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Esterno

Quanto si trova al di fuori dei margini di un’area circoscritta. Nel caso di una costruzione provvista di uno spazio interno, se l’esterno risponde a ragioni architettoniche, tale caratteristica, oltre a trasmetterle identità, conferisce rappresentatività anche al contesto urbano in cui si colloca. Gli elementi materiali che costituiscono la ‘figura’ (architettonica) oltre a darle un ruolo e una riconoscibilità, possono comunicare contenuti estetici.

Pur godendo entrambi di una specifica autonomia, esiste uno stretto rapporto tra esterno e interno, che può assumere in senso espressivo varie declinazioni. A proposito dell’architettura barocca, ad esempio, Cesare Brandi osserva che tale dialettica si qualifica, in contrapposizione a quella manieristica, per via di una spazialità di struttura differente e diversamente articolata. Infatti, con l’architettura manieristica il rapporto tra interno ed esterno risulterà bloccato o ignorato, e con l’architettura barocca il fulcro generatore diverrà «[…] l’attivazione di un rapporto in atto tra esterno e interno, ma intesi come dimensioni proprie e sincroniche dell’architettura, non nell’usuale fenomenologia che contrappone l’esterno, la facciata, all’interno della chiesa o del palazzo».

L’esterno dell’edificio, dunque, ha un suo fondamentale rapporto con lo spazio urbano. Bruno Zevi vede l’esterno urbano come un ideale prolungamento dello spazio architettonico interno. In quanto, le facciate di un edificio, una fila di alberi e tutto ciò che è finalizzato a delimitare un determinato ambito della città o del paesaggio debbono essere considerati appartenenti, idealmente, ad un ambiente interno. Da un punto di vista qualitativo, infatti, non c’è differenza tra una stanza e una piazza o tra un corridoio e una strada delimitata da una quinta urbana. «Che lo spazio, il vuoto, sia il protagonista dell’architettura», osserva ancora Zevi, «[…] è in fondo anche naturale: perché l’architettura non è solo arte, non è solo immagine di vita storica o di vita vissuta da noi e da altri; è anche e soprattutto l’ambiente, la scena ove la nostra vita si svolge».

A seguito della mutevolezza incessante che contraddistingue il tempo presente, anche l’architettura ha modificato la propria condizione: da oggettuale a relazionale, passando da una realtà composta da scene statiche ad un’insieme di spazi posti tra loro in rapporto dinamico, dando origine, in questo modo, ad un processo di progressiva dissoluzione delle forme urbane tradizionali.

Questo diverso modo d’essere dell’architettura manifesta la necessità di progettare nuovi nessi spaziali e fisici fra edificio e contesto, fra spazio interno ed esterno, fra spazio all’aperto e al coperto che assumono un ruolo primario nello sviluppo ideativo. Anche l’idea di oggetto architettonico come forma invariabile che sottende l’idea di spazio è venuta a modificarsi a seguito dell’evoluzione verso il movimento in campo geometrico e matematico. Sulla base di questa visione è messa in atto la trasformazione/deformazione di solidi, che sottoposti a una continua tensione plastica danno forma ai nuovi edifici.

Un esempio emblematico di tale processo che porta ad una indistinzione tra esterno e interno è la Möbius House progettata da UN Studio e ispirata al nastro di Möbius. Si tratta di un edificio programmaticamente pensato come una struttura continua che integra il mutamento di coppie dialettiche che fluiscono l’una nell’altra, dall’interno all’esterno, dalle attività di lavoro a quelle del tempo libero.

Bibliografia

Brandi C., La prima architettura barocca, Bari, 1970; UN Studio, Move. Imagination/Techniques/Effects, 3 voll., Amsterdam 1999; Zevi B., Saper vedere l’architettura, Torino, 1948.

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