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Crepidine

Dal gr. ϰρηπίϛ, lat. crepido, basamento. Parte esterna di un basamento gradonato (crepidoma), al di sopra dell’eutyntería di un edificio, costituito da gradini il più elevato dei quali, spesso di altezza maggiore, è lo stilobate o il toichobate del muro, con cui si identifica il piano di spiccato. Il numero dei gradini è variabile: nei templi dorici classici la crepidine ne comprende di solito tre, che aumentano a sette e più negli edifici templari ionici di età ellenistica.
La crepidine può essere interrotta da una rampa che agevola l’accesso al piano di calpestio interno. L’alzata dei gradini può essere un semplice piano verticale oppure, dall’età tardo-classica, può presentare riseghe, lavorate a sottosquadro, che ampliano la profondità della pedata e creano una linea d’ombra alla base che sottolinea il disegno del gradino. Si tratta di uno sviluppo dell’apergon in senso decorativo.

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. I. Il dorico, Napoli, 1994, p. 30.

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