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Curia

Definizione – Etimologia

In origine, struttura organizzativa del popolo romano e per traslato luogo pubblico dove si riuniva il senato o venivano officiate, dai rappresentanti del popolo, cerimonie religiose e civili, tanto a Roma quanto nelle colonie e nei municipi. Dal Medioevo, poté indicare assemblee di laici o di ecclesiastici dedicate alla cura della giustizia o l’insieme di uffici preposti a specifiche funzioni amministrative, nonché gli edifici sedi delle rispettive attività.
Il termine affonda le sue origini nell’organizzazione sociale proto urbana di Roma, derivando da co-viria (con + viri, “comunità di uomini”).

Generalità

L’edificio-santuario, rappresentativo delle trenta curie romulee, costituì il cuore politico/sacrale della città sino dal periodo regio, quando tale sede si riconosceva prima nelle Curie Veteres, ai margini del pomerium romuli presso la valle del Colosseo, poi nelle Curie Novae del Celio. Ma questi sono ancora edifici dedicati più a funzioni religiose, che a quelle politico/amministrative, almeno fino alla costruzione, presso il foro e in diretta comunicazione con il comitium, della Curia Hostilia, voluta da Tullo Ostilio come sede per il senato. Dopo il 44 a.C., l’edificio fu sostituito dalla Curia Iulia (ideologicamente collegata al Foro di Cesare), che ancora si conserva nella ricostruzione di Diocleziano. Si tratta di un aula rettangolare, con uno spazio centrale compreso fra due ali di gradini e con la tribuna della presidenza sul fondo. Il suo chalcidicum costituiva il fondale dell’angolo nord-est del foro romano. Nelle altre città, la curia era simbolicamente posta in diretta comunicazione con il foro, o, in taluni casi, era inglobata nella basilica. Aveva prevalentemente impianto rettangolare, a volte quadrato o absidato, spesso dotato di ordini interni per migliorarne l’acustica.

Bibliografia

Gros P., L’architettura romana. Dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell’alto impero. I monumenti pubblici, Milano, 1996; Vitruvio, De architettura, a cura di Gros P., V, 2, 1-2, Torino, 1997 e note.

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