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Compatibilità fisico-chimica

Definizione – Etimologia

Insieme alla compatibilità meccanica, esprime un particolare requisito richiesto ai materiali e ai procedimenti utilizzati nella conservazione, altrimenti descritto come “affinità” od “omogeneità”. Il concetto s’inserisce nell’ambito di un’accezione più vasta del principio di compatibilità (strutturale, funzionale, figurativa) del restauro rispetto alla preesistenza e si è compiutamente assestato su questa particolare declinazione nella seconda metà del XX secolo.

Generalità

L’effettiva compatibilità fisico-chimica è stata perlopiù studiata per i materiali di produzione moderna e industriale, mettendo in luce l’inadeguatezza, in molti casi, del cemento (perché non traspirante, contenente sali e troppo rigido e resistente) e dei materiali plastici (ugualmente idrofobici, di composizione chimica totalmente diversa e spesso soggetti ad alterazioni, soprattutto cromatiche). Si è inoltre sottolineata la maggiore compatibilità dei prodotti inorganici, di composizione analoga a quella dei materiali da costruzione, rispetto a quelli organici.
Fenomeni d’incompatibilità possono comunque registrarsi anche con l’impiego di materiali tradizionali, quali il gesso (che, degradando, può solubilizzarsi e cristallizzarsi altrove), le cere, la caseina e l’olio di lino (che impediscono una buona traspirazione o si alterano producendo residui nocivi), oltre che, naturalmente, i metalli (che si corrodono, perdendo resistenza, aumentando di volume e macchiando il materiale limitrofo con i loro ossidi veicolati dall’acqua).
La compatibilità fisico-chimica, pertanto, non è soltanto condizionata dalla natura dei materiali e dei procedimenti utilizzati nel restauro, ma anche dalle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova l’edificio storico e dal comportamento nel tempo dell’intero sistema costruttivo.

Bibliografia

Atti del convegno Dalla Reversibilità alla Compatibilità (Conegliano, 13/14 giugno 2003), Firenze, 2003; Torraca G., La cura dei materiali nel restauro dei monumenti, Roma, 2001.

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