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Colmata

Definizione – Etimologia

Dal latino medievale culmata, a sua volta dal latino cumulata, da cumulare (accumulare, riempire, completare).

La colmata è una tecnica di bonifica utilizzata per elevare la quota di un terreno più basso rispetto ai terreni circostanti. Serve anche a ristabilire l’equilibrio idraulico nello smaltimento delle acque che tenderebbero a depositarsi nella zona depressa, formando un pantano o una palude.

Generalità

La colmata rende particolarmente produttivi i terreni con costi di esercizio molto bassi e in passato è stata largamente impiegata per l’altissimo rendimento economico che era in grado di fornire. La bonifica per colmata idraulica replica, in forma controllata dall’uomo, processi naturali come la frana e il deposito fluviale.

Processo formativo, caratteristiche e classificazione

Nota già in epoca etrusca e romana, la colmata fu ampiamente praticata nel medioevo dagli Ordini monastici, Benedettini e Cistercensi, per il prosciugamento e la messa a coltura di notevoli porzioni di territorio fino ad allora improduttive. A partire dal XVII secolo venne impiegata estensivamente per la sistemazione di zone paludose e lo sfruttamento di aree agricole.

I sedimenti provenienti dall’erosione a monte, trasportati in sospensione dalle torbide correnti fluviali in piena, vengono fatti depositare su un terreno, dopo avervi condotto l’acqua. Derivate dal loro corso con un’opera di presa, le acque sono convogliate tramite un canale colmatore verso il sito che, recintato con argini di terra o legno, viene trasformato in un bacino di colmata, solitamente suddiviso in casse di colmata. Qui l’acqua deposita lentamente i sedimenti che trasportava e, trascorso un certo tempo, viene canalizzata, mediante l’apertura di una paratoia, verso un’opera di scolo e immessa quindi nello stesso o in altro corso d’acqua, oppure direttamente in mare. Calibrando i tempi di ingresso e di uscita delle acque in funzione dei tempi di sedimentazione del deposito, il livello del terreno viene innalzato gradualmente, anno dopo anno, fino a portarlo alla quota desiderata, ristabilendo le corrette pendenze. Una volta completata l’operazione, il terreno viene messo a coltura, trasformando la rete dei canali di bonifica in canali irrigui.

I tempi di esecuzione delle colmate idrauliche sono molto lunghi, superiori ai cento anni: la quota di sedimento lasciata ogni anno dalle acque, che può raggiungere anche il metro, si riduce notevolmente con il graduale costipamento del terreno sottostante e del deposito stesso sotto il peso degli strati successivi.

Spesso la colmata si accompagna a colture particolari, quali il riso, per garantire una produttività del terreno già in fase di bonifica.

La colmata idraulica impiega l’acqua e il suo deposito sfruttando l’energia potenziale dovuta alle diverse quote altimetriche, senza alcun impiego di energia esterna. L’avvento dell’energia elettrica ha, però, inciso sulle modalità di bonifica, causando il declino di questa antica tecnica, efficace e sostenibile, che, modificando gradualmente l’assetto idraulico di un territorio, arrivava a trasformazioni più stabili di quelle ottenute con bonifiche per sollevamento meccanico. Queste, introdotte a partire dal secolo scorso, hanno gradualmente sostituito la comata naturale, causando spesso effetti indesiderati, come la depressione delle acque di falda e il prosciugamento dei pozzi.

A seconda delle dimensioni della zona da colmare, e soprattutto in relazione alla geomorfologia del sito, si distinguono diverse tecniche di colmata. Oltre a quella descritta, indicata, per esteso, come bonifica per colmata idraulica naturale, si annoverano infatti: la colmata meccanica, che utilizza mezzi meccanici, quali le idrovore, per spostare l’acqua o per il trasporto diretto al sito del materiale impiegato per il riempimento; la colmata montana, o di monte, che consiste nella realizzazione di terrazzamenti in zone scoscese del territorio e nel successivo riempimento delle diverse aree in modo da costituire fasce pianeggianti facilmente coltivabili. In quest’ultimo caso il riempimento può essere ottenutoutilizzando le acque di un torrente e lasciandole depositare, come per la colmata idraulica, oppure trasportando i depositi con mezzi meccanici. Infine, è indicata dagli archeologi come colmata persiana l’accumulo dei materiali provenienti dalla distruzione dell’Acropoli di Atene da parte dell’esercito persiano (480 a.C.) e dal loro successivo interramento: in essa sono state trovate alcune tra le più preziose opere arcaiche ateniesi, ora conservate nel Museo dell’Acropoli.

Esempi

Bonifica del Nonantolese, operata dai Benedettini (a partire dal 749); bonifica del Polesine di Casaglia, attuata da Borso d’Este (1460); bonifica del territorio fra Lamone, Po di Primaro, il mare e la via Faentina, nel Ravennate, promossa da papa Gregorio XIII (1578); istituzione della Conservatoria della Bonificazione da parte degli Este a Ferrara (1580); bonifica Bentivoglio del fiume Enza, Reggio Emilia (XVI secolo); bonifica della Val di Chiana, opera dell’ingegnere V. Fossombroni per il Granduca Pietro Leopoldo I di Lorena (dal 1788); bonifica per colmata del fiume Lamone, Ravenna (1839 – in corso).

Bibliografia

Bellucci A., Le bonifiche della Provincia di Ravenna: bonifiche per colmata, Ravenna, 1925; Bevilacqua P., Rossi-Doria M., Le bonifiche in Italia dal ‘700 ad oggi, Roma-Bari, 1984; Constantinidis C., Bonifica ed irrigazione: principi idrologici, idraulici ed agropedologici, Bologna, 1981; Giandotti M., Sulle bonificazioni per colmata, in “Giornale del Genio civile” , V, 1910, 48, pp. 449-486.

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