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Concorso

Definizione

Il termine indica un insieme di procedimenti amministrativi, inerenti ai più disparati campi della funzione pubblica (impiego pubblico, appalti, concessioni di beni demaniali ecc.) ma tutti connotati dalla necessità che l’apprensione, da parte dei terzi, di un bene della vita scarso, non facilmente riproducibile e comunque governato dal pubblico potere, proprio per tal natura si renda disponibile solo in esito ad una gara, aperta o a tutti o (più sovente) a soggetti qualificati e indetta assicurando il massimo possibile di pubblicità e partecipazione. Gara destinata ad accettare, con garanzia di pari trattamento di tutti i partecipanti (cosiddetta par condicio) e di valutazione oggettiva e non discrezionale delle loro posizioni, a chi detto bene possa spettare legittimamente. C’è dunque uno specifico interesse pubblico a regolare il mercato relativo a detto bene, appunto per la peculiare sua natura, affinché sia assegnato solo a colui che, in base alla valutazione resa in corso di gara, dimostri di essere il più capace e meritevole a curare in modo ottimale tal interesse.

Il concorso, in tutti i contesti in cui la legge usa questo modulo procedimentale, è certo funzionalizzato – nel senso che è lo strumento di cura dell’interesse pubblico onde attribuire il bene della vita solo al migliore tra i concorrenti in valutazione – ma è anche molto strutturato, perché si articola in svariate fasi, tutte giuridicamente rilevanti, cioè tali da imporre ai concorrenti, a pena di esclusione dalla gara, il positivo superamento di ciascuna di esse. Si ha una prima fase, inerente alla scelta di indire la gara (p.es., con la delibera a contrattare: art. 11, c. 2, d.lgs. 163/2006; in materia di concorsi a pubblici impieghi: art. 3, d.p.r. 487/1994) in esecuzione della relativa programmazione (art. 128, d.lgs. 163/2006; art. 39, l. 449/1997 e art. 35, c. 4, d.lgs. 165/2001), che culmina con il bando, di cui va data adeguata pubblicità a termini di legge (p.es., in Gazzetta ufficiale: art. 4, d.p.r. 487/1994; art. 66, d.lgs. 163/2006).

Procedure

Il bando, che non abbisogna di puntuale motivazione – come neppure l’indizione (Cons. St., sez. V, 19.11.2009, n. 7243) a differenza di tutti gli altri atti della procedura – è la fonte delle regole che presiedono alla gara cui esso si riferisce e deve contenere il richiamo di tutte le norme applicabili al procedimento, l’indicazione del bene oggetto di gara e dei soggetti aspiranti, le modalità ed i requisiti di partecipazione, il tipo, i modi ed i tempi di selezione dei concorrenti e valutazione delle loro posizioni. Pur costituendo lex specialis della procedura, il bando va comunque integrato con tutte le norme di legge che, seppur non colà citate, riguardano in via diretta il bene da attribuire e non hanno bisogno di espresso richiamo (Cons. St., sez. VI, 26.01.2009, n. 350). In genere va preferita, specie a fronte di clausole oscure o complesse, l’interpretazione del bando che tuteli i concorrenti in buona fede, salvaguardandone così l’ammissibilità delle domande e consentendone la più ampia partecipazione, sì da tutelare l’interesse pubblico ad un più ampio confronto (Cons. St., VI, 27 ottobre 2009 n. 6567). Questo principio, però, non si applica se le clausole sono invece precise, le quali vanno perciò applicate con rigore e senza possibilità né di disapplicarle, né di interpretazioni manipolative (Cons. St., sez. IV, 7.07.2009, n. 4356).

Segue poi la fase di ammissione dei concorrenti, previa delibazione della tempestività della loro richiesta e dei requisiti, come indicati dal bando, che consentono loro di partecipare alla gara e l’accertamento del cui possesso consente il passaggio alle ulteriori fasi. Se i concorrenti non hanno tali requisiti, essi vanno esclusi dalla gara, di regola in base ad un atto espresso, contro cui vi è la possibilità di avere rimedi di giustizia. Ma se le clausole di ammissione contengono regole limitative verso i concorrenti, allora esse sono di per sé lesive e vanno subito impugnate, senza aspettare l’atto formale di esclusione. In tutti gli altri casi, invece, le clausole del bando sono contestabili unitamente agli atti che ne fanno applicazione. Poi vi sono le fasi del sostenimento delle prove selettive e della loro valutazione, della formazione della graduatoria, del controllo sulle operazioni di gara, nonché di assegnazione del bene della vita al vincitore legittimo. Una importante figura di concorso, nella materia degli appalti pubblici, è quella del concorso di progettazione, che la Direttiva 2004/18/CE definisce come la procedura intesa a fornire alla stazione appaltante, soprattutto (ma non solo) nei settori di urbanistica, edilizia, architettura, ingegneria o elaborazione dati, un piano o progetto (per i lavori pubblici, di livello pari ad un progetto preliminare) selezionato da una commissione giudicatrice in esito ad una gara, con o senza l’assegnazione di un premio.

Tale concorso serve in ogni ambito, oltre a quelli dianzi indicati, in cui sia opportuno acquisire all’esterno della stazione appaltante una peculiare elaborazione o un significativo apporto creativo del professionista. Esso quindi è un’offerta pubblica con cui il committente promette di acquistare, premiandoli o meno, un progetto o un’idea progettuale, che una commissione reputa i migliori, sul piano qualitativo ed economico, in relazione ad una data esigenza da soddisfare. Si ha così l’acquisto di un’opera dell’ingegno (il progetto), a differenza di quanto accade nell’appalto di progettazione, che ha per oggetto la scelta di un certo professionista, tra tutti i concorrenti ammessi a gara, affinché questi effettui una prestazione professionale rivolta allo specifico risultato della redazione del progetto. Nella gara per la progettazione, onde garantire un’effettiva concorrenza, non possono esser comunque invitati meno di dieci professionisti ed il bando deve fissare regole precise e non discriminatorie di ammissione e, soprattutto, tali da evitare nocive confusioni tra requisiti (ossia la soglia minima di affidabilità del futuro aggiudicatario) e criteri di giudizio dell’offerta (rispondenza del progetto redatto alle esigenze del committente). Con il pagamento del premio, quest’ultimo acquista la proprietà del progetto vincitore ed al relativo redattore, se possiede i requisiti indicati nel bando, possono esser affidati, a trattativa privata diretta, i successivi livelli di progettazione.

Siffatto procedimento si applica pure ai concorsi di idee ex art. 108, c. 1, d.lgs. 163/2006, che invece servono all’acquisizione di una proposta ideativa da remunerare con il riconoscimento di un congruo premio. In tal tipo di concorso, che è aperto ai professionisti ammessi ai concorsi di progettazione ed ai lavoratori subordinati (esclusi i dipendenti della stazione appaltante che bandisce il concorso) abilitati all’esercizio della professione e iscritti al relativo ordine professionale secondo l’ordinamento nazionale di appartenenza, il concorrente predispone la proposta ideativa nella forma più idonea alla sua corretta rappresentazione. Per i lavori pubblici, il bando non può chiedere un tipo di elaborato di livello pari o superiore ad un progetto preliminare.

L’idea premiata è acquisita in proprietà dalla stazione appaltante e può esser posta a base di un concorso di progettazione o di un appalto di servizi di progettazione, alla cui procedura è ammesso a partecipare il premiato se ne possiede i relativi requisiti soggettivi. Anche in questo caso il committente può affidare al vincitore del concorso di idee la realizzazione dei successivi livelli di progettazione, a trattativa negoziata diretta, ma solo se tal facoltà sia prevista dal bando ed il soggetto possieda i requisiti di capacità tecnico-professionale ed economica posti (è un obbligo inderogabile) nel bando in rapporto ai livelli progettuali da sviluppare.

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