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Deposito superficiale

È considerato deposito superficiale tutto ciò che si posa sulla superficie originale di un manufatto prodotto dal trascinamento delle polveri circostanti formando una patina, che corrisponde al naturale invecchiamento del materiale. 
Se di colorazione bruno-nero-verdastra accompagnata dall’aumento di spessore e di adesione al substrato, indica invece sostanze inquinanti (solfati, nitriti e nitrati) spesso unite a colonizzazioni biologiche (alghe, funghi, batteri) lo si definisce come deposito inquinante, concrezione, solfatazione, crosta nera. 
Se non produce alterazioni il deposito superficiale può essere mantenuto fino a quando non diventa antiestitico. Se reagisce con la materia, generalmente, si tratta di trasformazione chimica, come nel caso della solfatazione del marmo. Nel restauro, la caratterizzazione qualitativa e quantitativa, effettuata mediante analisi di laboratorio, ne indirizza l’eventuale rimozione.

Bibliografia

Carbonara G., La reintegrazione dell’immagine, Roma, 1976; Torraca G., Problemi di conservazione delle superfici murarie esterne, Roma, 2001.

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