Copertura inclinata (tecnologia) | Wikitecnica.com

Copertura inclinata (tecnologia)

Sezione di dettaglio linea di gronda di copertura inclinata (fonte: A. Lauria, I manti di copertura in laterizio).
Sezione di dettaglio linea di gronda di copertura inclinata (fonte: A. Lauria, I manti di copertura in laterizio).

Definizione

È la copertura di un edificio costituita da uno o più piani inclinati, si tratta della soluzione più diffusa nella tradizione costruttiva. La consuetudine individua la copertura inclinata nel tetto a falde.

Generalità

L’argomento viene affrontato già da Vitruvio, nel Libro II del suo De Architectura (metà del I secolo a.C.), “[…] i tetti non poterono sostenere le piogge […], successivamente […] facendo gli spioventi ricoperti con fango spalmato i tetti inclinati condussero in giù le acque cadenti […]”. È altresì vero che non è solo la tradizione a mantenere viva la sua applicazione, ma anche la buona affidabilità che tale soluzione tecnologica possiede. Successivamente i maggiori trattatisti, nel corso dei secoli, indicano la copertura a falde inclinate quale elemento tecnico di maggiore complessità costruttiva del sistema edilizio.

La manualistica riferisce che i romani, con la creazione della capriata lignea, hanno introdotto attraverso l’impiego di elementi strutturali lignei vincolati tra loro un innovativo sistema autoportante, capace di eliminare le spinte oblique che funziona come dispositivo statico di semplice appoggio sui muri perimetrali dell’edificio e allo stesso tempo risolve il problema delle grandi luci libere.

Caratteristiche, elementi e terminologia

La copertura a falde inclinate è per definizione una copertura discontinua, in quanto il componente di tenuta è costituito da elementi di dimensione minore rispetto alla superficie del tetto da coprire e gli elementi stessi non sono saldabili fra loro, ma solo sovrapponibili e, se necessario, ancorabili.

Nella tradizione costruttiva italiana si hanno due tipi costruttivi di orditura a supporto di una copertura inclinata: orditura alla lombarda e orditura alla piemontese. Nell’orditura alla lombarda si trovano i falsi puntoni in corrispondenza dei pilastri con un interasse medio di 3÷4,50 m; su di essi si dispongono le travi, squadrate o tonde, in senso orizzontale (arcarecci); l’interasse varia tra 1,20÷1,70 m fino alla trave più alta che costituisce il colmo. In genere, sotto la parte terminale dei puntoni, si fissano delle mensole (passafuori), sporgenti per 0,70÷1,00 m, che hanno lo scopo di portare la grondaia. Nell’orditura alla piemontese la trave di colmo poggia su pilastri centrali, sul muro di spina o su capriate che distano tra loro 3÷4,50 m. Tra il muro perimetrale e il colmo, a un interasse di 1,30÷1,70 m, lungo la linea di massima pendenza, si fanno appoggiare i falsi puntoni. Sul muro perimetrale questi ultimi sono inchiodati o fissati al dormiente o banchina variamente costituito, mentre in corrispondenza del colmo sono uno a uno opposti tra loro, fissati da un lungo chiodo e/o da una controcatena in legno o ferro di dimensioni ridotte.

Quando nel fabbricato non esistono pilastri o muri di spina su cui appoggiare le teste dei puntoni, occorre procedere altrimenti a sostenere la copertura, con la pendenza necessaria. Si possono adottare in questo caso capriate di varie forme e dimensioni, proporzionali alle luci da coprire. Per luci di 5÷7 m, le capriate sono costituite da due puntoni, catena e monaco; per luci di 7÷10 m, occorrono anche due saettoni; per luci superiori, si può anche adottare il tipo a palladiana irrobustito da una controcatena orizzontale.

L’elemento che assicura la protezione dall’acqua è costituito da tegole, coppi, scandole e lastre ondulate o nervate prodotte in diversi materiali che realizzano la tenuta all’acqua in particolari condizioni di pendenza della struttura.

La pendenza, adeguata in base al materiale impiegato e alle condizioni ambientali, impedisce le infiltrazioni attraverso le discontinuità dello strato di tenuta. L’inclinazione delle falde è, infatti, in funzione delle caratteristiche climatiche del luogo, che riflettono normalmente i variegati modelli architettonici delle tradizioni locali. I climi piovosi e con modeste precipitazioni nevose adottano pendenze su valori del 30-35%, mentre per climi asciutti con precipitazioni scarse sono consentite pendenze lievemente inferiori; diversamente avviene nei climi rigidi, dove c’è un’abbondanza di precipitazioni a carattere nevoso, qui le pendenze possono arrivare al 150%.

La terminologia di riferimento per gli elementi e i componenti della copertura inclinata è la seguente:

  • falda, elemento di tetto che ha un’unica pendenza;

  • linea di colmo, incontro di due falde del tetto;

  • linea di gronda, linea da cui parte la copertura;

  • compluvio, incontro di due falde a pendenza convergente;

  • displuvio, incontro di due falde a pendenza divergente;

  • pendenza, misurata dalla retta di massima pendenza della falda;

  • gronda, parte della falda che sporge dai muri;

  • cartella, piano verticale portante ricavato tra due falde poste a diversa quota;

  • conversa, lastra impermeabile a protezione dei compluvi;

  • colmi, pezzi speciali della copertura, tipicamente di forma arcuata, posti lungo l’omonima linea;

  • bocche di lupo o aeratori, necessari per la ventilazione degli ambienti sottostanti o della stessa struttura;

  • canale o doccia, per la raccolta dell’acqua piovana, dotato di leggera pendenza e confluente nei tubi pluviali;

  • cicogne, ferri di sostegno dei canali;

  • tubo pluviale, per lo scarico dell’acqua.

Materiali e tecnologia

Il manto di copertura rappresenta l’elemento maggiormente caratterizzante per la copertura inclinata; infatti, l’impiego di materiali, sia tradizionali sia, soprattutto, innovativi, consente di modificare, a seconda dei contesti ambientali, le tipologie edilizie. I materiali più usati per la realizzazione delle coperture sono:

  • pietre naturali (come l’ardesia);
  • pietre artificiali (ardesia artificiale, fibrocemento inchiodato ai listelli e altre);
  • laterizi (coppi, tegole marsigliesi, tegole curve, tegole alla romana);
  • materiali metallici (lamiera in acciaio, rame, alluminio, zinco-titanio o altri metalli o leghe);
  • materiali bituminosi (bitume fillerizzato e protezione in graniglia);
  • materiali trasparenti (come vetro, policarbonato, onduline in PVC).

Oltre al legno, soluzioni strutturali molto usate per la costruzione di coperture inclinate sono il cemento armato e gli elementi laterocementizi. Le solette in cemento armato pieno vengono usate soprattutto quando si devono superare ampie luci; generalmente hanno un comportamento statico a piastra. I solai in laterocemento sono di tipo variabile con travetti gettati in opera o prefabbricati a seconda della facilità costruttiva o della reperibilità in loco dei materiali. Questo tipo di struttura, per il maggior peso rispetto a quella in legno, provoca notevoli spinte orizzontali che devono essere opportunamente assorbite dalle strutture verticali e da cordoli orizzontali posti in circolo al margine della falda.

Infine, per quanto concerne le prestazioni termoigrometriche, per le coperture inclinate possono essere individuate le seguenti tipologie:

  • copertura non isolata termicamente e non ventilata;

  • copertura non isolata termicamente ma ventilata;

  • copertura isolata termicamente e non ventilata (tetto caldo);

  • copertura isolata termicamente e ventilata (tetto freddo).

Bibliografia

Acocella A., Tetti in laterizio, Roma 1994; Acocella A., Torricelli M.C., Il tetto come elemento di architettura, Carate Brianza, 1999; Barbisan U., Laner F., Capriate e tetti in legno, Milano, 2001; Galliani G.V., Tecnologia del Costruire, Firenze, 2002; Lauria A., I manti di copertura in laterizio, Roma, 2002; Schunck E., Finke T., Jenisch R., Oster H.J., Atlante dei tetti, Torino, 1998.

Riferimenti normativi

UNI 8627:1984 Edilizia. Sistemi di copertura. Definizione e classificazione degli schemi funzionali, soluzioni conformi e soluzioni tecnologiche; UNI 8629-1:1992 Membrane per impermeabilizzazione di coperture. Caratteristiche prestazionali e loro significatività; UNI 8089:1980 Edilizia. Coperture e relativi elementi funzionali. Terminologia funzionale.

 

Copertura inclinata (tecnologia)

Wikitecnica.com