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Città  giardino

Figura 1 Città Giardino | Città Giardino | Storia dell'urbanistica

Definizione – Etimologia

Dall’inglese garden city, termine che gli storici attribuiscono a un nuovo modello di insediamento residenziale e produttivo concepito alla fine dell’Ottocento da Ebenezer Howard (1850-1928); tuttavia, il processo di diffusione di tale modello ha portato a un distacco dall’idea originaria fino a trasformare il significato di città giardino in un termine convenzionale con cui indicare una generica alternativa nei repertori morfologici urbani, caratterizzata da bassa densità edilizia e case unifamiliari nel verde. Oggi è pertanto in uso anche per indicare complessi residenziali privati, in contraddizione con la concezione di Howard che è egualitaria, antispeculativa e fondata sul regime collettivo della proprietà del suolo.

Derivazione e processo formativo

La città giardino howardiana scaturisce dalla sintesi razionale di proposte e tendenze già in atto: da quelle degli utopisti (in particolare Robert Owen, 1771-1858) a quelle del movimento cooperativista inglese, dalle Company town di Saltire (1850), Port Sunlight (1888) e Bournville (1895) alla tradizione del Garden suburb borghese, come Bedford Park (1875-1886), dal socialismo moderato di William Morris (1834-1896) e del fabianesimo al modello di società egalitaria descritto dallo scrittore statunitense Edward Bellamy (1850-1898), che tanto aveva colpito Howard. Questi si pone un duplice obiettivo: salvare la città dalla congestione e dallo sviluppo incontrollato “a macchia d’olio” ed evitare l’abbandono della campagna; così la sua proposta riunisce, in un solo insediamento, le comodità della vita urbana e gli aspetti positivi della vita di campagna.

Ricca di verde e formata prevalentemente da case uni, bifamiliari o a schiera, la città giardino è pensata al centro di un’area di 6.000 acri di proprietà comune di cui solo un sesto edificabile per accogliere 30.000 abitanti al massimo. Howard elabora, dunque, uno schema geometrico indicativo: una serie di anelli concentrici gravitanti su di un parco centrale destinato a ricevere tutti i servizi urbani; a contatto con questa zona sono gli anelli della residenza e più all’esterno le fabbriche, mentre la linea ferroviaria avrebbe circoscritto l’intero insediamento. Una fascia agricola esterna, ospitante al più 2.000 persone, avrebbe protetto l’insieme dalla speculazione edilizia e una volta superati i 32.000 abitanti si sarebbero fondati nuovi centri collegati tra loro a formare sul territorio una rete omogenea. Il successo ideologico di questo programma risiede nella sua praticità e nella capacità di interessare sia i riformisti liberali, sia i socialisti fabiani, sia parte della media e piccola borghesia.

La progettazione della prima città giardino, Letchworth (1903), è affidata da Howard e dalla sua Garden Cities Association (fondata nel 1899) agli architetti Raymond Unwin (1863-1940) e Richard Barry Parker (1867-1947). Sita a circa 59 km da Londra, Letchworth ha ispirato il movimento internazionale delle città giardino mentre nel 1919 lo stesso Howard avrebbe fondato, ancor più vicino a Londra, Welwyn garden-city.

La città giardino, nel suo diffondersi nel mondo, ha agito come catalizzatore di proposte che pur richiamandosi a Howard ne hanno modificato o travisato i principi; di frequente le sue idee sono state ridimensionate attraverso il più realistico modello del Garden suburb e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno ispirato la costruzione delle New towns londinesi.

BIBLIOGRAFIA

Girard P., Fayolle Lussac B. (a cura di), Cités, cités-jardins : une histoire européenne. Actes du colloque de Toulouse des 18 et 19 novembre 1993, Talence, 1996; Howard E., Garden Cities of Tomorrow, London, 1902; Howard E., Tomorrow: A Peaceful Path to Real Reform, London, 1898; Tagliavento G. (a cura di), Città giardino: cento anni di teorie, modelli, esperienze, Roma 1994; Ward S., The Garden City: Past, Present and Future, London, 1992.

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