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Corte

Cina, Pechino, portale d'ingresso di una casa a corte cinese (siheyuan).
Cina, Pechino, portale d'ingresso di una casa a corte cinese (siheyuan).

Definizione – Etimologia

Dal lat. medioev. curtis, derivato dal lat. cohors, comp. di co– e hortus, “orto”, “giardino”, “recinto” (gr. χόρτος), ma anche “schiera”, “guardia del corpo”, est. “signoria” e “fattoria”.
Genericamente uno spazio scoperto interamente o parzialmente circondato dal costruito (vani, porticati eccorte)

Generalità

Il termine si presta a molteplici definizioni e significati di natura architettonica, giuridica, economica, sociale, culturale, tutti variamente connessi con il concetto di chiusura, “limite”.
Nell’architettura rurale la corte è letteralmente un “recinto” ove si svolgono molte delle attività domestiche, oltre che quelle più direttamente connesse con il lavoro nei campi e con l’allevamento di sussistenza. Più tardi la fattoria a corte, con gli edifici costruiti attorno a uno spazio direttamente accessibile dall’esterno, sarà un vero e proprio tipo insediativo diffuso in molte regioni europee: la “villa rustica” romana, i casali fortificati altomedioevali, la hof nordeuropea fino alle ville toscane e venete del XVI-XVIII secolo.
Sebbene la corte propriamente detta svolga anche il ruolo di distribuzione dei vani che la circondano, il termine è spesso utilizzato anche come sinonimo di cortile, quando questo assume caratteri monumentali, grandi dimensioni e funzioni culturali e di rappresentanza. Ma la corte è innanzitutto un tipo di aggregazione morfologica delle cellule abitative intorno a uno spazio comune, privato o semipubblico, che segna la storia stessa dell’abitare e dell’insediarsi dell’uomo nel territorio (casa a corte). I “tessuti a corte” caratterizzano, infatti, buona parte delle città di lunga storia, ove la presenza di un tipo curtense si può ancora individuare, a livello di “sostrato”, nei tessuti storici della città contemporanea.
È questo il caso, ad esempio, dei grandi tessuti a corte di molte città islamiche così come delle “città imperiali” cinesi. Il tipo a corte, infatti, nella sua versione urbana, tende a occupare, per intero, la propria area di pertinenza, ove, in altre parole, la casa coincide con il lotto e viceversa (altri tipi residenziali tendono a distinguere nettamente, al contrario, l’area edificata da quella libera di “pertinenza”). In assenza, di altri condizionamenti di carattere economico, politico o religioso, i meccanismi e le logiche di formazione di questo spazio aperto, centro della vita familiare, influenzeranno con forza la costruzione e la trasformazione della città. La corte unifamiliare costituisce, in queste civiltà, un’importante unità edile e sociale: coincide con il clan familiare, di cui individua la “pertinenza”; segna il limite tra i “diritti comuni” e i “diritti individuali”, tra sfera pubblica e quella privata; costituisce la “cellula insediativa” elementare del più ampio mosaico urbano.
Esistono diversi esempi di corti familiari che si trasformano a seconda della cultura e della società di cui sono espressione: l’aulé greca, la casa ad atrium italica e romana, la siheyuan cinese. La corte, quasi sempre quadrangolare, può essere centrale o parzialmente eccentrica rispetto al lotto, può essere direttamente accessibile e visibile (attraverso una porta) dall’esterno (domus romana) o, al contrario, filtrata da uno spazio intermedio (la sqifa islamica, il piccolo cortile della siheyuan cinese), rimanendo, in ogni caso, il fulcro simbolico e funzionale dell’intera casa; è il punto d’unione tra natura e architettura: una natura domestica, a volte ricca di acqua e vegetazione, circondata da muri ma coperta dalla volta celeste.
La corte è anche un’organizzazione tipica dell’epoca feudale. Tra l’VIII ed il IX secolo, infatti, per curtis s’intende un’unità economico-giuridica pressoché autosufficiente, formata dall’insieme degli edifici e dei territori sottoposti al signore feudale; una forma insediativa di fondamentale importanza, che consentirà la stabilizzazione delle popolazioni rurali, favorendo un più efficace controllo del territorio evolvendosi, non di rado, in età comunale, in nucleo urbano vero e proprio, tanto da conservarne il toponimo.

Filoni tipologici: la corte collettiva

A partire dal Medioevo, in molte città mercantili il termine corte è stato usato per indicare dei complessi edilizi, spesso di natura assistenziale, realizzati attorno a un grande spazio collettivo comune, la corte appunto, che ne diverrà l’elemento identificativo, dando forma fisica e dignità urbana a una nuova unità “socio-edile” di vicinato, destinata a divenire un vero è proprio tipo insediativo.
L’individuazione della corte è stata, non a caso, per secoli, lo strumento fondamentale della progettazione edilizia ed urbana e dunque economico-sociale della città. Esempio storico tra i più significativi è quello veneziano, dove la Repubblica o altre istituzioni pubbliche (scuole, corporazioni di arti e mestieri) dal Trecento al Settecento provvide alla realizzazione di molti nuclei di edilizia popolare, generalmente imperniati su corti intese come “consapevoli” spazi di vicinato. Altri importanti esempi, sorti per iniziativa pubblica e privata, sono i medioevali beguinages e le successive hofjes (termine che letteralmente significa “corte interne”) olandesi, il caravanserraglio e la madrasa islamiche, i “vicoli-corte” cinesi.
La corte collettiva è, di norma, progettata in modo unitario a evidenziarne il carattere di “individuo edilizio” per eccellenza, con relativi portali di accesso, fronti esterne formalmente compiute (a volte assenti per essere la corte completamente inserita nel tessuto edilizio), fronti interne aperte sulla corte e non di rado, individuata da un toponimo specifico.

Esempi

I caratteri della corte variano sensibilmente a seconda delle epoche e delle culture edili che l’hanno prodotta e sviluppata nel corso del tempo. Per indicare l’ ampiezza di diffusione e la ricchezza degli esiti dei diversi processi formativi, si preferisce qui indicare, piuttosto che edifici singoli, alcune tipi di corte di cui si riconosce il valore storico e paradigmatico: l’aulè greca, l’atrium italico e romano, la màdrasa, l’hazira iraniana, la cour d’honneur dello château barocco francese. Le corte veneziane (Corte del Teatro Vecchio a San Cassiano, Corte di Ca’ Dell’Angelo).
Per le corte collettive è utile ricordare: i beguinages medioevali (il Beguinhoff di Amsterdam), le hofjes olandesi, i Höfe tedeschi, le calli-corte veneziane (la “Marinarezza”, Calle Larga dei Volti ai Cereri), il caravanserraglio, i “vicoli-corte” cinesi. Innumerevoli, infine, gli esempi moderni.

Bibliografia

Buti G.G., La casa degli indoeuropei, Firenze 1962; Caniggia G., Strutture dello spazio antropico, Firenze 1976; Delmann F., Haus und Hof in Altertum, Berlin 1927; Gazzola L., La casa della Fenice, Roma 1999; Maretto M., Il paesaggio delle differenze. Architettura, città e territorio nella nuova era globale, Pisa 2008; Petruccioli A., After Amnesia. Learning from the Islamic Mediterranean urban fabric, Bari 2007; Strappa G., La casa di abitazione, in Carbonara P., Architettura pratica, vol. I (agg.), Torino 1989.

 

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