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Durabilità (restauro)

Criterio posto alla base della metodologia del restauro modernamente inteso e riferito alla necessità di intervenire sulla
materia dei monumenti in modo opportuno ed efficace per quanto riguarda la durata nel tempo. Dal latino tardo dūrābĭlĭtās, -ātis (“l’essere durabile”), la durabilità esprime le qualità di un oggetto o di un intervento che durano nel tempo con caratteristiche di solidità, funzionalità e stabilità materiale. Il concetto si associa ai criteri di reversibilità, compatibilità chimico-fisica, minimo intervento e distinguibilità.

Il concetto di continuità e quello di deperibilità della materia nel tempo sono parte della firmitas vitruviana, unione di solidità della costruzione ma anche di durata nel tempo. E.E. Viollet-le-Duc, nel Dictionnaire, a proposito dei materiali per il restauro, proponeva d’intervenire anche con materiale contemporaneo purché di buona qualità. La durabilità s’accompagna qui al ripristino della forma originaria dell’opera, superata da C. Boito quando, nel 1884, proponeva interventi “nella maniera nostra contemporanea” ma pur sempre durevoli nel tempo. Oggi si ritiene che i materiali di restauro dovrebbero presentare qualità meccaniche e durabilità pari o leggermente inferiori rispetto a quelli preesistenti, per funzionare da elementi di sacrificio in favore delle conservazione delle parti antiche.

Bibliografia

Boito C., I restauratori, Conferenza tenuta all’Esposizione di Torino il 7 giugno 1884, Firenze, 1884; De Martino G., Considerazioni sulla durabilità dei materiali negli interventi di nuova progettazione del costruito, in Ferlenga A., Vassallo
E., Schellino F. (a cura), Antico e nuovo. Architetture e architettura, Padova, 2007, pp. 785-792; Viollet-Le-Duc E.E.,
Dictionnaire raisonnée de l’Architecture française du XIe au XVIe siècle, Paris, 1854-1868.

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