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Composito, Ordine

Roma, capitello composito e trabeazione dell'Arco di Tito (da J.M. Guénepin, "Envoi" de Rome, 1810).
Roma, capitello composito e trabeazione dell'Arco di Tito (da J.M. Guénepin, "Envoi" de Rome, 1810).

Definizione

La definizione del composito quale ordine architettonico si deve unicamente alla trattatistica rinascimentale. Gli studi condotti dagli architetti dal ‘400 in poi, basati principalmente sull’interpretazione degli scritti vitruviani e sull’osservazione diretta delle rovine del mondo romano, portano a una classificazione e canonizzazione degli elementi dell’architettura classica, quale modello di riferimento per l’epoca. Tra le differenti versioni che la trattatistica fornisce, le più note sono quelle di Serlio, Palladio, Scamozzi e Vignola, con il quale il canone si stabilizzerà definitivamente.

Generalità

Per comprenderne le peculiarità è necessario riconoscerne la derivazione dall’ordine corinzio, il quale è a sua volta una variante dell’ordine ionico antico in tutte le sue parti: plinto, colonna (base, fusto e capitello) e trabeazione.

Le sue dimensioni generali sono dettate dal modulo, il diametro di base del fusto, da cui un plinto alto 3 diametri, che sorregge una colonna di 10 diametri su cui poggia la trabeazione alta 2,5 diametri. Sul plinto, che riprende nelle proporzioni e nei profili quello corinzio, poggia una base di tipo ionico attico, anche se il Vignola attribuisce all’ordine la specifica variante composita. La base sorregge un fusto molto alto e slanciato che a sua volta sostiene il capitello, vero elemento distintivo del composito, derivante dalla sovrapposizione di un capitello ionico a quattro facce (ordine ionico) sulla parte inferiore del kalathos di un capitello corinzio con due girali di acanto (ordine corinzio), raccordati da un astragalo.

La tipologia è di origine romana, perfezionata e diffusa in tutto l’impero dall’età flavia in poi (Roma, Arco di Tito), per quanto esistano anche precedenti di età repubblicana (Roma, tempio di Apollo in Circo). La trabeazione è canonicamente composta da architrave, fregio e cornice, secondo proporzioni mutuate dal corinzio, sebbene il Serlio, ispirandosi all’ultimo ordine del Colosseo, ne elabori una versione in cui la cornice si espande fino a comprendere il fregio. L’architrave può essere bi- o tripartito, di chiara ispirazione ionica, con un fregio liscio o dal profilo convesso; la cornice, modiglionata o a travicelli, può prevedere o meno la presenza di una sottocornice a dentelli.

Bibliografia

Chitam R., Gli ordini classici in architettura, London 1985 (ed. it. Milano 1987), pp. 32, 76-84; Gìnouvès R., Dictionnaire méthodique de l’architecture grecque et romaine, II., Roma, 1992, pp. 103-104; Gros P., L’architecture romaine. II. Maisons, palais, villas et tombeaux, Parigi 2001, pp. 499-503; PRATELLI A. (a cura), Architettura del Baroccio da Vignola: concernente i cinque Ordini. La “Regola” del Vignola in una edizione del XVIII secolo, ristampa anastatica, Bologna 1984, pp. 52-63; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. I. Il Dorico, Napoli 1994, pp. 12-14.

 

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