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Danno ambientale

Definizione

Il danno ambientale, espressione di un principio fondamentale del diritto dell’ambiente, è stato introdotto nel nostro ordinamento dall’art. 18 della legge 8.7.1986, n. 349, il quale stabiliva: “qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l’ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l’autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato”.

Generalità

Tale normativa era modellata su quella generale dell’illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., e quindi restava centrale l’accertamento del carattere colpevole della responsabilità imputabile all’autore del danno, con finalità essenzialmente riparatorie. Su questa disciplina sono poi intervenute le direttive europee, intese a realizzare una tutela effettiva dell’ambiente, preferendo allo strumento risarcitorio l’azione preventiva e i rimedi ripristinatori. Il risultato sono le norme oggi vigenti del d.lgs. del 6.4.2006, n. 152, che hanno profondamente innovato l’istituto.

Anzitutto, è stata introdotta una definizione di tale danno, identificato con “qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima” (art. 300, d.lgs. 152/2006). Inoltre, la normativa attuale ha abbandonato il requisito della violazione di legge e l’attenzione ai profili soggettivi della responsabilità, concentrandosi sul mero fatto lesivo in sé e sull’esigenza obbiettiva di porvi rimedio. Per questo, alla nozione generica di responsabile del danno il legislatore ha sostituito quella di “operatore che esercita una attività rilevante in materia ambientale”, definito come “qualsiasi persona, fisica o giuridica, pubblica o privata, che esercita o controlla un’attività professionale avente rilevanza ambientale oppure chi comunque eserciti potere decisionale sugli aspetti tecnici e finanziari di tale attività” (art. 302, co. 4, d.lgs. 152/2006). Si tratta di una nozione neutra e tipica, tale da identificare i soggetti che, per la natura stessa delle attività che svolgono, sono investiti di responsabilità oggettive in tema di tutela ambientale, e cui incombono gli obblighi di prevenzione e ripristino del danno.

Un’altra esigenza discendente dal diritto comunitario era quella di individuare un unico soggetto titolare dei poteri di tutela dell’ambiente: questo è oggi il Ministro dell’ambiente, cui il d.lgs. 152/2006 assegna tutti i principali compiti in materia di prevenzione e riparazione dei danni all’ambiente. Tuttavia, la Direzione generale competente, della quale lo stesso decreto prevedeva la creazione, non risulta a tutt’oggi istituita, e ciò ha reso finora ineffettive le previsioni del 2006; tale circostanza rischia di comportare un indebolimento dell’azione di tutela ambientale, se si considera che nel nuovo assetto normativo alla concentrazione di funzioni in capo al Ministero dell’ambiente ha corrisposto un ridimensionamento delle competenze riconosciute alle associazioni di tutela paesaggistica e ambientale, cui la normativa previgente attribuiva il potere di agire in giudizio a tutela dei relativi interessi “diffusi” (possibilità, invero, formalmente mantenuta in vita dall’art. 310, d.lgs. 152/2006).

Quanto alla disciplina concreta, come detto questa si caratterizza per la netta preferenza per le azioni di prevenzione e ripristino, con un’articolata regolamentazione delle attività preventive (art. 304) e ripristinatorie (artt. 305-306) cui l’operatore può essere tenuto e dei poteri ministeriali in materia; solo in seconda battuta si aggiunge una normativa più tradizionale sul risarcimento del danno (in forma specifica o per equivalente), anche in questo caso con la previsione di particolari competenze in capo al Ministero dell’ambiente (artt. 311 ss.).

Bibliografia

Giampietro F. (a cura), La responsabilità per danno all’ambiente, Milano, 2006.

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