strutture e dell’organizzazione del circo, nato per lo svolgimento di gare che prevedevano il massiccio afflusso di spettatori.

Generalità

Ben presto il circo si specializzerà in corse di carri, prima forse rituali, poi ludiche ed agonistiche. Non è noto quando si configurasse l’aspetto definitivo dei circhi: si ritiene che derivi da quello del circo Massimo, la cui progressiva monumentalizzazione può dirsi conclusa con la ricostruzione di Traiano, quando il circo fu riedificato in muratura, portando la sua capacità a circa 250.000 persone. In quest’epoca risulta peraltro definito il carattere monumentale della facciata dei carceres (che costituivano l’ingresso principale), costituita da un primo ordine di enormi arcate, e sormontata da un doppio attico scandito da lesene, con un poderoso cornicione (costituendo forse il modello delle successive porte urbiche monumentali), nonché del’immensus latus circi, il lato lungo ai piedi del Palatino, che si sviluppava su una lunghezza di circa 600 m. All’interno l’arena misurava 580 x 79 m (circa dodici volte quella del Colosseo), spartita al centro da una piattaforma, la spina, sopraelevata e arricchita di statue e obelischi, alle cui estremità due cippi, le mete, costituivano i punti di svolta nella corsa. La pista era circondata da gradinate di cui quella occidentale, a partire dall’estremità settentrionale della spina, convergeva verso i carceres, contribuendo a definire il dispositivo di partenza; il pulvinar, il palco imperiale, confinava direttamente con il palazzo imperiale del Palatino. Con Domiziano, infatti, si era perfezionato un legame già istituito da Augusto tra le gradinate del circo e la residenza imperiale sul Palatino, destinato a rafforzarsi fino a divenire ineludibile nelle residenze dei Tetrarchi tra la fine del terzo e il quarto secolo dopo Cristo.
Il circo, infatti, sarà nel mondo romano, vuoi per la sua capienza, vuoi per la metafora eroica del “toccare la mèta”, strettamente legato al consenso che il popolo tributa alla maestà dell’imperatore o del suo rappresentante, il che spiega il fiorire di circhi in tutte le parti più rappresentative dell’Orbe: in Italia limitati a Roma, nelle residenze suburbane e negli immediati dintorni (Bovillae, Anzio, Lorium) e per diretta iniziativa imperiale; anche il circo di Milano sembra connesso con l’elevazione della città a sede imperiale; nella penisola Iberica il più importante è quello che nel Foro Provinciale di Tarragona, ove sembra riecheggiare il binomio romano circo-palazzo. Anche in età paleocristiana la forma del circo fu attribuita alle basiliche cimiteriali più legate al culto di un martire, eroe cristiano, che aveva toccato la meta celeste.
Nel mondo romano esistevano circhi in Iberia, a Sagunto, Toledo, Calahorra, Mèrida e Italica (presso Siviglia); nelle Gallie sono noti quelli di Arles, Lione, Saintes, Vienne e Treviri; in Africa Cartagine, Cherchell (Cesarea di Mauritania), Dugga, Sousse, El Djem, Leptis Magna, Alessandria, Antinoupolis e Ossirinco; in Grecia Gortyna, Costantinopoli, Tessalonica e Nicomedia, in Siria Antiochia, Bosra, Cesarea di Palestina, Gerasa, Laodicea ad Mare, Tiro, Beirut.
Nonostante incidentali differenze, sembrano comuni a tutti alcune caratteristiche derivate dal Circo Massimo: gabbie di partenza allineate su una curva di ampio raggio, obelischi al centro e cippi all’estremità della spina o dell’euripo, portico alla sommità della cavea e animazione della facciata esterna (Gros).

Bibliografia

Gros. P., L’architettura romana. Dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell’Alto Impero, Milano, 2001; Humphrey J., Roman Circuses. Arenas for Chariot Racing, London, 1986.

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