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Cuspide

Definizione – Etimologia

Dal lat. cuspis, punta, lancia, asta. Termine che indica un elemento architettonico o decorativo la cui forma è contraddistinta da un angolo acuto. In forma di aggettivo (cuspidato) si usa per definire una facciata con timpano acuto; se ha una sola cuspide si dirà monocuspidato, bicuspidato se ne ha due e così via. Con cuspide si definisce anche la parte più elevata di una costruzione che termina con una struttura appuntita piramidale o conica, detta anche guglia o pinnacolo.

Caratterizzazione

L’impiego della cuspide si fa risalire al mondo antico in architetture di area microasiatica e alessandrina. Numerosi sono gli esempi: il più famoso è il mausoleo di Alicarnasso, dove una peristasi di colonne sorregge una grande cuspide a gradoni. Questo modello ha influenzato numerosi mausolei romani, tra i quali il piccolo mausoleo di Fescìna presso Quarto (Na): costruito in opera reticolata, probabilmente nel I secolo d.C., si conclude con un’alta cuspide, impostata su una pianta esagonale.
L’impiego delle cuspidi trova però la sua massima espressione soprattutto sui monumenti romanici e gotici, applicate sulle facciate delle chiese, nella parte terminale dei campanili o dei contrafforti esterni. Inizialmente le loro forme erano piuttosto contenute e poco elevate, coniche o piramidali a base quadrata; successivamente presero la forma di piramidi a base poligonale, per divenire infine anche molto acute nell’architettura gotica. La cuspide fu anche impiegata come puro motivo ornamentale in cibori e tabernacoli. Vedi anche le voci: edicola, fastigio, flèche, ghimberga, guglia, mausoleo, pinnacolo, retablo, tabernacolo.

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