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Etnica, architettura

Definizione – Etimologia

L’insieme dell’architettura che, a seconda dei tempi e dei luoghi, è relativa a una comunità, a una razza, una stirpe, un popolo, una nazione o anche solo una lingua o una cultura (dal sanscrito sabha; dal greco ἐϑνικός; dal latino ethnicus).

Generalità

Nell’accezione sopra indicata, può essere definita come etnica tutta l’architettura di ogni tempo e luogo, dalla Preistoria a oggi – considerata di volta in volta nel proprio ambito cronologico, spaziale e culturale. Così intesa, essa deve essere comunque indagata senza mai trascendere dai vasti e complessi legami sempre presenti con mentalità, luoghi e tempi contigui. Va da sé che tale definizione di architettura etnica obblighi, per conseguenza, a considerare ogni ambito della produzione architettonica in senso lato – frutto tanto di popoli e culture stanziali, quanto di culture e popoli nomadi – come un campo di lavoro a sé stante e con un suo proprio valore autonomo, senza comunque privilegiarne alcuna a scapito di altre.

Esaminando la questione da un punto di vista più latamente antropologico oltre che esclusivamente architettonico, infatti, ogni edificio – in fondo anche il più insignificante e il più povero da un punto di vista spaziale, volumetrico, costruttivo e degli apparati figurativi (ammesso comunque che questi siano presenti) – ha sempre dignità notevole in quanto documento di particolari modi di esistere, oltre che solo di costruire. È in questo senso che può quindi essere studiato, compreso e interpretato, a servizio sempre di una conoscenza la più profonda possibile dell’agire umano: una necessità oramai imprescindibile per chiunque debba affrontare il tema della costruzione dell’architettura, che sempre di più va rivolgendosi verso temi di sostenibilità ambientale, di restauro ragionato del patrimonio esistente (sia esso costituito da monumenti grandi e piccoli, sia anche solo dalla cosiddetta edilizia minore), in generale di adeguatezza con le risorse del pianeta e delle varie relative comunità umane.

Questo, tra l’altro, è il motivo che nell’ultimo trentennio ha spinto in diversi campi della disciplina (nella storia, nel restauro, nella progettazione del nuovo, nell’ingegneria delle strutture e nell’impiantistica) ad approfondire, per esempio, l’argomento assai vasto e complesso dei cantieri del passato pre-industriale dall’Antichità in poi, allo scopo di rivedere – dove e quando possibile – con occhi diversi e a tutt’altra scala da quanto fatto in precedenza il tema, tra i tanti possibili, delle città-territorio e del loro sviluppo futuro: un fenomeno tipico del momento attuale tanto in Occidente quanto anche altrove.
In un’accezione più semplicistica, al termine di “etnico” applicato all’architettura può anche essere attribuito un generico significato di “esotico”, quando ci si trovi di fronte a commistioni realizzate con elementi (spazi, forme o anche solo figurazioni o parti di esse) esterne, straniere, forestiere o comunque proprie di paesi lontani da quelli del contesto di riferimento in esame.

Bibliografia

Ember C. R., Ember M., Antropologia culturale, Bologna, 2003; Harris M., Antropologia culturale, Bologna, 1990.

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