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Egizia, architettura

Saqqara (Egitto), Complesso funerario di Djoser (III dinastia), con la piramide a gradoni e le cappelle della Heb-Sed.
Saqqara (Egitto), Complesso funerario di Djoser (III dinastia), con la piramide a gradoni e le cappelle della Heb-Sed.

Introduzione

Tratto distintivo dell’architettura egizia è una combinazione di funzionalità, simbolismo e rispetto della tradizione. Se ogni edificio risponde a precisi requisiti funzionali, l’architettura in generale è il principale strumento di affermazione di un’ideologia in cui potere e religione si legittimano a vicenda, essendo il re, considerato di natura divina, il tramite tra gli dei e gli uomini. L’eccezionale continuità della tradizione assicura inoltre la conservazione dello status quo.
La nostra conoscenza dell’architettura egizia è basata principalmente sui reperti della valle del Nilo, i più studiati e i meglio conservati grazie alle favorevoli condizioni ambientali, a differenza del Delta, in cui densa antropizzazione e suoli instabili hanno portato alla quasi totale scomparsa dei resti antichi. Più recenti sono le indagini sull’area del Sinai e sulle Oasi del deserto occidentale.
La periodizzazione storica si articola in:

  • Periodo Predinastico (inizio VI – fine IV millennio a.C.);
  • Periodo Arcaico (unificazione del regno, fine IV millennio – 2700 ca. a.C.);
  • Antico Regno (capitale Menfi, 2700 ca. – 2200 ca. a.C.);
  • I Periodo Intermedio (frammentazione del Regno, 2200 ca. – 2060 ca. a.C.);
  • Medio Regno (riunificazione, 2060 ca. – 1790 ca. a.C.);
  • II Periodo Intermedio (invasione del Delta da parte degli Hyksos, 1790 ca. – 1580 ca. a.C.);
  • Nuovo Regno (cacciata degli Hyksos e riunificazione, 1580 ca. – 1080 ca. a.C.);
  • III Periodo Intermedio (nuova frammentazione e invasioni assire, 1080 ca. – 670 ca. a.C.);
  • Epoca Bassa (unificazione, conquista persiana e conquista da parte di Alessandro Magno, 670 ca. – 332 a.C.);
  • Età Greco-Romana.

Materiali e tecniche

I principali materiali da costruzione sono:

  • materiali di natura vegetale quali canne, giunchi o fusti di papiro;
  • l’argilla, usata come rivestimento o per confezionare mattoni cotti al sole;
  • la pietra (calcarea o arenaria, oppure granito o quarzite).

Il legname era scarsamente disponibile, a eccezione di palma, acacia e sicomoro, essenze che consentivano di produrre strutture di portata e luce modeste.
Se le prime capanne erano costruite con fronde e canne con rivestimento di argilla e fango, il mattone crudo divenne presto il principale materiale per la costruzione di case e palazzi. Malte terrose erano generalmente impiegate sia per l’allettamento dei mattoni che per il rivestimento del muro, mentre i pavimenti erano in battuto di terra, talvolta ricoperto da malta a base di gesso. Nelle coperture i mattoni crudi erano sovente impiegati nella costruzione di volte radiali o a mensola.
L’uso della pietra si diffuse nell’architettura templare e funeraria a partire dalla III dinastia (complesso funerario di Djoser a Saqqara). I muri erano costruiti in genere con blocchi calcarei ben squadrati, che, nelle pareti di grande spessore, rivestivano un nucleo di conci più approssimativi. Alcuni tratti caratteristici delle architetture egizie in pietra sembrano riprendere le membrature lignee delle primitive capanne: è il caso delle colonne, che imitano steli di loto, papiro o palme, o del fregio detto khekher, che imita le cime degli steli di papiro usati in origine per costruire le pareti.

Architettura religiosa

I templi egizi si dividono in templi per il culto divino e templi per il culto funerario del re (che, a partire dal Nuovo Regno, furono utilizzati anche per il culto divino). In generale, il tempio rappresenta la ‘casa della divinità’ e il rituale sacro allude a fatti materiali della ‘vita’ del dio, come la pulizia della statua sacra o il nutrimento, per mezzo di offerte.
Prima dell’Antico Regno i templi per il culto divino erano semplici capanne, spesso con recinto antistante preceduto da pali con stendardi appesi. In seguito, il tempio si arricchisce di ulteriori ambienti e alla I dinastia risalgono i primi esempi in mattoni crudi, come quelli di Elefantina e di Abydos.
Molti dei templi che restano dell’Antico Regno, costruiti in pietra o in mattoni rivestiti di pietra, fanno parte dei complessi funerari reali. I templi per il culto divino non avevano ancora un impianto tipico, restando legati elle esigenze specifiche del culto. Notevole è il tempio della Sfinge di Giza, con pianta simmetrica e un cortile interno centrale circondato da pilastri.
Tipici del periodo sono, inoltre, i templi consacrati al culto solare: i due templi di Userkaf (reg. 2465 – 2458 ca. a.C.) e Neuserre (reg. 2416 – 1392 ca. a.C.) ad Abu Ghurab, mostrano un impianto analogo a quello dei complessi funerari, con un altare al posto del tempio alto e un obelisco in luogo della piramide.
Dopo una fase di arresto nel I Periodo Intermedio, l’architettura templare riprese nella fase del Medio Regno, in cui Amon divenne la divinità principale. In generale, le forme tendono a essere più leggere ed elementi come il portico e il pylon, il portale del recinto sacro fiancheggiato da due torri trovano compiuta definizione.
I templi di culto divino si presentano con un portico d’accesso seguito da un vestibolo trasversale con le celle sul fondo (come a Qasr el-Sagha e a Medinet Madi), oppure da una profonda sala circondata su tre lati da cappelle e occupata al centro dalla cella sacra (come nel tempio di Montu a Tod).
Tra le innovazioni del periodo vi sono il tempio rupestre, scavato nella roccia e preceduto da un portico (come il tempio di Hathor a Serabit el-Khadim) e il chiosco, cappella periptera su podio, che sarà elemento ricorrente nei complessi del Nuovo Regno.
Con il Nuovo Regno il tempio egizio assume i suoi caratteri canonici: un corridoio processionale che parte da un approdo lungo il fiume, conduce al pylon, da cui si accede a un cortile circondato da colonne. Segue la cosiddetta sala ipostila, la cui copertura è appunto sostenuta da colonne. Da questa si entra in un secondo vestibolo che porta al sacrario, in genere composto di tre celle. La sezione è ‘a cannocchiale’, ovvero il soffitto si abbassa e il pavimento si innalza procedendo verso le celle sacre.
Nei templi maggiori, come quello di Amon a Karnak, la struttura descritta tende a moltiplicare i suoi elementi base; fuori del tempio ma all’interno del recinto  si trovano spesso altre costruzioni quali alloggi per i sacerdoti, magazzini ecc. Spesso, inoltre, i templi sono connessi l’un l’altro, come nel caso dei templi di Karnak e di Luxor.
Sempre nel Nuovo Regno, i templi funerari si svincolano dalle tombe reali e tendono a uniformarsi ai templi per il culto divino. Sorgono in questo periodo il tempio di Hatscepsut a Deir el-Bahri, il Ramesseum (tempio funebre di Ramesse II) e Medinet Habu (tempio di Ramesse III con annesso palazzo reale).
La tradizione templare non presenta in seguito innovazioni sostanziali: i templi di el-Amarna, capitale fondata da Amenhotep IV (reg. 1353 – 1336 ca. a.C.), riprendono quelli del culto solare, con grandi cortili scoperti; a un millennio di distanza, infine, i grandi templi di età greco-romana come Edfu, Dendera, Kom Ombo ed Esna, replicano la struttura dei complessi del Medio e Nuovo Regno, dimostrando una straordinaria continuità.

Architettura funeraria

È a partire dall’unificazione, che dà avvio all’Antico Regno, che l’architettura funeraria assume caratteri definiti. Essenzialmente la tomba, o ‘casa per l’eternità’, consta di una sovrastruttura e di un ipogeo in cui viene deposto il corpo del defunto. Se ne distinguono quattro tipi principali: la tomba a pozzo, la mastaba, la piramide e la cappella funeraria.
Le tombe più comuni in ogni epoca per gli strati medio-bassi della popolazione sono piccole tombe a pozzo senza sovrastrutture. Le prime tombe nobiliari del sud, ad Abydos, erano recintate e costituite da un ipogeo con sovrastruttura in pietrame o mattoni crudi e piccoli annessi. Da queste si sviluppano le cosiddette mastaba, la cui sovrastruttura tronco-piramidale, in mattoni crudi, accoglie numerose camere e magazzini e il cui fronte è di solito scandito da una caratteristica serie di nicchie e paraste (esempi notevoli si trovano nella necropoli di Saqqara).
Le necropoli egizie si trovano in genere lungo la sponda occidentale del Nilo, considerata la “parte dei morti”, mentre lungo la sponda orientale si concentravano i templi divini e le città.
A partire dall’inizio della III dinastia, le tombe regali tendono a differenziarsi nettamente dalle altre sepolture. Un punto di svolta si ha con il complesso funerario di Djoser (sovrano della III dinastia, reg. 2650 – 2600 ca. a.C.) a Saqqara, progettato da Imhotep, il primo costruito in blocchi di pietra calcarea. Il complesso, che comprende diverse costruzioni, ha al centro una piramide a gradoni, sotto la quale si trova la camera sepolcrale.
La piramide a gradoni evolve rapidamente nella forma a spigoli vivi: i sovrani della IV dinastia Cheope, Chefren e Micerinos realizzano nella piana calcarea di Giza i loro straordinari complessi funerari, in cui la piramide è il culmine di un percorso processionale che inizia nell’imbarcadero, edificio posto all’approdo dal fiume, in cui viene fatto sbarcare il corpo de re defunto. Da questo si passa nel tempio “a valle”, da cui un lungo corridoio monumentale coperto conduce al tempio “alto”, addossato alla piramide; al di sotto di questa si trova l’ipogeo in cui viene deposto il corpo.
Anche in questi complessi, entro il muro di cinta trovavano posto costruzioni minori, quali tombe per i membri della famiglia reale, magazzini e alloggi per i sacerdoti.
A partire dalla piramide di Micerinos, le dimensioni tendono a diminuire. La costruzione di piramidi si arresta nel I Periodo Intermedio, e riprende forza con la XII dinastia, per scomparire del tutto a partire dal II Periodo Intermedio. All’inizio del Nuovo Regno si diffonde un nuovo rituale funerario che prevede la separazione tra il tempio e la tomba. Si afferma così, per le sepolture reali, il tipo della tomba scavata nella roccia, già sperimentato in precedenza per i membri dell’elite come alternativa alla mastaba. Presso Tebe, nuova capitale, la Valle dei Re diviene il luogo di sepoltura dei sovrani: le tombe, precedute da un piccolo cortile, possiedono un vestibolo ad asse trasversale da cui si accede a un corridoio che penetra nella roccia calcarea della collina e termina con una nicchia, davanti alla quale si apre il pozzo che porta alla camera funeraria.
Anche i nobili e i funzionari venivano deposti in tombe scavate nella roccia, in necropoli non lontane della Valle dei Re: ben note sono le tombe di Amenemheb e di Neferrenpet, provviste di portico anteriore e sovrastate da una piccola piramide in mattone crudo. Anche nella necropoli di Deir el-Medina si trovano tombe a cappella isolata che ripropongono la forma piramidale, associate ad ambienti ipogei (es. tomba di Sennedjem).
Tipi analoghi si ritrovano anche a Saqqara o Deir el-Bahari, tra le cui tombe spiccano rispettivamente, per dimensioni e monumentalità, quelle di Horemheb e di Montuemhat.
Il tipo della cappella, infine, resiste anche in epoca tarda e greco-romana, mentre le tombe complesse si fanno più rare.

Architettura militare

Favorito dalla posizione geografica, l’Egitto era però esposto alle incursioni lungo il confine sud e il Sinai. Le città di fondazione del periodo predinastico e protodinastico (Herakonpois, Abydos ecc.) avevano cinte murarie pseudo-circolari o rettangolari, bastionate e in mattone crudo e un impianto viario ortogonale. Durante l’Antico Regno Elefantina, costruita su un’isola del Nilo, era la principale roccaforte del sud, con la sua cinta ellittica di alte mura.
L’espansione Egizia in Nubia determinò, nel Medio Regno, l’esigenza di proteggere il nuovo confine con una serie di fortezze (Buhen, Uronarti, Semna, ecc.), talvolta provviste di una seconda cinta esterna con fossato. La forma è generalmente rettangolare ma in condizioni orografiche particolari la cinta asseconda l’andamento del terreno.
Durante il Nuovo Regno, in seguito all’espansione nell’Alta Nubia, furono costruite nuove fortezze e città fortificate, come Sesebi e Amara Ovest; inoltre, piccoli fortilizi vennero eretti a presidio sia delle coste mediterranee che del confine orientale del Delta. Infine, in epoca tarda, si ricordano la rocca di Tell el-Maskhuta e le nuove fortezze nel Delta Orientale.

Architettura palazziale

I palazzi del potere, a differenza dei complessi templari e funerari, erano costruiti in mattone crudo e legno. I maggiori palazzi combinavano spesso funzioni governative, cerimoniali e residenziali: da un vestibolo colonnato si accedeva a una sala ipostila e alla sala del trono, alle cui spalle vi erano gli appartamenti privati del sovrano. Si tratta di complessi che comprendono diversi corpi di fabbrica e sono talvolta associati ai templi; la facciata mostra spesso un tipico motivo a paraste (serekh) e, talvolta, presenta una ‘finestra delle apparizioni’. Resti di palazzi del Medio Regno sono ad Avaris e a Bubasti, mentre del Nuovo Regno sono i grandi complessi di Malqata e di Medinet Habu.

Architettura domestica

Le prime abitazioni, risalenti al Neolitico, erano capanne in legno, canne e fango, a pianta ovale. A partire dall’Antico Regno si hanno attestazioni di case in mattone crudo con cortile o patio centrale. La cittadina di el-Lahun, risalente al Medio Regno, fornisce uno straordinario esempio di insediamento pianificato a impianto ortogonale e offre preziosi esempi di case del ceto alto, medio e basso. Nel Nuovo Regno, l’alta densità di Tebe dovette portare a uno sviluppo verticale con case a più piani. Significativi sono, infine, i ritrovamenti di Akhetaten (Tell el-Amarna), la città fondata da Akhenaten e di Deir el-Medina. Si tratta di un villaggio operaio strutturato intorno ad un asse centrale, su cui sorgono strette case a schiera provviste di vestibolo, soggiorno, camera e cucina.

Bibliografia

Aufere S., Golvin J.CL., Goyon J.CL., L’Égypte restituée, Parigi, 1997; Badawy A., A History of Egyptian Architecture, Berkeley–Los Angeles, 1966-68; Bjetak M. (a cura), Haus und Palast im Alten Ägypten, Vienna, 1996; Choisy A., L’Art de bâtir chez les Égyptiens, Parigi, 1904; Donadoni S., L’Egitto, Torino, 1981.

 

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