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Collegamenti verticali

Definizione – Etimologia

I collegamenti verticali comprendono i sistemi costruttivi, strutturali (scale e rampe) o meccanici (elevatori), che permettono lo spostamento verticale tra livelli diversi in edifici o spazi antropizzati. La locuzione sottende il significato di congiungimento attraverso il movimento tra livelli a diverse quote ed è composta dal sostantivo “collegamento”, che deriva dal latino cum ligare, legare insieme, e dall’aggettivo “verticale”, che deriva dal latino vertere, volgere verso l’alto (ascensore).

Storia

I primi esempi di collegamenti verticali organizzati secondo il sistema gradinato della scala sono rintracciabili nelle piramidi dell’antico Egitto, nelle costruzioni dell’antica Persia e nei palazzi micenei a Creta, ma, se si esclude l’accesso ai templi, la scala mantiene un ruolo puramente funzionale fino a tutta l’epoca romana. Comincia ad assumere carattere monumentale e scenografico dal Medioevo all’esterno dei palazzi pubblici e, a partire dal periodo barocco, anche all’interno degli edifici. Ne sono esempio la scala elicoidale di Palazzo Barberini a Roma ad opera di Borromini (1630), lo scalone di Palazzo Madama a Torino di Juvarra (1721), lo scalone nella Reggia di Caserta di Vanvitelli (1780).

Con l’avvento e l’affermazione dei sistemi di collegamento meccanici, negli edifici più alti di due piani lo spostamento quotidiano verticale avviene con l’ascensore, mentre alle scale è relegato il ruolo di sicurezza in caso di emergenza. Spesso anche il fattore scenografico viene associato all’ascensore: una delle sue prime spettacolari applicazioni è la presentazione della Tour Eiffel a Parigi nel 1889.

Nelle architetture contemporanee non mancano tuttavia esempi di scale e rampe dall’impatto sorprendente: scale prive di sostegno o completamente realizzate in vetro, sorprendono gli avventori tanto quanto soluzioni monumentali e scenografiche come la scala della Casa Malaparte a Capri (1938), la rampa del Guggenheim Museum di New York (1943-1959), i collegamenti a scale e rampe del MAXXI di Roma (2010).

Tipologia

I sistemi di collegamento verticale permettono l’interrelazione fra spazi posizionati a diverse quote e possono distinguersi in:

  • sistemi verticali fissi, come scale o rampe;
  • sistemi verticali mobili, quali ascensori, montacarichi, scale mobili.

I collegamenti verticali sono spesso concentrati in un unico blocco verticale composto da vano scala, vano ascensore e pianerottoli, il cui posizionamento, nel rispetto delle norme di sicurezza antincendio, è in funzione dello schema distributivo dello spazio interno dell’edificio. Tali blocchi, negli edifici a più piani con maglia strutturale in travi e pilastri di acciaio o cemento armato, normalmente funzionano da nucleo irrigidente strutturale.

I collegamenti verticali implicano problemi di tipo formale, funzionale e di sicurezza d’uso. Questi ultimi due sono regolati da normative specifiche. Ogni dislivello altimetrico può infatti trasformarsi in una barriera architettonica per persone con ridotte capacità motorie o ipovedenti. Ai sensi del D.P.R. 503/1996 le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile è necessario mediare ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate dimensioni. Il blocco verticale può favorire la propagazione di fuoco e fumo. La normativa antincendio, in funzione della tipologia dell’edificio e della sua apertura al pubblico, suddivide i blocchi verticali in protetti o a prova di fumo, fornendo le caratteristiche costruttive REI di stabilità alle sollecitazioni termiche (R), tenuta al fumo (E) e isolamento termico (I), misurate in minuti primi (15’, 30’, 60’, 120’, 180’), attraverso le quali devono essere garantite le condizioni di sicurezza.

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