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Comacini

Definizione – Etimologia

Maestranze di costruttori attive nell’Italia longobarda. Un lungo dibattito si è sviluppato circa l’origine del nome: l’interpretazione tradizionale, che proponeva di derivare l’aggettivo commacinus da Como, desta oggi molte perplessità. Più probabilmente il termine nasce da una corruzione del latino cum machinis, in riferimento all’uso d’impalcature (machinae) per i lavori di costruzione, oppure dalla radice alto germanica makjo, che significa “fare, costruire”.

Caratterizzazione

La presenza dei comacini è attestata dalle fonti documentarie, in particolare dai capitoli 144 e 145 dell’Editto di Rotari (643) e dal Memoratorium de mercedibus commacinorum, redatto durante il regno di Liutprando (712-744) o forse durante quello di Grimoaldo (661-671). Dal momento che non è possibile attribuire con certezza ai comacini opere di architettura conservate fino a oggi, la ricostruzione della loro attività può basarsi soltanto sulle informazioni fornite dalle fonti.
Si trattava di gruppi di maestranze, impegnate soprattutto nell’arte del costruire, ma anche nei lavori di decorazione e di rifinitura degli edifici. Dal momento che vengono sempre identificati come un soggetto giuridico collettivo, è presumibile che lavorassero in gruppi organizzati, in grado di spostarsi sul territorio e di offrire il loro servizio alla committenza laica ed ecclesiastica. 

Bibliografia

AA.VV., I magistri commacini: mito e realtà del Medioevo lombardo, Atti del XIX Congresso internazionale di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 2009; Bognetti G.P., I capitoli 144 e 145 di Rotari e il rapporto fra Como e i Magistri Commacini, in Studi in onore di M. Salmi, vol. I, Roma, 1961, pp. 155-166; Lomartire S., Tra mito e realtà: riflessioni sull’attività dei magistri “comacini” nell’Italia del nord tra XII e XIV secolo, in Della Torre S., Mannoni T. e Pracchi V. (a cura di), Magistri d’Europa, Como, 1997, pp. 139-154.

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