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Città  ideale

Definizione – Etimologia

La formulazione di città ideale attraversa la storia dell’insediamento umano e si ripropone nei momenti di significativo mutamento del tessuto sociale e politico. Verso la metà del Quattrocento, soprattutto in ambito italiano, architetti, ingegneri, artisti, letterati e filosofi, muovendo dalla convinzione che l’organismo urbano potesse essere considerato un insieme, e dunque perfettamente progettabile in ogni sua parte, elaborarono una serie di trattati che univano ad una diffusa istanza di aggiornamento della città medievale più generali proposte per un miglioramento delle condizioni di vita dei ceti urbani, ancorché segnati dall’assolutismo dei governi signorili e principeschi.

Processo formativo e filoni teorici 

Si deve a Leon Battista Alberti (1404-1472) la messa a punto dell’impianto teorico dell’attività progettuale (De re aedificatoria, 1450-52) riferita al singolo edificio come alla intera città intesa come “grande casa”. Nei trattati di Antonio Averlino detto Filarete (1400-1469) e Francesco di Giorgio Martini (1432-1502) si affrontano i temi più pressanti della difesa, dell’igiene e dell’ordine urbano mentre Leonardo da Vinci (1452-1519) propone una articolazione della città su più livelli cui corrisponderebbero diversificate funzioni.

La prima metà del Cinquecento conosce una crescita della trattatistica sulla progettazione della città cui danno significativo contributo le opere di Fra Giocondo (1511) , Albrecht Dürer (1527), Pietro Cataneo (1554), ma l’apporto decisivo è fornito da Tommaso Moro che pubblica (1516) il suo Libellus de nova insula Utopia e propone una possibile coincidenza tra la città e la società “perfetta”. Da tale matrice ricca di fermenti di rinnovamento sociale prendono le mosse variegati trattati italiani del secondo ‘500 improntati sempre di più alla formulazione di città ideali con significative implicazioni di egualitarismo, come quella descritta da Anton Francesco Doni (I mondi celesti, 1552), da Francesco Patrizi (La città felice, 1553) e da Ludovico Agostini (La repubblica immaginaria, 1573). In parallelo si sviluppa una trattatistica specializzata nella formulazione di città militari e destinata ad una fortunata diffusione in Europa; fra i teorici delle fortificazioni si ricordano Bonaiuto Lorini (1540-1611), Francesco de Marchi (1504-76), Gerolamo Maggi (1523-72), Giacomo Castriotto (1510-63) e Mario Giulio Savorgnan (1513-74). Più attenti alle tipologie degli edifici sono invece i trattati di Bartolomeo Ammannati (La città, 1550) e Giorgio Vasari il Giovane (La città ideale, 1598). Una città volutamente immaginaria è, infine, quella descritta da Tommaso Campanella (La città del sole, 1602).

Accezione moderna

La città ideale teorizzata nel XIX secolo rivela l’urgenza di risolvere la dirompente fase di crescita degli agglomerati urbani industriali unendo istanze sociali e qualità insediative; su questa linea sono gli scritti di R. Owen (1771-1858) , Ch. Fourier (1772-1837), A. Soria y Mata (1844-1890), E. Howard (1850-1928) e T. Garnier (1869-1948). Dopo Garnier poche figure possono essere definite di utopisti moderni: Le Corbusier (1887-1965) e Frank Loyd Wright (1867-1959). Epigoni delle utopie cittadine del Novecento possono essere considerate le proposte di Kenzo Tange (1913-2005) per Tokyo.

Bibliografia

Alberti L.B., L’Architettura, Introd. e note di Portoghesi P., Milano, 1989; Di Giorgio Martini F., Trattati di Architettura, ingegneria e arte militare, Introd. di Maltese C., Milano, 1967; Eaton R., Ideal Cities, New York, 2001; Finoli A. M., Grassi L. (a cura di), A. Averlino detto Filarete, Trattato di architettura, Milano, 1972; Firpo L. (a cura di), La città ideale nel Rinascimento, Torino, 1975; Kruft H.W., Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Bari, 1990; Vercelloni V., Atlante di storia dell’idea europea della città ideale, Milano, 1994.

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