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Decoro

Dal latino decere, “convenire”, essere adatto e da decus-decor, “convenienza, dignità, ornamento”. 
In Vitruvio (I, 2, 5-7) il decoro è il bell’aspetto dell’opera composta di membri ben commisurati, corrispondenti alla statio (concordanza del tempio al dio cui è consacrato) alla consuetudo (rispetto della tradizione nell’accostamento delle parti) e alla natura (adeguata localizzazione e disposizione degli ambienti). 
Nel XVI sec. il decoro è convenienza d’atti e di cose alle condizioni di uomo onorato con particolare richiamo all’ideale classico di dignità e con riferimento all’aspetto sociale: il decoro è elemento essenziale, con la comodità, per l’abitazione del gentiluomo e via via fino a quella del principe (Serlio, VI libro). 
Per Vasari (Introduzione dell’Architettura) il decoro è specificamente in rapporto con il sistema delle proporzioni basate sul corpo umano; nel XVIII secolo permane il significato di bellezza come convenienza delle parti. Con il XIX secolo il termine cade progressivamente in disuso.

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