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Cornice

Delfi (Grecia), Santuario di Athena alla Marmarià , trabeazione della tholos, IV sec. a.C. (foto G. Rocco).
Delfi (Grecia), Santuario di Athena alla Marmarià , trabeazione della tholos, IV sec. a.C. (foto G. Rocco).

Definizione – Etimologia

Gr. κορωνίς, γεῖσον, lat. corona. È l’elemento orizzontale di coronamento in aggetto rispetto alle superfici verticali dell’edificio, con specifica funzione di proteggerle dall’acqua piovana. Per analogia formale sono similmente definiti elementi affini, come le cornici marcapiano, di imposta degli archi, di inquadramento di porte e finestre, di parapetto e alla sommità di basamento o di edificio (cornicione).

Tipologia

Nell’ambito degli ordini architettonici la cornice è l’elemento della trabeazione che sovrasta il fregio. Nell’architettura egizia è sempre costituita da un alto e profondo cavetto, la gola egizia, raccordato alla struttura sottostante da un profilo a semicerchio (Karnak, piloni del tempio di Ramses III).
Negli ordini greci, la cornice si compone di sottocornice e gocciolatoio e, in alcuni casi, può essere lavorata nello stesso blocco della sima. Si distinguono diverse tipologie in base agli ordini e alla posizione della cornice nell’edificio. Nella cornice dorica la sottocornice si articola in una fascia orizzontale e in un piano obliquo aggettante sul quale si dispongono a intervalli regolari, detti viae, i mutuli, elementi parallelepipedi sulle cui facce inferiori si trovano le gocce, disposte in tre file da sei; sul margine esterno della sottocornice un solco continuo profilato a cavetto funge da gocciolatoio, la cui superficie esterna si configura come una fascia orizzontale coronata da un profilo a becco di civetta, ornato da un motivo a foglia dorica (kyma dorico). Questa è la configurazione tipica di età classica (Olimpia, tempio di Zeus); in età arcaica si assiste a una certa variabilità in disposizione, numero e dimensione relativa degli elementi.
Nell’ordine ionico la cornice prevede un soffitto profilato a cavetto, la cui terminazione costituisce il gocciolatoio; anche qui, la fascia verticale esterna è coronata da una modanatura. Questa configurazione si ritrova, però, anche nelle cornici frontonali dei templi dorici, come cornice rampante. In ambito ionico, il gocciolatoio può essere reso più aggettante tramite l’utilizzo della sottocornice a dentelli. Questa, che in età arcaica si trova in assenza di fregio in edifici di non grande impegno monumentale, entrerà a far parte della cornice ionica canonica dal IV sec. a.C.
In età ellenistica, il fenomeno della commistione degli ordini farà si che un ordine dorico possa essere completato da una cornice ionica (Kos, palestra del Ginnasio occidentale).
Gli sviluppi formali relativi alla diffusione dello ionico dall’età ellenistica, specie in area pergamena e rodio-alessandrina, hanno portato alla produzione di varianti tipologiche come la cornice modiglionata (Atene, II ordine della stoà di Attalo). Questa, estesamente adottata in ambito italico e romano, presenta una sottocornice molto sporgente sostenuta da i modiglioni, mensole parallelepipede o modanate; tra questi si creano spazi quadrangolari decorati, i cassettoni. La cornice a modiglioni diventerà quella canonica dell’ordine in associazione al capitello corinzio, specie a partire dall’età augustea (Roma, tempio di Marte Ultore).
Nella ripresa dell’antico in epoca rinascimentale e barocca la cornice modiglionata troverà numerose applicazioni (Firenze, palazzo Rucellai).

Bibliografia

Gros P., L’architecture romaine. II. Maisons, palais, villas et tombeaux, Paris 2001, pp. 491-494; Rocco G., , Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. II. Lo Ionico, Napoli 2003, pp. 29-30, 188-192 ss; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. I. Il Dorico, Napoli 1994, pp. 44-46.
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