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Città

Definizione – Etimologica

Il termine deriva dal latino civitas da cui l’italiano città, il francese cité, lo spagnolo ciudad, il portoghese cidade. Il latino classico distingueva una città come aggregazione di uomini dotati di leggi da una città fisica. Designava infatti, con civitas la «condizione di civis» ovvero cittadinanza, corrispondente del greco polis con cui si indicava la città in senso giuridico come una comunità di uomini liberi militarmente e politicamente organizzata cioè la città stato, mentre con il termine urbs si definiva l’insieme di abitazioni ed edifici destinati ai servizi e al culto.
Urbs deriva da urvus termine con cui era definito il solco sacro tracciato per delimitare la città. I Latini mutuarono dagli Etruschi l’uso di consacrare l’area individuata per l’edificazione di una nuova città e di separarla dal territorio circostante tramite un solco tracciato con un aratro dalla punta di bronzo. Su quel tracciato sarebbero sorte le mura invalicabili della città, garantite all’esterno e all’interno da uno spazio inabitabile, il pomerium limite sacro della libertà cittadina. Da Seneca in poi il termine civitas iniziò a definire anche l’agglomerato urbano, fino a prevalere sul termine urbs nel latino tardo e in quello cristiano e medievale dove urbs fu riservato alla sola città di Roma.

Generalità e filoni tipologici

La città può essere definita come un insediamento umano stabile con precise caratteristiche fisiche, dimensionali, densità di popolazione e status legale: si tratta di un agglomerato di edifici riuniti in un organismo unitario che, attraverso la sua struttura fisico, insediativa, funzionale e amministrativo-gestionale risponde alle necessità pratiche e comportamentali di una popolazione e ne costituisce luogo di residenza. Le esigenze che generano la formazione della città possono essere ricondotte a quelle derivanti dalla vita in comune dei suoi cittadini e quindi inerenti la possibilità di lavoro, i mezzi di difesa contro agenti/pericoli esterni, i sistemi di comunicazione, i bisogni spirituali o fisici. Non è possibile individuare una caratteristica unica che permetta di definire in assoluto le città ma si possono individuare categorie di città relativamente a specificità dominanti quali forma politica, urbanistica e caratteri funzionali.
Per la forma politica è possibile individuare la città stato (Atene, Sparta, sedi di governo etrusche – seppur con qualche differenza di carattere politico e strutturale nell’organizzazione fisica della città) e lo stato città (regioni con più poli urbani dipendenti da una sola città oppure i piccoli stati italiani in età moderna, risultanti dall’aggregazione di comuni medioevali paragonabili a città stato). Città stato sono il principato di Monaco, la Repubblica di San Marino, la città del Vaticano. La città capitale (Washington, Brasilia ecc.), la città imperiale (Babilonia, Cuzco, Pechino, Roma) e la città sacra (Roma/Città del Vaticano e Gerusalemme che sommano la loro funzione di città capitale, Benares e La Mecca coinvolte radicalmente e storicamente nella loro funzione religiosa) sono ulteriori declinazioni della peculiarità politica.
Per la forma urbanistica possiamo identificare la città ideologica (Aristotele, L.B. Alberti, T. Moro ecc.), la città teorica (Filarete ecc.), la città di fondazione, la città di colonizzazione, la città murata, la città fortezza mentre per la dominante funzionale è possibile parlare di città porto, città mercato, città dei servizi, città industriale, città fabbrica, città rifugio, città erratica, città globale.
Una classificazione dei tipi di città può essere condotta anche in relazione alla forma urbis: concorrono a tale definizione gli elementi strutturanti il sito, la morfologia di impianto (trame, tessuti, maglia viaria) e i modelli di pianificazione adottati (scacchiera/griglia, radiale, concentrica, lineare/assiale).

Accezione moderna del termine

Negli ultimi due decenni del XX secolo e nel primo del XXI, la città ha subito repentine e continue modificazioni: sprawl urbano, città diffusa e dispersione urbana sono i termini più usati per declinare le forme dalla città contemporanea e indicano una rapida e caotica crescita della città, a prescindere dalle sue dimensioni.
Il fenomeno della dispersione è rintracciabile a partire dalle aree periferiche della città: è per lo più connotato da bassa densità abitativa comportando un forte consumo di suolo e producendo un’urbanizzazione del territorio maggiore rispetto alle dinamiche demografiche reali. Nell’armatura urbano-territoriale è cambiato il rapporto città/campagna e la città contemporanea assume una connotazione territoriale, configurandosi sempre più come un sistema di aree, costruite e non, tale da assumere la forma di una città di città. La città reale, in molti casi, non coincide più con la città istituzionale/amministrativa e mette in discussione la validità degli strumenti urbanistici di governo a scala comunale prospettando un ripensamento degli stessi alla scala sovracomunale; viene superato il concetto di area metropolitana e la crescita attorno alla città crea conurbazioni estese, senza continuità, il cui centro rimane però quello della grande città e non quello della città storica.
Questa dimensione sovracomunale della città contemporanea si struttura in più centri dalla forza attrattiva differente, con dinamiche economiche proprie e con molteplici situazioni insediative. La città contemporanea è vista come dispersione caotica di cose, persone, case e attività economiche: viene descritta ed interpretata come il luogo della frammentarietà. I frammenti che la compongono ci restituiscono una città fatta di pezzi/brani/porzioni la cui organizzazione strutturale, riconoscibilità e leggibilità formale rimanda a un insieme di principi e codici diversi da quelli della città compatta.
La città contemporanea è il luogo privilegiato della frammistione, della simultaneità e della instabilità; dismissione, trasformazione e riuso di molte sue parti sono le azioni progettuali alle quali è chiamata a rispondere.
Secondo B. Secchi essa scardina il paradigma allontanare-separare con cui è stata costruita la città moderna: un paradigma che ha trovato il suo codice nella tecnica dello zoning consolidando così nella città un sistema di valori posizionali che nel tempo si è rappresentato nei caratteri fisici ed estetici delle differenti parti e nei valori fondiari; la città contemporanea con la sua instabilità, il suo continuo ripensarsi e riprogettarsi attraverso operazioni di riuso e politiche di recupero e di gentrification appare come il luogo di una continua e tendenziale distruzione dei valori posizionali.
Città generica, città porosa, città globale, città senza mura, città diffusa, città in rete, città compartimentata, città disfatta, città virtuale, città infinita, villettopoli, megacittà, post-metropoli, città post-industriale, città in ombra, città globale, post-città, metropoli universale, città di città, arcipelago metropolitano, città a bassa densità (…): con queste definizioni F. Indovina restituisce un quadro esaustivo dei molteplici aspetti e contenuti concettuali della città contemporanea e, al contempo, ne evidenzia la contrapposizione nel dibattito culturale nei confronti della città compatta, storica e non. La città contemporanea appena descritta fa riferimento alla città europea/occidentale; la città contemporanea extraeuropea in molti casi è rappresentata dalle megalopoli del terzo millennio e presenta problematiche economiche, fisiche, spaziali e forti contraddizioni sociali, differenti in relazione all’ubicazione geografica: grandi città che sfidano il terzo millennio e immense distese di città informale (slum e periferia).

Bibliografia

Morini M., Atlante di storia dell’urbanistica, Milano, 1963; Mumford L., La città nella storia, Milano, 1961; Piccinato G., Un mondo di città, Torino, 2002; Cori B., Corna-Pellegrini G., Dematteis G., Pierotti P., Geografia urbana, Torino, 2005; Secchi B., La città del ventesimo secolo, Bari, 2006; Indovina F. (a cura), Nuovo lessico urbano, Milano, 2006;Perulli P., Visioni di città, Torino, 2009.

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