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Consolare

Strada di comunicazione territoriale con funzioni principalmente militari, fatta realizzare da un magistrato romano (console) dal quale prende il nome.

Anche se la via Appia – già preceduta dalla Clodia, dalla Cimina, dalla Ferentana e dalla Salaria – fu il prototipo della rete stradale romana e la prima arteria con tracciato sistematico e regolare, le prime vere strade consolari furono la Cassia, la Flaminia e l’Aurelia. Queste attraversarono il territorio della Tuscia senza seguire nessun percorso antico. La via Cassia, posta tra la via Clodia da un lato e la via Cimina dall’altro, di cui ripercorreva l’antico tracciato fino a Sutri, puntava direttamente a nord per Bolsena, e successivamente fino a Chiusi e Arezzo. Da questa località nel 187 a.C. il console C. Flaminio condusse una transappenninica per Bologna, prolungata in seguito a Firenze da dove si poteva o valicare l’Appennino o raggiungere il Tirreno.

La via Flaminia fu la principale arteria per il nord della penisola. Essa venne fatta costruire dallo stesso console C. Flaminio negli anni compresi tra il 223 ed il 219 a.C. Attraversò l’Etruria falisca, l’Umbria, il Piceno, raggiungendo l’Adriatico a Fano e seguendo poi la costa fino a Rimini. La costruzione della strada, mirata alla colonizzazione dell’ager Gallicus che si estendeva tra Ancona e Rimini, fece sì che quest’ultima città divenisse l’avamposto per la conquista della Gallia Cisalpina, cioè della val Padana. Da essa infatti si prolungò la via Emilia, destinata a divenire il cardine per le comunicazioni di tutta l’Italia settentrionale. Quest’ultima strada fu tracciata subito dopo la seconda guerra punica, con la nuova fondazione, nel 187 a.C., di Bononia ad opera del console M. Emilio Lepido che nel 175 a.C. fece costruire un altro tratto che da lì portava ad Aquileia.

Nel 148 a.C. il console S. Postumio tracciò la via Postumia da Aquileia a Genova, passante per Verona, Cremona, Piacenza e Tortona. Nel 132 a.C. il console P. Popilio condusse la via Popilia da Rimini a Padova, lungo la costa per Adria e Ravenna, completando un precedente tracciato del console T. Annio.

L’altra strada consolare di notevole importanza fu la via Aurelia, dal console Aurelio Cotta, condotta lungo il mare Tirreno dapprima fino a Cosa, poi fino a Luni, ed, infine, nel 109 a.C. prolungata attraverso il territorio dei Liguri fino a Genova e Vado. La strada venne a rappresentare la spina dorsale delle comunicazioni per l’Alto Tirreno ed in seguito ancora per le Gallie.

Con l’espansione romana verso l’interno appenninico, nel territorio degli Equi e dei Marsi, dopo la fondazione delle colonie di Alba Fucens e di Carseoli, tra gli ultimi anni del IV e l’inizio del III secolo a.C., fu prolungata la via Tiburtina-Valeria, dal nome di un magistrato della gens Valeria. Nell’Italia meridionale, dopo il prolungamento della via Appia fino a Brindisi, da Capua nel 132 a.C. fu condotta una strada che raggiungeva Reggio Calabria, la via Popilia, iniziata da T. Annio e conclusa dal console Popilio, ricordato per la costruzione delle vie omonime della val Padana. Questa strada passava per Sala Consilina, Morano Calabro, Cosenza e Vibo Valentia.

Nell’ultimo secolo della Repubblica fu realizzata la via Cecilia, tracciata dal console L. Cecilio Metello probabilmente al tempo di Silla. Assai discussa nell’identificazione del percorso, sembra si distaccasse dalla via Salaria a Rieti per raggiungere l’Adriatico passando per Amiterno ed Atri. Infine, in Sicilia, la via Valeria, dal nome del console Valerio, collegava la città di Messina con quella di Palermo.

Bibliografia

Radke R., Viae publicae romanae, Bologna, 1981; Quilici L., Quilici Gigli S., Introduzione alla topografia antica, Bologna, 2004; Quilici L., Viae publicae romanae, Roma, 1991.

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