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Circus

Definizione – Etimologia

Termine inglese (ma di origine latina, letteralmente cerchio), mutuato dall’urbanistica anglosassone del XVIII secolo, identificante un modello morfologico costituito da uno spazio circolare, generalmente sistemato a giardino, definito da una fila di unità residenziali affiancate, determinanti una uniforme facciata curva, interrotta nei punti di penetrazione delle strade.

Derivazione – Processo formativo

Il primo esempio di circus è il King’s Circus di Bath, progettato e realizzato da John Wood il Vecchio nel 1754. Esso si colloca all’interno di un più ampio intervento urbanistico, avviato nel 1728 dallo stesso autore col Queen’s Square e completato da John Wood il Giovane dal 1767 al 1775 con il Royal Crescent.

John Wood e suo figlio, per la prima volta in qualità di progettisti e costruttori, realizzano alcuni grossi interventi edilizi che rappresenteranno, per tutto il secolo XVIII e non soltanto in Inghilterra, un modello per l’architettura residenziale borghese in virtù della loro capacità sia di inserirsi nell’ambiente cittadino con una veste architettonica imponente, sia di soddisfare l’aspirazione già di gusto romantico ad una vita immersa nel verde.

Il King’s Circus rimanda ai rond-points dei giardini alla francese, secondo il modello di Bramham Park, nello Yorkshire, al cui progetto lo stesso John Wood il Vecchio aveva precedentemente collaborato. È un invaso circolare di 95 metri di diametro, impostato su tre assi di accesso che definiscono altrettanti settori circolari identici di residenze. Per la prima volta viene sperimentata la costruzione di fronti edilizi uniformi composti da abitazioni affiancate e impostati su tre livelli individuati dall’impiego degli ordini classici.

L’uniformità delle facciate nasconde unità residenziali autonome di grande varietà per pianta e dimensioni da immettere sul mercato singolarmente e che possono differire, seppure in parte, dalle tipologie del modello fornite. Lo spazio del circus è allestito a giardino in modo tale che gli ambienti di soggiorno delle residenze che vi si affacciano si trovino, per la prima volta nella cultura insediativa urbana, a contatto diretto con la natura.

Tali interventi urbanistici sono resi possibili in ambiente inglese da una domanda nettamente caratterizzata in termini di classe sociale e dalla facilità con cui, soprattutto nel corso dell’Ottocento, gli imprenditori immobiliari, grazie a un accesso agevolato al credito, inducono i proprietari dei suoli a urbanizzare e a stipulare accordi per l’avvio di lottizzazioni.

Anche a Edimburgo, qualche anno più tardi, è condotta un’analoga ricerca sui modelli insediativi del circus e del crescent, largamente impiegate nelle nuove espansioni urbane. Lo studio e l’analisi tipologica vengono condotti soprattutto con riferimento al loro inserimento in contesti urbani consolidati e ai possibili rapporti e connessioni che si vengono a creare in sistemi che prevedano sia circus che crescent. In realtà l’impiego di questi modelli progettuali, resi celebri dalle realizzazioni dei Wood a Bath, è molto circoscritto in ragione del loro non facile inserimento all’interno della città consolidata, normalmente organizzata sulla base di reticoli di strade ortogonali. Come a Bath, anche a Edimburgo può essere un costruttore a intraprendere l’opera in prima persona o un banchiere che ricorre a un costruttore per edificare le case.

È il caso dell’urbanizzazione, a partire dal 1822, dei terreni privati del Moray Estate, dove sarebbe sorto un vasto complesso di circus e crescent in rapporto diretto con la testata occidentale della New Town di Edimburgo progettata nel 1766 da James Craig. I progetti presentati al concorso bandito in quell’anno dalla municipalità di Edimburgo per la costruzione dei terreni a nord della città meritano sicuramente considerazione per le interessanti soluzioni proposte, sia in termini di interpretazione del tipo che di rapporti tra viabilità e lottizzazione.

Nel piano di R. Crichton, ad esempio, una serie di circus è organizzata a raggiera attorno ad un grande crescent centrale, in uno schema che, reiterando il tipo, crea rapporti gerarchici da utilizzare per la variazione di scala, quale mediazione tra il costruito e il territorio. Nel progetto proposto da R. Reid, invece, il circus si confronta più direttamente con il reticolo ortogonale di una lottizzazione col proposito di sottolineare il proprio ruolo di episodio urbano eccezionale all’interno di una maglia edificatoria regolare.

L’impiego delle nuove tipologie insediative del circus e del crescent offre lo spunto anche per alcune interessanti riflessioni sulle modalità del loro inserimento nel paesaggio. Quest’ultimo aspetto, di non secondaria importanza, ha rappresentato per tutto il corso del XVIII e del XIX secolo il fattore più interessante, fornendo un modello per l’inserimento di vaste zone a verde nelle città, elemento di mediazione a scala territoriale e inedito modello di vita urbana per la ricca borghesia cittadina.

In tal senso le sperimentazioni più importanti sono certamente condotte a Londra dove George Dance il Giovane comincia a lavorare fin dal 1767 (progetti per i Minories nella zona paludosa di Hundsdicht). In una più ampia proposta di operazioni a scala urbana, attuate fra il 1767 e il 1816, egli utilizza il circus e il crescent come modelli di sviluppo per alcune parti della città, stabilendo tra loro un rapporto urbano coerente ma che non risponde ad alcun piano unitario: un insieme straordinario di interventi nei quali il linguaggio classico dell’architettura convive con una costante ricerca del pittoresco e dell’integrazione col paesaggio.

Nel successivo progetto per Camden Estate (1791), a St. Pancras, in un’area molto esterna a nord-ovest della città, Dance si spinge nello sviluppo del tipo progettando circus costituiti da due file concentriche di corpi di fabbrica. La ricerca di Dance, basata su elementi emergenti curvi che, come a Bath, sono contraddistinti da una architettura uniforme, prosegue poi con numerosi progetti, fra i quali vanno ricordati il grande Finsbury Circus (1800-1816) e il progetto per l’area di St. George’s Field (1809), a sud del Tamigi. L’impaginazione classica delle facciate è organizzata generalmente su tre livelli più un piano attico. Un alto zoccolo, in qualche caso bugnato, sostiene due piani di finestre incorniciate da un ordine gigante di colonne; il fronte sul retro può inoltre presentare anche un piccolo spazio a giardino.

Le interessanti sperimentazioni di Camden Estate, in cui il circus viene interpretato sia come nodo urbano fortemente caratterizzante e fuga prospettica delle strade principali, sia come spazio semiprivato all’interno dell’area densamente edificata della lottizzazione, segneranno l’avvio di una ricerca approfondita nei successivi progetti londinesi. L’introduzione del doppio circus testimonia una più affinata ricerca di soluzioni tipologiche. Il retro delle unità abitative avrebbe creato, in questo modo, un ulteriore spazio privato a verde tra le due file del circus, impedendo la vista del fronte secondario dalla strada.

È soprattutto questa attenzione all’aspetto privato dello spazio urbano che verrà ripresa, operando la riduzione di alcuni modelli insediativi sperimentati a Bath, nei crescent e nei meno numerosi circus realizzati a Londra nella seconda metà del secolo. Un circus costituito da una doppia fila di case in curva, al centro della superficie verde, fu previsto nel progetto di John Nash per Regent Park, nella capitale. Solo più tardi il verde centrale dei circus venne sostituito con monumenti (Piccadilly Circus) o completamente eliminato, lasciando spazio al traffico veicolare (Oxford Circus).

Bibliografia

Curcio G., La città del Settecento, Roma-Bari, 2008; Ison W., The Georgian Buildings of Bath, London, 1948; Mowl T., Earnshaw B., John Wood, Architect of Obsession, Bath, 1988; Summerson J., Georgian London, London 1945, New Haven, 2003.

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