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Compound

Definizione – Etimologia

Termine inglese, generalmente usato per indicare un abitato, appartenente allo stesso gruppo familiare, costituito da capanne o costruzioni in terra disposte in cerchio o in recinti quadrangolari, anche su due file, fronteggianti uno spiazzo centrale. Il compound è diffuso soprattutto in Africa occidentale, presso i Sudanesi e i Bantu, e nell’America centro-meridionale. Frequentemente il termine compound è usato anche per indicare un recinto o un comparto militare o governativo.

Derivazione – Processo formativo

Nel Neolitico il compound è la grande invenzione che sostituisce le grotte e gli accampamenti temporanei del Paleolitico. Il singolo manufatto edilizio, la capanna, ripete spesso la forma tonda di molti ricoveri paleolitici. Per l’associazione ravvicinata di più edifici prevale però la forma quadrangolare che ha il vantaggio di funzionare allo stesso modo in diverse scale, per quanto è consentito dalle irregolarità del terreno. Spesso le case sono attaccate tra loro sul fianco in modo tale che dall’esterno il compound si presenti come un muro continuo, senza aperture, con funzioni difensive e di argine per le alluvioni.

Nelle regioni dell’Africa occidentale e lungo il Niger la disposizione interna del compound si forma generalmente in un contesto di vicinato accomunato da legami parentali. Dal punto di vista morfologico può presentarsi con le singole abitazioni raggruppate disposte in cerchio o su due file con accesso da uno spiazzo centrale lasciato libero per le riunioni familiari. Spesso diversi compound, tra cui quello del capo, di maggiori dimensioni, formano un villaggio che può essere dotato di una cinta difensiva. All’interno del compound oltre alle capanne trovano spazio alcuni servizi collettivi come il granaio, il forno e una casa adibita a tempio.

Presso i Bozo, popolazioni dell’ansa centrale del Niger, è usanza la costruzione all’interno del compound anche della casa sakho, dove ragazzi e giovani non sposati, lasciate le loro famiglie, vivono prima del matrimonio. Spesso in uno stesso villaggio coesistono vari sakho e ognuno identifica un particolare gruppo etnico o un compound a rivelare anche il grado di competizione tra le varie etnie di una stessa comunità. Nelle comunità rurali batammaliba del nord del Togo e del Benin, quando viene disegnata la pianta di una nuova casa all’interno del compound, gli anziani della famiglia si riuniscono per valutarla e approvarla. Al proprietario spetta la preparazione della terra e la fornitura dell’acqua necessaria, oltre ai pasti e a una minima retribuzione in prodotti agricoli per il costruttore e i suoi aiutanti.

Le costruzioni tradizionali presentano forme diverse. Per la maggior parte si tratta di piccole unità abitative realizzatein terra (modellata a mano o in mattoni crudi), la cui superficie viene poi ricoperta d’intonaco. Sono caratterizzate spesso da pareti curve, tetti spioventi ricoperti di paglia, una singola porta sporgente, piccole finestre e in qualche caso fondazioni di pietra. In alcune regioni dell’Africa centro occidentale si utilizzano anche coperture realizzate in terra – a cupola o piane – con leggera pendenza. La vicinanza tra un compound e l’altro assicurava fin dall’antichità la trasmissione a voce dei messaggi all’interno dei raggruppamenti di villaggi-satellite collegati.

Bibliografia

Benevolo L., Le origini dell’architettura, Roma-Bari, 2002; Domian S., Architecture soudanaise: vitalité d’une tradition urbaine et monumental, Paris, 1989; Gardi R., Indigenous African Architecture, New York, 1974; Grottanelli V.L., L’uomo e la civiltà, Milano, 1965; Huet J.C., Villages perchès des Dogon du Mali: Habitat, espace et société, Paris, 1944; Morris J., Butabu, Architetture in terra dell’Africa occidentale, Milano, 2004; Prussin L., Sudanese Architecture and the Manding, in African Arts, V, 1970. 

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