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Espansione urbana

Definizione

Sta a indicare il processo di crescita di un sistema urbano, con riferimento all’aumento quantitativo delle strutture insediative (residenziali, produttive, di servizio ecc.) e viarie, al quale si associa una trasformazione demografica e sociale della comunità locale.
I processi di crescita nella storia hanno sviluppato modelli diversi. Generalmente si osserva che l’espansione nella prima fase di decollo ha un carattere centripeto, dovuto prevalentemente alla convenienza che l’accentramento delle attività economiche presenta e all’insufficiente diffusione dei trasporti; la concentrazione urbana produce grandi città isolate in aree ancora prevalentemente rurali. Allorché lo sviluppo tecnologico, economico e industriale raggiunge uno stadio sufficientemente maturo, tende ad affermarsi un modello centrifugo, che comporta dapprima la dilatazione ulteriore delle aree urbane e, in un secondo momento, la specializzazione funzionale del territorio.
Se l’espansione centripeta della città è ascrivibile alla crescita demografica per motivi legati sia a fattori attrattivi esercitati dalle città, sia a fattori espulsivi che si manifestano nelle aree rurali che la circondano, all’espansione centrifuga, intesa come dilatazione sul territorio di insediamenti residenziali, produttivi, di attrezzature e servizi, non necessariamente è legata la crescita demografica, ma la diffusione nel territorio di valori e modelli di vita urbani.

I modelli di riferimento

È possibile individuare diversi modelli di espansione della città, con riferimento ai processi di concentrazione e di diffusione:

  • la crescita concentrica e compatta prevede una espansione addossata e contigua al nucleo preesistente, organizzata dai tracciati stradali e dalla presenza e forma degli spazi aperti;
  • la città per nuclei o gemmazione di nuclei prevede la formazione di nuclei di sviluppo urbano distanti dalla città principale, originati da cause diverse, collegati alla città madre dalla rete dei trasporti;
  • la città lineare prevede la distribuzione dei nuovi insediamenti lungo la viabilità di collegamento con le aree extraurbane;
  • la città estesa a bassa densità territoriale, che non ha un limite identificato e in cui gli episodi costruiti e le aree libere non assumono un ordine e una gerarchia prestabilita. Nuovi termini sono stati coniati per sintetizzare gli effetti della città estesa: urban sprawl, “città diffusa”, “città dispersa”, “ville eclatee, edge cities ecc.

La città concentrica, quella per nuclei e quella lineare assumono come valore e quindi come presupposto compositivo l’esistenza di un limite chiaro tra città e campagna.
Lo sviluppo urbanistico contemporaneo, distaccandosi dal modello della città concentrica e compatta, presenta un quadro complesso di applicazione delle tipologie elementari sopra individuate; nell’arco di pochi decenni, infatti, le periferie a crescita rapida e continua delle città maggiori hanno rinsaldato i nuclei e le città vicine, raggiungendo i caratteri “di aree metropolitane”, di “conurbazioni”, poi di vere e proprie “regioni urbane o metropolitane”, e “megalopoli”. Il confine tra città e campagna definitivamente si perde.

Fasi di sviluppo e principali motivazioni della crescita urbana

Tranne poche grandi città dell’antichità il sistema insediativo dell’occidente si attestò a lungo su una distribuzione di centri urbani di modeste dimensioni; anche nel periodo di maggiore espansione dell’impero romano, il territorio era costellato da un sistema di piccole città e di centri fortificati. Questa rete condizionerà la storia successiva delle città europee a partire dal periodo altomedievale, quando la concentrazione demografica ed economica si accompagnò alla decadenza di molti centri e nel periodo rinascimentale, quando la città paragonata al corpo umano, aveva dimensioni contenute, limitata da mura, all’interno di una struttura urbana policentrica ben definita.
La prima crescita impetuosa avvenne nel corso del’600 con l’avvento delle città capitali di Parigi e di Londra. Da subito la crescita fu accompagnata dalla rottura delle regole del passato, con l’abbattimento delle mura e con un progressivo decentramento.

Due furono le tesi che si fronteggiarono: da un lato il rifiuto per la grande città in favore di un ritorno alla campagna; dall’altra l’accettazione dell’espansione urbana. Dalla prima tesi si originerà la posizione delle garden cities; dalla seconda, le esperienze teoriche e operative che sosterranno l’organizzazione della città moderna.

Nel periodo della rivoluzione industriale il processo di concentrazione urbana si legò ai fattori economici e produttivi emergenti: da una parte, infatti, la meccanizzazione favorì una maggiore produzione agricola con l’impiego di macchine e sempre meno manodopera; dall’altro, il grado di avanzamento della tecnologia condizionò le trasformazioni del sistema produttivo, con l’affermazione del principio della reciproca contiguità come fattore favorevole di sviluppo; solo successivamente con l’introduzione di nuove fonti energetiche quali l’elettricità e, soprattutto, il petrolio si è affermato un nuovo tipo di urbanizzazione, caratterizzato dalla diffusione delle unità produttive e residenziali sul territorio.
L’espansione della città moderna in occidente, con il Piano di Cerdà per Barcellona, di Burnham e Bennet per Chicago, sarà sostenuta a lungo da un impianto narrativo basato su un sistema di spazi pubblici e su tracciati viari forti che trasmetteranno la loro forza espressiva anche alla vicina periferia attraverso una rete di connessioni dal centro verso l’esterno. La città si espanderà in forma centripeta e compatta, confermando il potere attrattivo e sociale delle aree più antiche, conservando una sua organicità e una sua struttura che la differenzieranno nettamente dalla periferia.
La rottura in Europa di queste regole di continuità si colloca intorno agli anni ’50-’60 (Choay 1992), negli Stati Uniti intorno a un decennio prima.
All’inizio degli anni ’60 J. Gottman, esplorando la conurbazione lungo le coste nordamericane tra Boston e Washington, fa emergere i caratteri distintivi del cosiddetto “spazio di mezzo”o middle landscape, l’incredibile intreccio tra urbano e rurale. Il processo di espansione aveva, infatti, assunto un carattere disperso e minuto; la nebulosa urbana, fatta di case isolate immerse nel verde, era supportata da un’incredibile rete infrastrutturale incentrata sul trasporto automobilistico che consentiva l’accessibilità ai grandi poli urbani tradizionali e dall’altro il collegamento con il territorio dello sprawl.

Allo stesso modo in Europa, i nuovi processi di decentramento produttivo e residenziale, l’accentramento insediativo lungo e in prossimità dei sistemi infrastrutturali, hanno realizzato una nuova forma della città, che B. Secchi, tra i primi, ha indicato come città diffusa. Sebbene la città diffusa presenti caratteri e specificità assai diversificate e dimostri la sua vitalità soprattutto nella urbanizzazione di regioni caratterizzate da un forte e tradizionale modello di sviluppo policentrico, come nel caso italiano, ovunque è percepita come l’annullamento delle gerarchie, delle misure e delle scale proprie della città tradizionale e moderna, con un conseguente atteggiamento di rifiuto che però non ha ancora individuato modi e forme capaci di interpretare le contemporanee realtà insediative ed elaborare una nuova idea di città.

Bibliografia

AEA, Urban sprawl in Europe – The ignorade challenge, relazione AEA n10/2006,
Agenzia europea dell’ambiente, Copenaghen, 2006; Camagni R., Gibelli M.C., Rigamonti P., I costi collettivi della città diffusa, Alinea, 2002; Choay F., L’esplosione urbana, Ass. Eterotopia, Milano, 2009; Gottman J., (1970), Megalopoli, Einaudi, Torino; Indovina F., Dalla città diffusa all’arcipelago metropolitano, F. Angeli, Milano, 2009; Secchi B., La città nel ventesimo secolo, Laterza, Bari, 2005.

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