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Darsena

Napoli, la Darsena in una immagine dei primi anni del Novecento. Foto R. Troncone, Archivio Fotografico Parisio, Napoli.
Napoli, la Darsena in una immagine dei primi anni del Novecento. Foto R. Troncone, Archivio Fotografico Parisio, Napoli.

Definizione – Etimologia

Dall’arabo dāraş-sinā‘ah (casa dell’industria, fabbrica), attraverso il volgare genovese. Parte interna di un porto caratterizzata dalla presenza di uno specchio d’acqua, generalmente artificiale, del tutto riparato. Solitamente la darsena è posta in diretta comunicazione con i bacini di carenaggio ed è circondata da banchine, officine, magazzini e depositi per il ricovero e la riparazione delle imbarcazioni (arsenale).

Generalità

La darsena presenta di norma una forma rettangolare allungata e risulta orientata secondo la direzione dei venti dominanti. Il suo sbagliato posizionamento può comportare, infatti, fenomeni di risonanza del moto ondoso che pregiudicano la sicurezza degli ormeggi. Il numero, la dimensione e la disposizione planimetrica degli specchi d’acqua è funzione sia delle particolari condizioni del luogo – e segnatamente dell’andamento della linea di costa – sia di considerazioni di carattere funzionale ed economico.

Diverse possono essere le tipologie di darsene: secondo un primo modello – utilizzato ad esempio nel Pons de Fos a Marsiglia – la struttura viene organizzata a raggiera intorno a un solo bacino di evoluzione; in altri casi, invece, la forma si ramifica a partire da un unico canale di ingresso che dà accesso a più bacini per la movimentazione delle imbarcazioni. Nei porti che presentano una diga foranea di protezione dal moto ondoso parallela alla linea di costa, le darsene sono disposte a pettine, in direzione ortogonale rispetto al canale di accesso. 
Come si è detto, la forma più comune di darsena è quella rettangolare, ma non mancano esempi di bacini con disegno planimetrico diverso, nel caso di particolari condizioni topografiche: parallelogramma con ponti obliqui (Genova), triangolo o trapezio (Algeri).

Le dimensioni della darsena variano a seconda del numero di imbarcazioni da alloggiare e dell’organizzazione nella movimentazione delle merci. La lunghezza deve essere pari a quella della nave più grande da ospitare, aumentata di almeno 30-40 m, necessari per le operazioni di manovra e ormeggio; la profondità dello specchio d’acqua deve superare di circa un metro l’altezza della chiglia della nave, misurata nelle condizioni di massima immersione dello scafo.

A partire dagli ultimi anni del XX secolo, in molte città italiane hanno preso avvio progetti di riqualificazione degli specchi d’acqua delle antiche darsene ormai in disuso e delle aree ad essi limitrofe.

Esempi

Genova

Le strutture della prima darsena, nei pressi dell’antico Mandracchio, risalgono all’ultimo quarto del XIII secolo: nel 1276, infatti, «appresso il molo … fu cominciato un ricettacolo ossia una stazione secura per li vascelli marittimi, che genovesi nominavano darsena» (A. Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova…, Genova, 1854, p. 453). Appena qualche anno più tardi, la darsena venne articolata in tre bacini separati da piccoli moli (Arsenale, Darsena delle Galere e Darsena del Vino), su disegno dell’architetto Marino Boccanegra. Una torre fu eretta a difesa dello specchio d’acqua e intorno ad esso cominciarono a sorgere magazzini e depositi che costituirono l’arsenale vero e proprio. La darsena venne più volte bonificata e risistemata nel corso dei secoli, per poi essere notevolmente ampliata nel ‘600. Solo nel 1876, in seguito a una cospicua donazione del duca di Galliera destinata al potenziamento del porto, si avviò il processo di cessione al Comune della darsena ad uso di depositi commerciali, secondo il modello londinese dei docks, funzione che ha mantenuto fino alla Seconda Guerra Mondiale.

La riqualificazione dell’area della darsena di Genova ha avuto inizio negli anni ’90 del XX secolo con l’approvazione di un Programma di Riqualificazione Urbana (PRU Darsena), nell’ambito degli interventi previsti per il G8. Il progetto, frutto di un accordo di programma tra Comune, Autorità portuale, Regione Liguria e Università degli Studi, e aggiudicato tramite concorso internazionale all’architetto spagnolo Guillermo Vasquez Consuegra, ha completamente trasformato l’area portuale che ha trovato nel nuovo Museo del Mare ‘Galata’ il suo fulcro nevralgico.

Milano

L’ampliamento della darsena di Porta Ticinese fu realizzato nel 1603, contemporaneamente alla sistemazione della Conca di Viarenna, per volere del governatore spagnolo Pedro Enríquez de Acevedo, conte di Fuentes, in occasione della costruzione delle nuove fortificazioni cittadine, delle quali il bacino segue l’andamento esterno, costituendo quasi un allargamento del fossato. Lo specchio d’acqua sorgeva all’incontro tra il Naviglio Grande, dal quale l’acqua entrava, e quello di Pavia, dal quale usciva, ed era alimentato dal fiume Olona. Una volta completato l’intero sistema navigabile milanese, tutti e cinque i navigli sbucavano all’interno della darsena di Porta Ticinese, divenuta nell’Ottocento vero e proprio porto e scalo commerciale.

Il periodo di più intensa attività della darsena si raggiunse proprio alla metà del secolo, mentre all’inizio del Novecento lungo le sue sponde sorsero importanti stabilimenti industriali. Il bacino svolse la sua funzione commerciale fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale e nel 1979 l’ultimo barcone carico di sabbia ormeggiò al suo interno.

Nel 2004 il Comune di Milano concesse l’intera area a una società per la realizzazione di un parcheggio interrato, ma i lavori furono sospesi per l’elevato valore archeologico della zona. Come esito di un concorso internazionale vinto dal gruppo Bodin & Associés, l’area, una volta riqualificata, rivestirà un ruolo di importante attrattiva turistica e culturale nell’ambito dell’Expo 2015.

Napoli

La nuova darsena di Napoli fu costruita nella seconda metà del XVII secolo su progetto dell’architetto certosino fra Bonaventura Presti, come testimoniato da un disegno del 1666 conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Lo specchio d’acqua e gli edifici su di esso prospettanti sorgevano a occidente del porto di epoca angioino-aragonese, sì da formare una struttura militare nettamente separata rispetto all’antico scalo che conservava, invece, la sua vocazione più marcatamente commerciale e mercantile. L’opera venne realizza, nonostante svariate contestazioni, a partire dal 1668 dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti nell’area antistante l’arsenale cinquecentesco, tra Castelnuovo e il mare. La darsena venne rimodernata nell’Ottocento, in seguito alla demolizione del Torrione San Vincenzo, e gli edifici circostanti furono ampliati al fine di potenziare le attività dei depositi e dei magazzini.

L’intera area portuale di Napoli, compresa la darsena, è attualmente oggetto di un programma di riqualificazione urbanistica, architettonica e funzionale promosso dalla Holding pubblica Nausicaa S.p.a. (costituita fra Autorità portuale, Comune, Provincia e Regione) che nel 2004, tramite concorso internazionale, ne ha affidato la progettazione al gruppo capeggiato dall’architetto francese Michel Euvè.

Bibliografia

Colletta T., Napoli, città portuale e mercantile. La città bassa, il porto e il mercato dall’VIII al XVII secolo, Roma, 2006; La darsena di Genova. Un progetto di recupero, Genova, 1987; Simoncini G. (a cura), Sopra i porti di mare. II. Il Regno di Napoli, Firenze, 1993; Tommasicchio U., Manuale di ingegneria portuale e costiera, Cosenza, 1998.

 

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