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Contrapposizione

Atto, effetto del contrapporre, da contrappórre, verbo transitivo “mettere contro”, riflessivo “mettersi contro”. 
Dal latino tardo contrappositio, -onis, derivato dal latino contrapōnere, composto da cŏntra, “contro” e pōnere, “porre”. 
Presenza o istituzione di un rapporto di antitesi, opposizione o confronto. 
In composizione architettonica, operazione volta a porre in relazione elementi, sistemi, organismi di qualità opposti e spesso complementari. Si danno contrapposizioni di vuoti e pieni, di elementi verticali e orizzontali, di opaco e trasparente ecc.
Nella critica d’arte si può parlare di linguaggi che operano per contrapposizione in tutti quei casi in cui un sistema di regole è costituito a partire dalla ricerca di un rapporto antinomico rispetto ad un altro linguaggio, e che pertanto non producono regole autonomamente, ma per negazione. Si può parlare di linguaggi che operano per contrapposizione, ad esempio, per il Manierismo o, in epoca contemporanea, per il Decostruttivismo.

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