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Domenicana, architettura

Origini

L’architettura domenicana nasce con Domenico di Guzman (1171-1221) fondatore dell’Ordine (Ordo Fratrum Praedicatorum, riconosciuto nel 1216) i cui compiti principali erano la conversione degli eretici e l’insegnamento della fede.

In una prima fase di fondazione i frati erano itineranti, alloggiando provvisoriamente e utilizzando chiese esistenti; nel periodo d’espansione, dal decennio successivo alla morte di Domenico, i frati sostavano più a lungo nei centri abitati ed i vescovi concedevano modeste chiese esistenti od oratori; intorno al 1240 si ebbe una graduale edificazione dei conventi con chiese adeguate; in un terzo periodo (intorno alla seconda metà del secolo XIII) un’ulteriore fase edilizia con ampliamento o completamento del convento e l’ingrandimento della chiesa precedente o la costruzione di una nuova.

Una grande diffusione nelle più importanti città europee si ebbe soprattutto tra il XIII e la fine del XIV secolo. Gli insediamenti si collocavano all’esterno od all’interno della cinta muraria cittadina: tra i primi vanno compresi i conventi dove l’impianto primitivo è rimasto immutato, quelli con impianto primitivo immutato ma successivamente inglobati all’interno di una nuova cinta, quelli inizialmente stabiliti fuori la cinta, poi distrutti e ricostruiti all’interno di questa. Tra i secondi i conventi fondati sin dall’origine entro la cinta urbana. Nobilitando il modello dell’ospedale come chiesa nel St. Jacques a Parigi (con due navate asimmetriche, tetto a capriate nella parte destinata ai fedeli, copertura a volta nel coro; tipo ripreso dalla prima chiesa domenicana di Tolosa,1229-1235) i domenicani hanno evidenziato le loro aspirazioni caritative e scientifiche (Schenkluhn 2000). Secondo lo stesso studioso, il S. Domenico a Bologna, luogo di sepoltura del fondatore, rappresenta una sintesi tra gli ospedali od edifici utilitaristici e la chiesa cistercense, attraverso la proposta di uno spazio sacro diviso in una chiesa “interiore” ed una “anteriore”, riservate rispettivamente ai frati e ai laici: la somiglianza con lo schema bernardino deriverebbe dal fatto che Domenico e i suoi seguaci si opponevano agli eretici nel sud della Francia, riprendendo il tentativo di conversione operato dai cistercensi. La separazione, realizzata a Bologna e nel S. Giovanni a Piacenza mediante la separazione di un settore della chiesa, era ottenuta a Parigi con l’inglobamento del coro in una delle due navate.

Legislazione

Le prime regole domenicane sull’architettura sono contenute negli statuti promulgati dai predicatori a Bologna nel 1220 in cui viene soprattutto definito il concetto di povertà: “mediocres domos et humiles habeant fratres nostri”. Tra il 1228 ed il 1241, oltre a ribadire che le case dovevano essere mediocres et humiles, si stabiliva: “murus domorum sine solario non excedat in altitudine mensuram duodecim pedum et cum solario viginti, ecclesia triginta”; la chiesa poteva essere coperta a volta solo sul coro e sulla sacrestia; in ogni convento dovevano essere eletti tre frati senza il cui consiglio gli edifici non potevano costruirsi (provvedimento successivamente escluso nella revisione a partire dal 1241); si introduceva anche la norma di punire coloro che avessero trasgredito le regole.

Sotto il generalato di Humbert de Roman (1254-63) venivano confermate le regole riguardanti la povertà, le altezze e la copertura a volta solo per coro e sacrestia. Nel 1263 venivano adottate norme riguardanti la decorazione, stabilendo che nei conventi non dovevano essere presenti “curiositates et superfluitates notabiles” in sculture, pitture, pavimenti ed altre simili cose che “paupertatem nostram deformant”. Dopo la metà del secolo XIII molte chiese domenicane furono costruite con coperture a volta (non soltanto sul coro e sulla sacrestia) ed anche eccedenti l’altezza stabilita; di fronte alla frequenza di queste violazioni ed all’impossibilità di correggere gli abusi adeguatamente, nel Capitolo generale del 1300, oltre a confermare l’obbligo della povertà, i domenicani abolivano le restrizioni riguardanti le altezze e le volte, ma ribadivano quelle sulle sculture e pitture.

Dall’inizio del secolo XIV l’ordine non fece ulteriori tentativi per modificare le regole, confermate nel 1300, riguardanti la decorazione e l’architettura che presenta in complesso varietà per tipologie e materiali costruttivi.

Tipologie

Il tipo a due navate asimmetriche (St. Jacques, Parigi) e tetto in legno, deriva dagli edifici ospedalieri, mentre quello a due navate eguali (St. Jacques, Agen), interamente voltato, dall’architettura conventuale; i progetti originariamente a due navate sono comunque una minoranza nell’architettura domenicana, risultando per la maggior parte da rielaborazioni ed ampliamenti. Comune è invece la chiesa ad aula unica, coro a terminazione rettilinea e una cappella per parte (S. Caterina, Pisa,1253-62); coro poligonale e cappelle radiali presenta la chiesa dei Giacobini a Tolosa, a due navate di eguale ampiezza (1325-1335, che sostituisce l’organismo precedente a due navate asimmetriche con tetto piano) sottili colonne circolari dividono la grande aula e sostengono volte a crociera nervate, cappelle laterali fanno da basamento all’edificio; S. Catalina a Barcellona (1250-1300, distrutta) aveva un’unica grande navata con cappelle laterali e coro poligonale, mentre le finestre superiori erano nella parete della volta.

Un coro a deambulatorio era presente soltanto nella chiesa a tre navate di Metz (distrutta). A Colmar, al coro lungo poligonale (1284-1291) veniva aggiunta una chiesa a sala (completata nel 1350) con alti pilastri circolari, tre navate, di cui quella maggiore coperta a tetto piano e quelle laterali ad uno spiovente; Skt. Blasius (1240-1290) a Ratisbona è un impianto basilicale a tre navate voltate con coro lungo poligonale tripartito incassato nella navata principale; S. Maria Novella a Firenze presenta tre navate voltate, transetto, coro rettangolare con due cappelle per lato; S. Domenico a Siena (1361) è una grande aula a tetto piano, transetto, coro rettangolare con tre cappelle per lato; tre navate con transetto, coro e cappelle poligonali ai lati di questo sono presenti in S. Niccolò a Treviso (1300-1348); tre navate voltate anche in SS. Giovanni e Paolo a Venezia (1333-1430) con transetto e coro poligonale con due cappelle poligonali per lato.

Ste. Madeleine a St. Maximin (1295-1532) è una grande basilica di fondazione reale, a tre navate voltate con cappelle laterali, senza transetto e coro poligonale con due cappelle poligonali. Per quanto riguarda i conventi veniva ripresa la tipologia cistercense: la chiesa era posta generalmente sul lato nord del quadrato del chiostro, dormitorio e sala capitolare sul lato est, a sud il refettorio, cucina e magazzini; sul lato ovest erano sistemati gli ambienti dedicati alle scuole, alla foresteria, ai novizi. Altri edifici all’interno della cinta conventuale ospitavano l’infermeria, le scuole, la biblioteca (inizialmente un ripostiglio per pochi libri e dal secolo XIV un locale adatto allo studio); nelle celle si trovava un discus per lo studio, mentre sotto il tetto era collocato un praedicatorium per gli esercizi di predicazione e le ripetizioni degli studenti.

Bibliografia

Barbaglia L., Mendicanti, Ordini (Architettura), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, V, Roma, 1978, coll. 1189-1212; Meersseman G.G., L’architecture domenicane au XIIIe siècle. Législation et pratique, in «Archivum Fratrum Praedicatorum», XVI, 1946, pp.136-190; Schenkluhn W., Architektur der Bettelorden. Die Baukunst der Dominikaner und Franziskaner in Europa, Darmstadt, 2000 (trad. it.: Architettura degli Ordini mendicanti, Padova, 2003); Sundt R.A., Mediocres domos et humiles habeant fratres nostri: Dominican Legislation on Architecture and Architectural Decoration in the 13th Century, in «Journal of Society of Architectural Historians», XLVI, 1987(4), pp. 394-407.

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