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Cittadella

La distruzione della Cittadella di Anversa in occasione della rivolta del 1577, da W. Baudartius, Les Guerres de Nassau, pourtraits..., Amsterdam 1616.
La distruzione della Cittadella di Anversa in occasione della rivolta del 1577, da W. Baudartius, Les Guerres de Nassau, pourtraits..., Amsterdam 1616.

Definizione

Così è indicata una fortezza connessa al circuito murario di un centro urbano, realizzata sia per migliorarne la capacità di resistenza ad un attacco nemico, sia per poter approntare una difesa adeguata in caso di sommosse e sollevazioni popolari. Il termine, già in uso con questo significato dalla seconda metà del XV secolo, deriva dal diminuitivo della parola “città”, poichè rappresenta, come chiarito da Pietro Cataneo nel suo I quattro primi libri di architettura del 1554, una sorta di città in miniatura, riproponendone tutti gli elementi costitutivi: le mura, le strade, la piazza, la chiesa, le case.

Derivazione – Processo formativo

La realizzazione di una cittadella poteva essere attuata con la trasformazione di un preesistente castello tardomedievale che veniva racchiuso all’interno di una cinta muraria bastionata, come avvenne per il castello sforzesco di Milano, o più frequentemente, al contrario, con la demolizione degli ormai obsoleti fortilizi medievali, di cui venivano riutilizzate le aree di sedime per impiantarvi ex novo fortificazioni “alla moderna”, come nel caso della cittadella di Pamplona.

Le cittadelle furono quasi sempre costruite con lo scopo di garantire la sicurezza nei confronti, più che di un esercito assediante, di un possibile nemico interno, qualificandosi così come i principali strumenti a disposizione della monarchia per il controllo dei grandi centri urbani, espressione del potere regio sulle città. Per questa ragione esse furono al centro, sin dalla metà del Cinquecento, di un animato dibattito circa l’opportunità della loro edificazione, mentre in molti trattati sull’arte tanto del governare quanto del fortificare – da Machiavelli a Maggi e Castriotto, da Lanteri a Serlio, da Botero a de Marchi – sempre più frequentemente trovava spazio la questione del rapporto tra cittadella, libertà e ragion di Stato.

Per secoli fu prassi che le monarchie, in particolar modo quella spagnola, dopo rivolte e insurrezioni popolari promuovessero la costruzione di cittadelle per garantire la restaurazione dell’ordine sociale e la fedeltà al potere sovrano delle città insorte, come avvenne, ad esempio, in momenti storici differenti, a Gand, Siena, Messina e Barcellona. Interpretate per secoli come strumenti di oppressione dei popoli e di repressione di ogni voce di dissenso rispetto alla politica delle monarchie assolute, nonché di ogni istanza autonomista di province lontane, queste fortezze furono sovente oggetto di devastazioni, persino di sistematiche demolizioni, da parte di popolazioni inferocite e di governi rivoluzionari. Questa sorte toccò, ad esempio, nel 1577 alla celebre cittadella di Anversa voluta dal duca d’Alba, che non solo aveva assegnato a ciascuno dei cinque bastioni uno dei propri cognomi o predicati, ma aveva anche fatto erigere al centro della piazza una sua grande minacciosa statua in bronzo rivolta verso la città.

Preferibilmente posta in posizione sopraelevata rispetto al nucleo urbano, caratterizzata da una forma geometrica regolare, il più delle volte pentagonale, con bastioni disposti ai vertici, la cittadella presentava al centro una piazza, che riprendeva la geometria dell’insediamento oppure di forma quadrata o rettangolare, utilizzata come piazza d’armi, lungo i cui fronti, talvolta continui e porticati, si disponevano gli edifici principali (la residenza del castellano, gli alloggi degli ufficiali, la chiesa). Da questo spazio centrale, legato a una funzione militare ma carico al contempo di significati simbolici, si dipartivano radialmente, in numero variabile a seconda dell’impianto adottato, una serie di strade larghe e diritte che conducevano ai diversi bastioni e, in taluni casi, alla mezzeria delle cortine murarie comprese tra questi. La porta d’accesso alla fortezza, spesso dotata di carattere monumentale, si apriva lungo la cortina rivolta verso la città e interna alle mura urbiche, adeguatamente protetta da baluardi.

La realizzazione di questo tipo di opere fortificatorie suscitò sempre la resistenza – se non la ferma opposizione – delle popolazioni cittadine, non solo perché vi si intravedeva l’emblema di un disegno politico autoritario, ma anche per le ingenti demolizioni che esse implicarono – talvolta estese a interi borghi e quartieri – e per le profonde modificazioni del territorio periurbano causate dalla spianata che le cingeva. Va ricordato, d’altro canto, come in alcuni casi la scelta d’insediare le cittadelle in aree al di fuori del perimetro fortificato cittadino, con la conseguente realizzazione di nuove tele murarie di collegamento, fu lo spunto per ampliamenti ed espansioni urbane, come nel già citato caso di Anversa o in quello di Casale Monferrato.

É stato messo in evidenza come le numerose proposte progettuali formulate dai trattatisti cinquecenteschi, accomunate sempre dalla perfezione geometrica degli impianti, se da un lato trovarono pochissime applicazioni concrete nelle esperienze di pianificazione urbana, dall’altro esercitarono una grande influenza sulla elaborazione dei modelli d’impianto delle cittadelle d’età moderna, che avrebbero così finito per rappresentare uno dei principali temi di sperimentazione dell’urbanistica rinascimentale e barocca.

Esempi

Tra quelli più significativi vanno ricordati:

  • in Italia, la Fortezza da Basso di Firenze (Pier Francesco da Viterbo e Antonio da Sangallo il Giovane, 1533-37), la Rocca Paolina di Perugia (Antonio da Sangallo il Giovane, 1540), le cittadelle di Torino (F. Paciotto, 1563-66), Milano (G.G. Paleari Fratino, 1565), Parma (A. Farnese, 1591) e Messina (cittadella de Grunembergh, 1678);
  • in Spagna, le cittadelle di Rosas (G.B. Calvi, 1552), Perpignan (G.B. Calvi 1566), Pamplona (G.G. Paleari Fratino, 1571) e Jaca (T. Spannocchi, 1592) dislocate lungo il confine francese dei Pirenei, nonchè quella più tarda di Barcellona (J.P. de Verboom, 1715);
  • nei Paesi Bassi, quelle di Gand (D. Bono, 1540) e di Anversa (F. Paciotto, 1567).
Bibliografia

Álvarez-Ossorio Alvariño A., Nido de tiranos o emblema de la soberanía: las Ciudadelas en el gobierno de la Monarquía, in Hernando Sánchez C.J. (a cura), Las fortificaciones de Carlos V, Madrid, 2005, pp. 117-155; Echarri Iribarren V., Las murallas y la Ciudadela de Pamplona, Pamplona, 2000; Cámara Muñoz A., Pamplona y la ciudadelas en el Renacimiento, in Muraria, Pamplona, 2005, pp. 225-250; Guidoni E., Marino A., Storia dell’urbanistica. Il Seicento, Roma-Bari, 1979; Muñoz Corbalán J.M., Los Ingenieros Militares de Flandes a España (1691-1718), 2 voll., Madrid, 1993; Pollak M.D., Turin 1564–1680. Urban Design, Military Culture and the Creation of the Absolutist Capital, Chicago, 1991; Van Den Heuvel C., Les citadelles espagnoles et hollandaises des anciens Pays-Bas, in Le château et la ville. Conjonction, opposition, juxtaposition (XIe-XVIIIe siècle), Actes du 125e congrès des societés historiques et scientifiques, Paris, 2002, pp. 245-257.

 

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