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Copertura (costruzioni)

Definizione

Dal lat. tardo cooperire (coprire), chiusura superiore. In edilizia, la copertura svolge funzione protettiva dagli agenti atmosferici e di definizione superiore degli spazi: può essere la porzione sommitale di un involucro edilizio, che delimita un volume interno dall’ambiente esterno, o semplicemente la schermatura superiore di uno spazio aperto, quale una tettoia o una pensilina. La copertura è formata essenzialmente da uno strato con scopo di protezione, detto manto, eventuali elementi di isolamento termico o acustico e da un sistema portante (norma UNI 8089 – Copertura e relativi elementi funzionali).

Generalità

Oltre ai carichi permanenti, la copertura sopporta quelli accidentali quali l’affollamento delle persone (per copertura praticabile), della neve e del vento, con fenomeni di depressione e spinta anche dal basso nel caso di coperture aperte, (d.m. 14.01.2008, Norme Tecniche per le costruzioni, Capitolo 3.3). Sia i carichi della neve che del vento variano molto a seconda delle località e possono essere combinati in varie configurazioni, per verificare la resistenza della copertura nelle condizioni più sfavorevoli.
Esistono numerosi tipi di coperture, diverse per forme geometriche, materiali impiegati, tipo del manto e delle strutture, che trovano giustificazione nel clima, e nelle funzioni di protezione che devono svolgere.
Una classificazione delle coperture può essere fatta fra quelle derivanti dal sistema trilitico e quelle a volta o a cupola; le prime possono essere di morfologia piana (a terrazza) o a falde (a tetto). Le coperture sono solitamente dotate di un’orditura portante principale di elementi (travi o capriate) che resistono a sforzi di flessione, taglio e trazione e che supportano un’orditura secondaria (travetti o arcarecci); tali sistemi possono essere articolati in diverse configurazioni, tra cui lo schema alla lombarda e quello alla piemontese. Nello schema alla lombarda le travi (arcarecci) sono parallele alla linea di gronda e poggiano su muri a timpano o su capriate trasversali; nella configurazione alla piemontese le travi principali, dette anche falsi puntoni, poggiano sul muro di colmo e sui setti paralleli alla linea di gronda.
Le coperture possono essere continue o discontinue (norma UNI 8178): per le prime l’impermeabilizzazione è garantita da uno strato di tenuta; per le seconde la tenuta all’acqua è data dalla pendenza della copertura superiore, con un’inclinazione minima a seconda del tipo di materiale e della geometria degli elementi del manto. Mentre le coperture piane appartengono alla categoria delle coperture continue, le coperture inclinate rientrano generalmente in quella delle coperture discontinue.
In funzione dei materiali impiegati, le coperture si possono distinguere in pesanti e leggere: fra le coperture leggere possiamo annoverare le tensostrutture.
Le coperture possono anche essere classificate per la loro dimensione, a seconda che coprano spazi limitati o strutture collettive o industriali: a partire dall’Ottocento, lo sviluppo della tecnica delle costruzioni ha permesso la realizzazione strutture di notevole luce, impiegando grandi strutture metalliche, coperture prefabbricate modulari, coperture a shed, sino alle volte geodetiche, ai pilastri a fungo e alle tensostrutture.

Bibligrafia

AA. VV., Le coperture impermeabilizzate e isolate, serie «Le guide di modulo», supplemento al n. 9, Milano, 1985; Capomolla R., Moranti S., Vittori C., Solai, coperture e volte, Roma, 1995; Landini F., Roda R. (a cura), Costruire a regola d’arte, vol. 3, Milano, 1990; Schunck E., Finke T., Jenisch R., Oster H.J., Atlante dei tetti, Torino, 1998.

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