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Città di fondazione

Zamosc 02 | Città Di Fondazione | Storia dell'urbanistica

Sommario: 1. Definizione2. Modelli ed esperienzeBibliografia

1. Definizione

Centro urbano costruito ex novo, sulla base di un disegno d’impianto unitario. Le esperienze di nuova fondazione si distinguono dalla prassi di intervento sulla città consolidata per la concorrenza di alcuni fattori peculiari come la disponibilità giuridica dei suoli e un programma insediativo coerente. Ne deriva un elevato livello di controllo delle fasi progettuali ed esecutive che si riflette sulla morfologia dei nuovi insediamenti, in prevalenza basata su criteri di regolarità e ortogonalità.

Una ulteriore specificità delle iniziative di fondazione si deve riconoscere nel legame con programmi di colonizzazione o riassetto degli ordinamenti territoriali, che rivela strette correlazioni con le dinamiche politiche e socio-economiche, assumendo spesso valenze rappresentative. Su questo piano si esplica anche il riferimento alla dimensione ideale che connota in maniera più o meno esplicita le esperienze più raffinate.

2. Modelli ed esperienze

La colonizzazione greca nel Mediterraneo ha costituito un primo campo per la sperimentazione di schemi di fondazione regolari. A Imera (fine VII secolo a.C.) e Selinunte (580-570 a.C.) il nucleo originario è strutturato da un’ampia plateia rettilinea, che attraversa longitudinalmente l’abitato, sulla quale si innestano ortogonalmente tracciati di sezione più ridotta (stenopoi). Lo spazio urbano risulta così diviso in isolati allungati, disposti per strigas, con il lato corto, cioè, attestato sull’asse principale. A Metaponto (metà del VI secolo a.C.) e Poseidonia (fine VI secolo a.C.), invece, le plateiai compongono un’orditura primaria sulla quale è intessuta la trama, più fitta, degli stenopoi.

Nuovi modelli, connessi alle coeve speculazioni teoriche, si affermano nel V secolo. Li caratterizza il rigore di una griglia viaria omogenea, gerarchicamente indifferenziata, con isolati meno allungati o di forma quadrata. Esemplari sono, in tal senso, le realizzazioni tradizionalmente legate all’opera di Ippodamo da Mileto: la pianificazione del Pireo, la fondazione di Thuri (444 a.C.) e quella di Rodi (408 a.C.).

Criteri analoghi informano le realizzazioni tardo-classiche ed ellenistiche, che si arricchiscono di inedite valenze scenografiche, come a Priene (metà del IV secolo a.C.) e ad Alessandria d’Egitto, fondata da Alessandro Magno nel 332 a.C., dove Dinocrate di Rodi delinea una trama viaria a grandi maglie, nella quale l’ampio asse del Canopo e il complesso dei Basileia costituiscono scenari privilegiati di una fastosa rappresentazione del potere regale. Schemi basati su una regolare tessitura a moduli rettangolari o quadrati sono adottati anche nella diffusa opera di colonizzazione romana, a partire dalla penisola italiana. La novità è data dalla preminenza di due assi viari tra loro ortogonali (cardo e decumanus maximi), il cui incrocio costituisce il fulcro della struttura urbana, in corrispondenza del quale è di solito localizzato il foro. Si tratta di un modello adottato fin dalle fondazioni di Ostia (380 a.C.), Minturnae (296 a.C.), Pyrgi (264 a.C.), che impronta la configurazione di innumerevoli città e si ritrova ancora, in età imperiale, nella fondazione africana di Thamugadi (Timgad), voluta da Traiano nel 100 d.C.

Dopo la fine del mondo antico occorrerà attendere la ripresa della vita inurbata, dal XII secolo, perché quello delle fondazioni urbane torni ad essere lentamente un fenomeno quantitativamente significativo, almeno in ambito europeo. Una straordinaria fioritura di iniziative si verifica, in particolare, nei secoli XIII e XIV. Scenari privilegiati di questo movimento sono la Francia sud-occidentale, i territori della colonizzazione tedesca ad Est dell’Elba, le aree della “reconquista” nella penisola iberica, l’Italia comunale. All’ambito italiano si devono ascrivere gli esempi più raffinati da un punto di vista progettuale. Tra questi le ‘terre murate’ fiorentine di Castelfranco di Sopra, S. Giovanni Valdarno e Terranova Bracciolini, pianificate nel 1299, con il probabile contributo di Arnolfo di Cambio. S. Giovanni Valdarno, in particolare, ha un impianto rettangolare, con i lati in rapporto di 1:2, scandito longitudinalmente da tre strade e da due trasversali. Sull’asse trasversale è attestata la piazza, rettangolare, che si estende per quasi tutta la larghezza dell’abitato.

In età moderna il motivo d’ispirazione prevalente delle nuove fondazioni europee è quello della città militare, declinato prevalentemente sulla base di schemi ortogonali, subordinati ad imponenti apparati difensivi bastionati. Gli esempi sono numerosi: da Carlentini, fondata nella Sicilia orientale per volontà di Carlo V, nel 1551; a La Valletta, edificata a Malta a partire dal 1566, su progetto di Francesco Laparelli; dal centro polacco di Zamo´s´c (1578), fino alla alsaziana Neu Breisach (1698). Strettamente legata alle elaborazioni teoriche militari del Cinquecento, inoltre, è la città-fortezza veneziana di Palmanova, il cui impianto radiocentrico è concepito da Giulio Savorgnan nel 1593.

Ampio è il campo delle esperienze realizzate nelle Americhe. Le fondazioni spagnole nei territori centro-meridionali del Nuovo continente riprendono schemi ortogonali di ascendenza europea. Se ne trova riscontro nei piani di Lima (1535), Cordoba (1573) e Buenos Aires (1583). Non dissimili sono i modelli sui quali sono esemplate le più antiche esperienze nord-americane. Nel 1682, William Penn definisce per Philadelphia un’orditura viaria strutturata da una grande croce di strade, con cinque piazze quadrate, una delle quali in corrispondenza del centro cittadino. Già al principio del XVIII secolo, tuttavia, alle ordinate tessiture ortogonali si sovrappongono sistemi radiali incentrati su piazze circolari, come ad Annapolis. Un doppio registro compositivo sarà alla base anche del grande piano per la fondazione di Washington redatto nel 1791 da Pierre-Charles L’Enfant che porterà il sistema ad una scala monumentale, sperimentando l’efficacia di grandiosi tagli scenografici.

Complesse sintesi tra sistemi radiocentrici e trame ortogonali si ritrovano anche nei piani per le nuove capitali coloniali del primo Novecento: da New Delhi, fondata nel 1911 sulla base di un progetto di sir Edwin Landseer Lutyens, a Canberra, disegnata nel 1912 da Walter Burley Griffin, dove l’articolazione dello spazio, in un’area caratterizzata da una difficile situazione orografica, si risolve in un organismo di ampio respiro che tende a travalicare la dimensione urbana per attingere alla sfera paesaggistica.

Fermenti di un più generale rinnovamento della cultura urbanistica si colgono nelle esperienze del primo Novecento. Esempi significativi vengono dai piani per alcune delle città nuove realizzate in Italia e nelle colonie d’oltremare durante il Ventennio fascista che mostrano una progressiva emancipazione dai rigidi modelli ortogonali, verso l’affermazione di una “moderna” libertà compositiva.

BIBLIOGRAFIA

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