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Domus culta

Definizione – Etimologia

In lat. “casa coltivata”, la domusculta costituiva, in età medievale e nel Patrimonio di San Pietro (Lazio e Tuscia meridionale), parte del fundus; qui erano la casa padronale e il terreno, coltivato in economia, senza ricorso a locazioni enfiteutiche o altro.

Generalità e articolazione del concetto

Unità agricole, formate da fondi e possedimenti ecclesiastici, le domuscultae furono create ad opera di alcuni papi dell’VIII secolo (in particolare papa Zaccaria e papa Adriano I), al fine di riconquistare il territorio rurale, in gran parte spopolato, secondo una riorganizzazione spaziale anticipatrice del sistema curtense o feudale. La loro funzione aveva anche un valore politico connesso all’affrancamento del papato dal potere di Costantinopoli, che si concretizzava nel possesso e nel controllo del territorio romano.
Un controllo che si qualificava attraverso la localizzazione delle domuscultae, in rapporto con particolari qualità e caratteristiche geomorfologiche e pedologiche dei terreni, con l’estensione delle diocesi, come nel caso della domusculta Sanctae Ceciliae, e con la preesistenza, sul medesimo luogo, di edifici cultuali paleocristiani (domuscultae di Santa Cecilia, Sant’Edisto, San Leucio, Sante Rufina e Seconda). Decaddero nel corso dell’XI secolo.

Bibliografia

Coste J., La domusculta Sanctae Ceciliae. Méthode et portée d’une localisation, in Mélanges de l’École française de Rome. Moyen-Âge-Temps modernes, 1984, 96, pp. 727-775; De Francesco D., Considerazioni storico-topografiche a proposito delle domucultae laziali, in Archivio della Società romana di storia patria, 1996, 119, pp. 5-47; Marazzi F., Le “domuscultae” papali della campagna romana: un problema storico, topografico ed archeologico dell’alto medioevo laziale, in «Romana gens», n.s., II, 1985, 3, pp. 13-18.

 

 

 

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