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Discontinuità

Derivato dal latino medievale discontinuus, il termine indica mancanza di continuità, interruzione nel tempo o nello spazio. In riferimento a composizioni spaziali, plastiche, cromatiche, ecc., categoria critica con cui si individuano anomalie rispetto a un sistema coerente e regolare.
Presente in architettura a tutte le scale progettuali, la discontinuità manifesta uno iato tra le parti che può assumere aspetti diversi: configurarsi come “taglio” quando un segno netto crea disgiunzione nella continuità di una superficie o volume; definirsi come “frattura” quando la linea di scissione non appartiene a un’unica giacitura; divenire “interruzione” quando la mancanza di una parte rende il sistema incompleto e/o instabile.
La discontinuità caratterizza la “scomposizione quadridimensionale” (da De Stijl in poi), quarta “invariante” del linguaggio moderno dell’architettura di B. Zevi (1973), e tutte quelle ricerche – come la decostruzione – volte a rompere l’unità compositivo-gerarchica dell’organismo.

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