Concrezione (struttura e degrado) | Wikitecnica.com

Concrezione (struttura e degrado)

Dal latino concretum e da concretio-concretionis che significa addensamento, aggregazione di materiale inizialmente disciolto.
Concrezione come processo di degrado: fenomeno caratterizzato dalla formazione di un deposito compatto, di estensione limitata, sviluppato preferenzialmente in una sola direzione, non coincidente con la superficie lapidea, che può assumere forma stalattitica o stalagmitica (UNI 11186:2006). La formazione di concrezioni è legata alla presenza di acqua e alla natura del materiale lapideo (calcari, arenarie, travertini) ed è sempre connessa all’erosione delle superfici interessate. Le piogge debolmente acide, infatti, possono reagire chimicamente con le pietre erodendone la superficie; fra i prodotti delle reazioni vi è il bicarbonato di calcio che, per la sua alta solubilità, viene trasportato dal percolamento dell’acqua fino a raggiungere una zona di ristagno dove, con l’evaporazione del liquido si ha il deposito e la formazione di cristalli di calcio (CaCO3). Anche la condensa notturna, che si deposita sulle superfici architettoniche, innesca un processo simile.
Le costruzioni in concrezione: si definiscono così le costruzioni realizzate mescolando insieme materiali differenti a formare una massa plasmabile che, con reazioni chimiche di presa e indurimento, solidifica formando un nuovo corpo. Il costituente dotato di proprietà coesive è detto legante; gli inerti servono invece a limitare la formazione di fessurazioni da ritiro e a conferire migliori caratteristiche meccaniche al composto, una volta solidificato. Il termine viene solitamente impiegato per indicare i conglomerati a base di calce, noti fin dagli Egizi, ma impiegati più largamente dai Greci e soprattutto dai Romani. Il conglomerato romano era ottenuto impastando calce e sabbia con acqua e inerti di varia natura; l’inserimento di pozzolana conferiva poi al composto ottime caratteristiche meccaniche e proprietà idrauliche. L’impasto così ottenuto poteva essere gettato fra casserature lignee e adeguatamente costipato per realizzare strutture, come fondazioni e sostruzioni in acqua, dove erano richiesti elevati spessori e caratteristiche meccaniche modeste. L’opus caementicium, caratterizzato da economicità e rapidità di fattura, venne poi impiegato anche per la realizzazione di volte e cupole (volte e cupole in concrezione). Il procedimento costruttivo prevedeva l’impiego di centinature lignee, sopra le quali potevano o meno esser disposti mattoni rettangolari di faccia, intervallati da altri di taglio per l’ammorsatura con il conglomerato. Il getto avveniva disponendo strati sovrapposti di malta e di inerti. Si utilizzavano inerti più pesanti (travertino) negli strati inferiori, sostituiti da quelli di minor peso nelle parti alte (tufo, mattoni, lava vulcanica) dove venivano inserite anche anfore e tubi fittili. Nelle strutture più impegnative l’esigenza di limitare l’impiego di onerose centinature lignee portò all’adozione di nervature in mattoni interconnesse e di lacunari.
Nell’accezione più ampia del termine, fra le c. possono essere annoverate anche le costruzioni in calcestruzzo e i muri in argilla cruda, chiamati da Plinio il Vecchio muri formacei. Questa tecnica ha avuto ampia diffusione nelle aree caratterizzate da una bassa piovosità e da una facile reperibilità d’argilla. Per l’economicità di esecuzione era largamente impiegata per realizzare costruzioni più povere ma non mancano esempi di architettura monumentale. Il procedimento costruttivo consiste nella setacciatura della terra, con la rimozione di fuscelli e degli inerti più grandi, e la mondatura con acqua in quantità variabile con il contenuto d’argilla. L’impasto così formato, spesso arricchito con paglia, veniva gettato entro casserature lignee e battuto con mazzeranghe e pestelli. I casseri erano trattenuti da regoli lignei, che una volta rimossi, lasciavano sui muri fori passanti che connotano l’aspetto dei pareti in argilla cruda.

Copyright © - Riproduzione riservata
Concrezione (struttura e degrado)

Wikitecnica.com