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Crescent

Bath (Gran Bretagna),  Royal Crescent, John Wood il Giovane, 1767-1775.
Bath (Gran Bretagna), Royal Crescent, John Wood il Giovane, 1767-1775.

Definizione – Etimologia

Termine inglese (letteralmente luna crescente) che indica una fila di abitazioni a schiera disposte a mezzaluna o con andamento semiellittico o curvilineo, ricalcante spesso le curve di livello, e caratterizzata da un fronte continuo rivolto verso un giardino.

Derivazione – Processo formativo

I primi crescent sono quelli realizzati a Bath da John Wood il Giovane tra il 1767 e il 1775 (Royal Crescent), da John Eveleigh nel 1787 (Camden Crescent) e da John Palmer nel 1794 (Landsdown Crescent), nel corso della grande ondata speculativa che dalla fine degli anni Settanta del secolo condusse alla urbanizzazione dei terreni più periferici della cittadina.
Il maestoso Royal Crescent, una semiellisse di 180 metri di sviluppo con 30 unità abitative affiancate e sviluppate su più livelli per tutta l’altezza dell’edificio, presenta il fronte curvilineo aperto su un vasto spazio a giardino e caratterizzato da una sequenza ritmica in cui l’ordine ionico gigante si eleva su un basamento bugnato che corrisponde al piano terra. Gli ambienti principali delle case sono collocati sulla facciata rivolta verso il grande prato e il paesaggio mentre sul retro sono posti i servizi con affaccio su un giardino privato. Appare significativa la scelta di non realizzare una piazza nello spazio concavo delimitato dall’edificio, quanto piuttosto di destinarlo a verde pubblico quale elemento di mediazione tra la campagna circostante e le nuove addizioni urbane.
Camden Crescent ha invece una disposizione leggermente più aperta e dinamica. L’edificio si appoggia al pendio e la mediazione tra il costruito e il paesaggio è maggiormente spinta. Nel caso di Lansdown Crescent, poi, la scelta di assecondare il variare delle linee di pendenza della collina porta allo sviluppo di un impianto che si snoda lungo le pendici con andamento sinuoso. Il profilo delle facciate è condizionato dall’altimetria e Palmer rinuncia all’idea del blocco unico compatto in favore di un insieme di abitazioni che degradano in altezza e assumono quell’elemento pittoresco che costituirà il fattore caratterizzante e maggiormente apprezzato di questi interventi.
La nuova tipologia residenziale diviene presto molto richiesta poiché, oltre a conferire alle abitazioni borghesi una veste architettonica innovativa e monumentale, offre per la prima volta la possibilità di possedere una casa in città affacciata su un’ampia zona di verde. Inoltre l’uniformità dei fronti architettonici, se da un lato ha reso il crescent un modello insediativo adatto alla gestione dei suoli da parte dei privati, dall’altro ha consentito alle municipalità l’esercizio di un controllo più diretto sulla speculazione edilizia in termini di decoro urbano. Solo dietro l’uniformità architettonica della facciata, infatti, è consentito ai singoli proprietari un margine di diversificazione planimetrica.
Tra i crescent più noti sono a Londra quelli di Klemington e Regent Park (1812-1822) di John Nash, anche se già nel 1798, nell’ambito di un concorso per la ricostruzione del London Bridge, George Dance aveva redatto un progetto a scala urbana, poi non realizzato, che, riprendendo il tema della strada diagonale presente nei piani di Wren e Evelyn del 1666, mirava a collegare in modo diretto la cattedrale di San Paolo al ponte attraverso un grandioso crescent al cui interno si elevava il monumento a Wren. A questo doveva contrapporsi, all’imbocco del ponte dall’altra sponda del fiume, un secondo emiciclo al centro del quale doveva trovare posto un obelisco. I nodi costituiti dai due crescent e dalla cattedrale di San Paolo generavano raggiere di strade che regolavano l’intera progettazione urbana sulle due rive del Tamigi.
Sulla base del progetto originario di Nash per Regent’s Park del 1812 in cui vengono progettati crescent e terrace, si realizza il raccordo attraverso Portland Place tra Regent’s Street e Regent’s Park, mediante edifici dall’aspetto monumentale con facciate dall’impaginazione classica e vista sul parco.
Anche ad Edimburgo a partire dal 1767 l’edificazione della città nuova continua in direzione della collina attraverso nuovi concorsi e una serie di addizioni residenziali, sperimentando modelli morfologici aventi per matrice il crescent e il circus. Si ricorda il progetto, non realizzato, di Robert Crichton presentato al concorso bandito per la costruzione dei terreni a nord (1766) in cui un imponente crescent imposta a raggiera tutta l’urbanizzazione, in antitesi con il progetto vincitore di J. Craig incentrato sulla ripetizione di isolati ortogonali strutturati su un’arteria di collegamento (George Street) tra due piazze (St. George’s Square e St. Andrew’s Square). In entrambi gli esempi, ampie aree di terreno a parco costituiscono il carattere vincente del tipo insediativo. La saldatura della New Town di Edimburgo si completerà a partire dal 1822 con l’edificazione dei terreni privati del Moray Estate, interessante combinazione assiale di crescent e circus con carattere di novità e originalità urbanistica. Il complesso, con l’ampio crescent di collegamento con la vecchia città a nord, è caratterizzato da ampi spazi lasciati a verde, circondati da fronti architettonici a cui il linguaggio neoclassico delle facciate e l’uniformità delle altezze conferiscono un aspetto di sobria monumentalità.
Questi modelli insediativi sarebbero stati riproposti in altri centri inglesi, quali Buxton (Derbyshire) e Brighton.
Con l’età moderna sembra delinearsi un significato più generale del termine. Tra i numerosi esempi di crescent del Novecento ricordiamo quelli progettati da Le Corbusier e Pierre Jeanneret nel 1931 per il piano regolatore di Algeri. Progetto d’avanguardia e di stimolo alla riflessione sull’abitazione e sulla città, soprattutto a partire dai tardi anni Sessanta, il piano cosiddetto Obus per Algeri imposta una serie di crescent variamente articolati tra loro per la nuova espansione residenziale di Fort-l’Empereur, collegata con un ponte al centro degli affari. Le caratteristiche proprie del tipo – uniformità dei fronti su strada, reiterazione di elementi architettonici in facciata, scelta della migliore esposizione, possibilità di realizzare in serie elementi tecnologici standard, inserimento dinamico e diretto nel verde, possibilità di personalizzare all’interno ciascuna unità abitativa – consentono a Le Corbusier di approfondire una ricerca tipologica e morfologica sulla residenza, quale matrice generativa per l’ espansione della città.
Tra i numerosi esempi di interventi moderni assimilabili ai crescent si segnalano il quartiere residenziale Watergate a Washington del 1961 (L. Moretti con P.L. Borlenghi e M. Fisher), mirabile esempio di inserimento residenziale nel verde attraverso le forme dettate dalla matrice curva, con gli alloggi rivolti verso il fiume Potomac, e l’Unità residenziale Olivetti a Ivrea del 1968-71 (R. Gabetti, A. Isola, L. Re) impostata su un lungo arco di cerchio, parzialmente interrata per il dislivello del terreno e caratterizzata sul lato concavo da una facciata uniforme in curtain wall.
Per la reiterazione degli elementi e la conseguente riduzione dei costi, nonché per l’alto valore qualitativo nello sfruttamento dei suoli a vantaggio del verde, i crescent sono stati impiegati nel Novecento anche per strutture insediative universitarie (Florey Building del Queen’s College, Oxford 1966-71 di J. Stirling) e per interventi residenziali di edilizia economica e popolare: crescent del quartiere INCIS di Decima a Roma (L. Moretti, V. Cafiero, I. Guidi, A. Libera, 1960) e del quartiere Forte di Quezzi a Genova (L.C. Daneri, 1956-57).

Bibliografia

Greco A., Remiddi G., Luigi Moretti. Guida alle opere romane, Roma, 2006; Ison W., The Georgian Buildings of Bath: from 1700 to 1830, (Bath 1949), Bath, 1969; Tentori F., Vita e opere di Le Corbusier, Roma-Bari, 1999; Youngson A.J., The Making of Classical Edimburgh 1750-1840, Edimburgh, 1966; Zucconi G., La città dell’ Ottocento, Roma, 2008.

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