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Coro

Colonia (Germania), coro lungo del duomo.
Colonia (Germania), coro lungo del duomo.

Definizione – Etimologia

Dal gr. χορός “adunanza di uomini in cerchio”, indica la danza con canti e l’ambito in cui si svolge e dal latino chorus, ovvero gruppo di cantori e luogo ove si canta.
In architettura definisce, nelle chiese cristiane, lo spazio dietro, intorno o davanti all’altare dove si riuniscono i religiosi per officiare con canti le funzioni religiose; indica anche l’insieme delle sedute, dette stalli. Poiché il termine corrisponde non tanto ad un preciso spazio all’interno della chiesa quanto alla funzione che in esso si svolge, nel tempo ha definito ambiti differenti in relazione alle modifiche della liturgia. Col tempo esso è poi diventato identificativo della zona occupata dai religiosi (presbiterio), indipendentemente dal fatto che vi si svolgano canti, e viene spesso impropriamente usato per indicare la terminazione della chiesa.

Storia

A prescindere dalla posizione occupata dal coro, rimane costante nei secoli la tradizione, iniziata alle origini del Cristianesimo, di isolarlo dalla navata mediante separazioni di vario tipo. Le caratteristiche di tali separazioni sono congruenti con gli usi liturgici dell’epoca, relativamente al rapporto tra clero e fedeli, e quindi la loro posizione, dimensione e qualità, muta in funzione di essi. Uno degli spazi più antichi destinati al coro era la schola cantorum, un recinto marmoreo rettangolare posto di fronte all’altare, spesso rialzato di uno o due gradini, costituito da pilastrini e plutei o transenne finemente scolpiti, traforati e intarsiati, che circondavano le semplici sedute in pietra per i cantori e includevano amboni o pergami (S. Clemente e S. Sabina a Roma). Si ipotizza che questa tipologia si sia diffusa nel VII secolo a seguito del grande impulso dato da papa Gregorio Magno (540-604) alla celebrazione con canti in latino (esempio più antico del V sec. negli scavi nella Basilica di S. Marco a Roma). Nei secoli successivi sono compresenti le due soluzioni del coro davanti o dietro l’altare maggiore, in ogni caso circondato da un arredo fisso.

Nell’architettura bizantina tale recinto era delimitato da colonne architravate (iconostasi), con o senza cancelli sottostanti, che sostenevano tendaggi perché era diffuso l’uso di occultare alla vista dei fedeli l’area più sacra della chiesa.

In epoca altomedievale (secoli VIII-IX) il coro viene separato spazialmente dalla navata mediante l’aggiunta di una campata tra transetto e abside (Chorquadrat). Nell’architettura carolingia e ottoniana si trovano esempi di coro doppio, di cui uno all’ingresso della chiesa, a volte anche con propria cripta e transetto o in corrispondenza con un Westwerk, per conferire maggiore prestigio architettonico. Il coro multiplo (Staffelchor) è formato da più absidi di diversa altezza. I primi cori comparvero nelle chiese degli Ordini regolari per accogliere i monaci durante le funzioni; poi si estesero alle cattedrali e alle collegiate, ospitando i membri del capitolo.

Nel XII secolo è proprio l’innovativa struttura architettonica di quello che viene definito il coro dell’Abbaziale di Saint-Denis, vicino Parigi, che diventa il modello del nascente stile gotico, cui si ispirerà l’architettura religiosa di tutta l’Europa occidentale. In realtà si tratta della parte terminale della chiesa che presenta un grande sviluppo planimetrico poligonale, con l’abside che si espande nel doppio deambulatorio a cappelle radiali, attraverso fitti pilastri che sorreggono volte a crociera archiacute, conferendo grande slancio e luminosità all’intera struttura.

Nel gotico inglese si sviluppa un ulteriore spazio dietro al coro (Retrochoir), mentre in Spagna il cosiddetto trascoro si estende spazialmente lungo la navata. Già nelle chiese cistercensi, e in seguito nell’architettura degli Ordini mendicanti dell’Italia centrale, il coro acquisisce maggiore importanza per accogliere il crescente numero di frati: l’abside si contrae e i religiosi si insediano di fronte all’altare, nella crociera, nei transetti ampliati, e soprattutto nella parte terminale della navata, che si allunga notevolmente (S. Croce a Firenze). La divisione tra religiosi e laici viene ottenuta attraverso l’inserimento di alti tramezzi, grate o pontili (in fr. jubé, in ingl. screen, in ted. Lettner) che riequilibrano spazialmente la sproporzione della nave centrale, dovuta proprio all’inserimento del coro.

Nelle chiese degli Ordini mendicanti si assiste alla compresenza di un’altra tipologia, il coro lungo (Langchor): nell’Italia del Nord e nei paesi transalpini si ingrandisce e si articola lo spazio dietro l’altare, con una profonda cappella maggiore che crea quasi una chiesa contrapposta. Lo spazio del coro ospita gli scranni lignei costituiti da uno o due ordini di sedute con le superiori munite di alti dossali, separate da braccioli con colonnine o alette che vanno a sostenere in alto un coronamento a baldacchino. Spesso rappresentano l’arredo più prezioso e antico, manifestando la perizia raggiunta negli intagli e nelle tarsie dai magistri lignaminis. Il tornacoro (in ted. Chorumschranken) fa proseguire gli scranni della navata intorno all’abside, dietro all’altare, formando un recinto chiuso e continuo.

A seguito delle indicazioni del Concilio di Trento (1545-1563), il coro si sposta definitivamente dietro all’altare, nella configurazione che si mantiene sostanzialmente inalterata fino ad oggi. I recinti di separazione tra coro e navata perdono d’importanza, anche se rimangono presenti: vengono rimosse le scholae cantorum e i tramezzi (tali strutture sono infatti oggi scomparse dalla maggior parte degli edifici religiosi).

Nelle chiese monastiche, soprattutto degli ordini femminili, a tutela della riservatezza, vengono spesso creati dei cori o coretti in luoghi appartati, posti sopra o a lato della chiesa, dai quali i religiosi possono seguire la funzione e diffondere i canti attraverso grate lignee o metalliche.

Un’accezione del termine è quella di coro d’inverno o notturno che è costituito da un’aula, spesso completamente circondata dagli stalli lignei, adiacente alla sacrestia e posta al lato del coro della chiesa (definito in tal caso coro d’estate), dove i religiosi si recavano a pregare nelle stagioni fredde o di notte. Strutture con funzionalità e tipologia diversa sono invece le cantorie, in genere balconate a balaustrini in pietra o legno, a volte adiacenti o sottostanti all’organo, che ospitavano i cantori o i solisti.

Bibliografia

AA.VV, Enciclopedia italiana di scienze lettere ed arti, Roma, 1929-1936, a.v. Coro; Cabrol F., Leclerq H., Dictionnaire d’Archéologie Chrétienne et de Liturgie, Paris, 1907-1953, a.v. Chœur; Dehio G., Von Bezold G., Die kirchliche Baukunst des Abendlandes, Stuttgart, 1887-1901;  Viollet-le-Duc E., Dictionnaire raisonné de l’architecture française du XI° au XVI° siècle, Paris, 1856, a.v. Chœur.

 

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