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Decumanus

Definizione – Etimologia

Asse geometrico orientato, ideale proiezione di una linea immaginata in cielo, che, come il cardo, nel sistema romano della suddivisione agraria e urbana di un territorio costituisce il principale riferimento urbanistico per il tracciamento delle unità particellari e per la delimitazione delle proprietà. Per estensione indica anche tutte le strade di un impianto urbano che mantengono un andamento parallelo al decumanus maximus. Il sostantivo, variante di decimanus, deriva da decumus, forma arcaica di decimus per “decimo”.

Il termine viene usato nell’agrimensura e nell’urbanistica, ma anche nella dottrina augurale e aruspicina etrusca da cui, secondo gli autori latini tardo-repubblicani, la tecnica agrimensoria deriverebbe. Non tutti gli autori contemporanei concordano pienamente con questa ipotesi.

Generalità

Certamente il decumanus era uno dei limites, tracciati di vie parallele o perpendicolari che insieme costituivano il sistema di delimitazione usato sia nella centuriazione (la limitatio, ossia la suddivisione dei terreni agricoli assegnati ai coloni) che nella castrametatio (relativa alla conformazione degli accampamenti militari e delle città di fondazione). I quadrati delimitati dai decumanus e dai cardines erano detti centuriae (perché costituiti da 100 heredia, circa 50 ha) e, secondo il sistema più diffuso, misuravano 20 actus di lato (circa 700 m).

L’incrocio tra i limites era segnalato da un decussis (forma contratta di decum, decem, e as e stessa radice di decumanus), elementi in pietra incisi secondo l’ortogonalità delle due linee. Il tracciamento degli assi era eseguito da tecnici agrimensori detti gromatici, da groma, il nome dello strumento con quattro fili a piombo applicati alle estremità di una croce con il quale era possibile traguardare perpendicolarmente le direzioni (dal greco gnoma, attraverso l’etrusco gruma).

Il decumanus maximus costituiva l’asse viario principale, di larghezza maggiore rispetto agli altri, anche rispetto al cardo maximus, nei confronti del quale vanterebbe dunque una priorità. L’interpretazione dell’etimologia di decumanus è dibattuta e ne coinvolge direttamente il significato. Secondo alcuni, il termine sottolinea il riferimento non al dieci come valore, ma alla forma del simbolo con cui, nel sistema di numerazione latina, veniva indicata tale quantità, ovvero alla lettera X. Secondo questa lettura, sarebbe evidenziato dunque l’incrocio tra due linee a 45°, sottolineando la perpendicolarità dei limites. In questo modo sembrerebbe evidenziata la sua subalternità al cardo, il quale, se interpretato come cardine dell’universo Nord-Sud, porterebbe il decumanus ad essere letto come asse del percorso del sole, da Est a Ovest (Varrone e gli scrittori gromatici). Sennonché sono attestati anche orientamenti Nord-Sud del decumanus, come nel caso dell’ager Campanus. Inoltre si conoscono esempi di centuriazioni molto antiche (IV-III sec.), come quelle delle colonie latine di Cosa, Alba Fucens, Luceria e Cales, che presentano divisioni costituite solo da decumanus senza cardines o nei quali questi non mostrano pari importanza.

Dunque il decumanus costituisce certamente l’asse principale della centuriazione e, secondo una diversa interpretazione, il suo nome deriverebbe, seguendo un passo di Siculo Flacco, dalle centuriazioni più antiche che prevedevano distanze tra i decumani di 10 actus (invece che 20). Tracce di centuriazione di questo tipo sarebbero state riconosciute nel territorio di Cures e in quello pontino. Il decumanus divideva lo spazio circostante in una pars dextera e in una sinistra, e se l’asse può interpretarsi come rivolto da Nord a Sud, tali suddivisioni avrebbero coinciso rispettivamente con il versante occidentale e orientale.

Bibliografia

Castagnoli F., Centuriazione, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, vol. II, Roma, 1959, ad vocem; Castagnoli F., Sulle più antiche divisioni agrarie romane, in Id., Topografia antica. Un metodo di studio, vol. II, Roma, 1993, pp. 805-821; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 2007.

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